Milano emotiva
www.radiocittafujiko.it, 13 aprile 2022 Milano emotiva: psicogeografia e graphic novel
La città, la grande città è una metropoli che pulsa, avvolge, costringe stritola, opprime. Ma a suo modo è un essere vivente, che urla, piange, prova sensazioni come fosse vittima di sé stessa. È in questa direzione la ricerca di Holly Heuser, disegnatrice attualmente residente a Milano, che proprio su Milano ha imperniato il suo ultimo lavoro, intitolato Milano emotiva. L’intervista parte da un errore di chi scrive, che si è confuso col titolo di un vecchio lavoro dell’artista. Tuttavia ciò ha permesso un racconto spontaneo di tutto il percorso che ha portato Holly dal primo lavoro (La mia prima storia milanese) al recentissimo Milano emotiva. Holly ha studiato dal 2009 al 2014 a Bologna, dove ha imparato l’arte dell’horror vacui grafico, seguendo l’ispirazione fornita dal grande Gianluca Lerici, il celebre fumettista ligure conosciuto col nome d’arte di Professor Bad Trip. Intorno al 2020 Holly ha cominciato ad avvicinarsi all’idea di sequenzialità del fumetto, e nacque La mia prima storia milanese (titolo oggetto dell’errore di chi scrive), un flusso di coscienza scaturito dal rapporto tra la città e la psiche dell’artista. Nel frattempo Holly ha raccolto materiale, in forma di diario illustrato, che è poi confluito in Milano emotiva. In questo lavoro sono racchiuse le emozioni prodotte dall’architettura della metropoli. Holly è sempre stata attirata dalla psicogeografia, vale a dire il campo letterario e artistico nel quale la città è vista come un essere vivente. E quando si è trasferita a Milano nel 2017, si è trovata immersa in una città a suo modo sofferente di sé stessa. Ha raccolto materiale per quattro anni, e dal fortunato incontro con Marco Philopat di Agenzia X è scaturita l’idea di farne un libro, che è diventata la prima opera grafica della casa editrice. Un’opera che cerca di racchiudere la sofferenza e la bellezza del brulicare umano all’interno di una metropoli capitalistica. Holly Hauser e la poesia visiva, un genere che ha riferimenti illustri quali William Burroughs, e che appare leggermente nascosta, non cercando la linearità della narrazione come tradizionalmente la intendiamo. Holly aveva già fatto uscire Avventurina, altro pamphlet acquarellato. Le abbiamo chiesto di indicarci le differenze rispetto a Milano emotiva: a livello tecnico, Milano emotiva è un lavoro completo e compiuto, laddove invece Avventurina era una sperimentazione. A livello concettuale, Avventurina era un lavoro introspettivo, mentre Milano emotiva presenta riferimenti evidenti a Milano: Holly ci confessa il suo amore per Charles Dickens e la minuziosità della sua narrativa sulla Londra dei suoi tempi. Nonostante l’amore per Bologna e per la nativa Firenze, Holly ha trovato il luogo fertile per lavorare a Milano, nella convulsa e invivibile Milano dove si è talmente piccoli da risultare pressocché insignificanti. Ma un’artista come Holly aveva bisogno dell’anonimato che proprio una metropoli così può fornire, e ne ha fatto terreno per osservare, registrare, rielaborare. Un metodo di “vivere lavorando” che cercherà di trasmetterci nel prossimo imminente appuntamento venerdì 15 aprile, alle ore 18, alla libreria Infoshop in via Mascarella 24/b.
Ascolta l’intervista qui
di Redazione culturale
theclerks.it, 11 aprile 2022 Milano emotiva – Holly Heuser
Holly Heuser è un’artista e Maga del Chaos, fiorentina trapiantata da qualche anno a Milano. Holly ama Milano. Holly viene e scrive dal futuro. In questa sua opera racconta sotto forma di diario scritto e disegnato il suo anno pandemico. Ogni stagione un capitolo.
La sua è una distopia-utopia del vivere in quella strana e multiforme città che è Milano. In questa sua non-narrazione fatta di taglia e cuci, estetica fanzinara, disegni labirintici e collage alterna all’intimità della sua cameretta gli psicoviaggi convulsi e spericolati in giro per la città. Viaggi che lei compie dentro la metro, i bus o i tram Cyberwurm (mostruose scolopendre giganti). Viaggi ipersonici in cui squarcia il reale, lanciando i suoi amuleti magici e sputando i suoi pensieri scomodi.
In queste tavole urla costantemente la sua voglia di trovare il proprio posto nel mondo, di non volersi uniformare o farsi incatenare. Grida con violenza e spietatezza le brutture che infettano la città come i grandi miti della competizione e del produci-consuma-crepa (anche durante una pandemia!).
Declama il suo pensiero con grande indipendenza, ribadendo che il suo corpo è suo e ci fa quel che vuole (No Dieta e l’aborto).
Alla violenza unisce e intreccia la tenerezza, la cura e l’amore verso sé stessa e gli altrI. Infatti il libro è stracolmo di cuori, fiocchetti e fiori.
C’è molta solitudine e anche tanto senso di comunità (“Siamo tra noi”).
Un libro molto sofferto e giocoso scritto da una combattente fiera di sé stessa!

Link utili
Nel suo canale Instagram ci trovate le sue foto e illustrazioni. Nelle sue stories potrete osservarla mentre disegna nella sua stanza al quindicesimo piano a Torretta. Scoprirete quant’è instancabile e prolifica.
Nel suo Big Cartel ci stanno le sue fanzines e i suoi lavori in vendita.
In questa puntata di The Borgs illustra il suo pensiero artistico.
Gaetano Giudice
Neutopia, 1° aprile 2022La Milano Emo di Holly Heuser
“We’re just bored teenagers
Looking for love
Or should I say emotional rages?”
– The Adverts, Bored Teenager

Come si racconta una città come Milano? O meglio, come si racconta l’esagerazione di luci, colori, vetrine, nevrosi che percorrono la “città più internazionale d’Italia”? Abbagliati dalle luci, confusi dalle sue contraddizioni, sembra difficile riuscire a toccare i suoi punti oscuri, e quel senso di isolamento che quasi chiunque abbia abitato qui ha provato.
A marzo è uscita la prima graphic novel di Agenzia X, Milano emotiva di Holly Heuser, e scorrendo le sue pagine abbiamo scoperto un modo tanto intimo quanto universale di raccontare questa città. Ma facciamo un salto indietro.
Per un punk adolescente la stazione Garibaldi di Milano era uno svincolo importantissimo: lì, dopo aver incontrato i tuoi consimili del Varesotto o del comasco, prendevi la metropolitana verde per arrivare in centro e dirigerti verso le Colonne di S. Lorenzo. Oppure andavi nel quartiere Isola, dove il centro sociale Pergola inondava le strade con drum n bass e tekno tribe.
Garibaldi per me, che venivo dalla periferia nord, era dove le contraddizioni della periferia si scontravano con quelle del centro: il vecchio luna park abbandonato da una parte, con i camper delle famiglie rom a guardia del passato, le luci scintillanti di Corso Como e delle sue discoteche dall’altra.
Mi fermai a dormire in stazione, una sera, di ritorno dal concerto dei Million Of Dead Cops al Boccaccio di Monza, la mattina fui svegliato a calci dalla Polfer.
Un’altra sera incontrai una sex worker di strada che mi baciò, e quel bacio sapeva di solitudine, e mi ritrassi spaventato.
Poi improvvisamente, perché così è la vita, Garibaldi smise di essere un luogo da me battuto.
Ci ripassai solo qualche anno dopo, la zona antistante alla stazione era completamente cambiata: ora si chiamava Piazza Gae Aulenti, ed era un monumentale complesso di grattacieli e negozi.
Mi venne un attacco di panico, il primo di una lunga serie.
Se già per me, nato e cresciuto a Milano, la sua trasformazione dagli anni ‘10 in poi è stata traumatica, chissà che effetto può aver fatto a chi la viveva venendo da fuori.
Holly Heuser cresce a Firenze e poi si sposta a Bologna, si fa le ossa con le tag e i graffiti e frequenta la scena rap e punk delle due città.
Poi giunge a Milano e qui comincia il suo viaggio psicogeografico che porterà alla pubblicazione di Milano emotiva. Il libro è un flusso ininterrotto di immagini e parole in cut-up che raccontano gli anni milanesi dell’autrice, i suoi pensieri, le sue psicosi, e tutto intorno le luci, i grattacieli, le vetrine.
I templi del consumo di Milano, City Life e appunto Gae Aulenti, sono orribilmente deformati, e s’intuisce un certo senso di claustrofobia mentre si viene aggrediti dalle splendide tavole di Holly e dai suoi pensieri.
Questo è certamente un libro su Holly, è anche un libro su Milano, ma è ancora un grande graphic novel sulla gentrificazione.
Il capoluogo lombardo infatti ha vissuto e sta vivendo da una quindicina abbondante d’anni un intenso processo di restyling che, a seguito della ovvia bolla speculativa che si è venuta a creare, ha trasformato ampie aree del centro in una vera e propria vetrina, tenendo sempre più ai margini i soggetti “indecorosi”.
Questo ha creato, alla faccia degli appelli a una presunta “comunità milanese”, un senso di dissociazione dal luogo in cui si vive, completamente bombardato dai loghi che svettano sugli alti grattacieli.
Holly riesce a replicare completamente questa sensazione di spaesamento con dei disegni caotici che fanno sentire il lettore e la lettrice esterni, come se guardassero l’ingresso di un tunnel.
Come collante, figure a un tempo gioconde e mostruose come il “cyberwurm”, un verme di burroughsiana memoria che rappresenta l’intenso intreccio di collegamenti nel sottosuolo della città, forse la più collegata d’Italia.
Quindi, cosa ci dobbiamo aspettare da Milano emotiva? Un diario? Una deriva psicogeografica? Uno stream of consciousness in forma di graphic novel?
Direi tutto questo e anche molto di più.
Ogni pagina è uno schiaffo in faccia di disegni hyperpop e pensieri, citazioni, urla destrutturate e ricombinate, tanto da far emergere l’influenza di tante fanzine punk che hanno fatto la storia dell’underground, una su tutte “TVOR - Teste Vuote Ossa Rotte”.
C’è Burroughs, c’è Philip K Dick, c’è la scena punk hardcore milanese e l’emocore, ma soprattutto c’è il viaggio interiore ed esteriore di una persona arrivata nella “smart city” che intrattiene con lei un rapporto di amore e odio.
Probabilmente questo libro potrebbe segnare un punto di svolta nel fare graphic novel in Italia, perché porta il mondo del fumetto underground e delle fanzine in una dimensione meno “sotterranea” senza perderne in qualità del contenuto.
Insomma, parafrasando i Flipper, Holly Heuser ha sofferto per la sua arte, ora tocca a noi. Ne vale la pena.
Luca Gringeri
Corriere della Sera, 29 marzo 2022 Holly nella giungla di Milano
Holly Heuser, artista fiorentina classe ’89 dal talento variegato e inquieto, capace di muoversi attraverso i medium più diversi, approda anche al fumetti, con Milano emotiva, una graphic novel «dipinta», tra l’autofiction e la fantasia burroughsiana, appena uscita per la casa editrice Agenzia X. Pubblichiamo la prefazione di Vanni Santoni.

Holly Heuser è viscerale. Holly Heuser è un insetto. Un miriapode. Una cagna sciolta. Holly Heuser è una bambola assassina rosa creata da Holly Heuser stessa. Holly Heuser è anche emotiva, però: come Milano. È felice o disperata, Holly Heuser? Non si capisce. Forse entrambe le cose assieme. È tranquilla, Holly Heuser, una sorniona flanêuse che ci accompagna in giro per la città notturna, o invece sta per scoppiare, è a un passo dall’andare via di brocca? Non è chiaro. Per niente. Forse entrambe le cose. Ed è questo il suo bello. Milano, questa Milano attraversata da Holly Heuser, da lei disegnata e raccontata, è un ventre accogliente o un incubo? Difficile dire: di certo Holly Heuser si aggira per Milano, questa è l’unica cosa che sappiamo, perché Holly Heuser vaga per le sue strade con gli occhi-faro spalancati, e mentre lo fa, la sua coscienza assorbe Milano, la riemette sotto forma di segnali e segni psichici, forse addirittura la genera.
Questa Milano emotiva che tenete tra le mani (giustamente pubblicata da Agenzia X, già editore di un libro cruciale su una città in rapida e non necessariamente positiva trasformazione, Re/Search Milano – leggere la clamorosa “poesia milanese” di Aldo Nove ivi contenuta per credere), è la seconda storia milanese di Holly Heuser, dato che il libro immediatamente precedente, e di non facile reperibilità essendo un’autoproduzione del tutto artigianale, si intitola proprio La mia prima storia milanese. Considerando anche il fumetto arrivato subito prima, l’altrettanto valido pamphlet Avventurina, il viaggio a fumetti di Heuser nella propria psiche, e in un inconscio collettivo sempre più devastato, comincia a strutturarsi in un’opera molto definita, già sorprendentemente compiuta per quanto l’autrice abbia ancora più di un piede nell’underground.
L’estetica scelta da Heuser è infatti quella del DiY, delle autoproduzioni punk degli anni ottanta e novanta, quel “fotocopiato + disegnato” di cui è rimasta eco nel rigoroso bianco-e-nero dei flyer free tekno (accompagnato, nel caso dell’opera dell’artista fiorentina, ora trapiantata a Milano, dai rosa e dai fucsia sparati, psichedelici ma anche carnali, deliberatamente bamboleggianti, ma in un bamboleggiare che prelude, sempre, all’incubo, alla crisi, alla rottura).
Rispetto agli stilemi consueti, tale estetica si arricchisce altresì di una precisione ossessiva nei doodle, nelle cornici, nell’impostazione della pagina, che da un lato fa pensare a quello che potrebbe fare una maniaca compulsiva lasciata sola in una stanza di manicomio con un quadernone e dei pennarelli, e dall’altro, nella danza di ripetizioni e pattern, rimanda a M.C. Escher, ad Allyson Grey, a Yayoi Kusama, a Bridget Riley (Heuser è del resto anche artista visuale, oltre che fumettista, e si vede), oltre che all’emblematica e a Gianluca Lerici, più noto come Professor Bad Trip, gigante del fumetto underground e dell’illustrazione italiana contemporanea, troppo presto scomparso, troppo tardi capito. Di certo Holly Heuser, con i suoi bianchi e neri allucinati, con i suoi frattali e le sue metamorfosi – più che da bruco a farfalla, da umana a bruco (un bruco-metropolitana!) – viene qui a candidarsi come una “professoressa Bad Trip”.
Restando nel fumetto sotterraneo, l’altro grande nome che viene in mente leggendo Milano emotiva è quello della canadese Julie Doucet; la rivista autoprodotta “Dirty Plotte” (fica sudicia, in dialetto di Montreal) con cui diffondeva i propri fumetti assomiglia molto alle autoproduzioni che Holly Heuser genera instancabilmente, come una regina degli insetti e dei miriapodi (o degli alieni), che nella sua profonda tana di solitudine incessantemente sforna uova infette pronte a schiudersi in uno spruzzo di sangue rosa shocking e a rivelare qualcosa che può essere adorabile come innominabile. Allo stesso modo di Doucet – si pensi al suo capolavoro My New York Diary –, oggi Holly Heuser viene a svelare anzitutto se stessa: si mette al centro, e racconta se stessa in rapporto alla città e alla pratica artistica medesima. H.H. si racconta disegnare, e intanto disegna H.H. che racconta.
La differenza è che se Doucet si denuda, Holly Heuser salta direttamente quel passaggio e viene a sbudellarsi davanti al lettore: come una Gina Pane che tagliandosi si fa carne e sangue per gli spettatori delle sue performance, tramutandosi in particola di comunione, offrendosi in sacrificio per noi, Heuser squarcia davanti a noi lettori il suo ventre, e starà poi a noi gestire quel flusso di scolopendre, scarafaggi, riferimenti bibliografici, feti morti, sangue mestruale, farmaci, reticoli psicogeografici, filacce cronenberghiane, raggi di luce, emulsioni più o meno tossiche, tunnel della metropolitana di Milano, rari momenti di dolcezza e sprazzi di quotidianità anomica fissati in foto sgranate che non hanno voluto archiviarsi nel cervello ma hanno scelto le viscere. Vale la pena farlo.
RivistaStudio #50, primavera 2022Milano emotiva
Milano emotiva di Holly Heuser è un viaggio psichedelico in una città nuova, vista attraverso un diario distorto di disegni, mappe e collage.
Come racconta quotidianamente nelle sue Storie su Instagram, Holly Heuser disegna ossessivamente. Ha coniato un’espressione per indicare le ore di raccoglimento che trascorre nella sua stanza in cima a un grattacielo altissimo del quartiere Torretta: ogni volta che si riprende mentre disegna o intinge il pennino nella china per creare i suoi acquarelli fucsia e rossi, scrive “San Girolamo nello studio”, riferendosi allo studioso rappresentato in un delle più belle opere di Antonello da Messina. Ma il frutto di questi suoi quotidiani momenti di raccoglimento non ha niente a che vedere col sereno silenzio in cui, nel dipinto, il santo e il suo leone sono immersi. Le opere di Holly Heuser sono violente, aggressive, velenose, disperate, poetiche, zuccherose, pazze. «Sad but free», come scrive nel libro parlando di se stessa. E infatti i suoi disegni sono proprio come lei, che suona l’ukulele con fiocchetto rosa in testa e declama poesie un po’ in inglese e un po’ in italiano con un filtro che le fa colare sangue dagli occhi, oppure si aggira nella notte desolata della periferia milanese fotografando palazzi di clinker immersi nel buio con qualche finestra illuminata o i binari del tram luccicanti di pioggia e scrivendo in piccolo sotto: “Milano emotiva”. Milano emotiva è anche il titolo del suo nuovo libro, un diario lungo un anno e diviso per stagioni che ruota intorno alla città. Come nelle sue Stories, è pieno di espressioni che si ripetono continuamente, come incubi ricorrenti o formule magiche. Scolopendre e fiocchetti, denti aguzzi, labirinti, spine, cuoricini, catene, farfalle, piccioni morti, collage, testi allucinanti, mappe cerebrali e foto strappate, la metropolitana che diventa un verme, strade e scorci e palazzi di Milano deformati e distorti, una città che attraverso gli occhi di Holly Heuser sembra una cosa nuova tutta sua.
la Repubblica, 17 marzo 2022 Milano emotiva. Ritratto psichedelico della città gotica sotto il Duomo
Milano emotiva esplode tra le mani. Il primo libro illustrato pubblicato da AgenziaX, con prefazione dello scrittore Vanni Santoni, è qualcosa a metà tra graphic novel punk, graffito dark e trip psichedelico su carta. Protagonista la città con le sue viscere percorse da una metropolitana/verme, il lavoro ossessivo come unico motore degli abitanti, grattacieli mutanti che allungano i loro tentacoli su un cielo che piange in continuazione, insetti giganti.
Il sottotitolo è Diario illustrato di psicogeografìa urlata e la sua autrice Holly Heuser (si pronuncia “Oiser”), capello tinto biondo e occhi verdi nascosti sotto occhiali neri, non vuole dire troppo di sé. «Sono una scolopendra rosa». Almeno quanti anni ha? «Mi piace dire 42». Ma se all’inizio del graphic novel c’è scritto che è del 1989? «Libera interpretazione». Preferisce descriversi con la geo-grafia: «Sono nata a Tangeri, ho vissuto a lungo a Firenze, dove ho imparato la bellezza del Rinascimento; all’Accademia di Bologna ho studiato lincisione grafica: Albrecht Dürer, tutta la scuola tedesca, Goya, da lì viene l’ossessione per il rettangolo e l’horror vacui». Ogni pagina di Milano emotiva, in bianco e nero, è satura di elementi e può vivere in autonomia dal contesto, come un’incisione. Heuser viene dal mondo delle fanzine e dell’autoproduzione e ha sempre disegnato, ma quando è arrivata a Milano, nel 2017, il suo stile ha cominciato a vibrare con la me-tropoli: «Mi sembrava tutto folle. Andavo in giro per ore sui mezzi senza meta a disegnare e assorbi-re la magia della città. Sentivo la psicosi umana e architettonica che sottostà a ogni interazione urbana». Ne è venuto fuori un lavoro stratificato fatto di disegni e interventi digitali, collage di mappe, immagini preesistenti e fotografie: ogni passaggio digitalizzato, stampato e ulteriormente modificato.
La metropolitana è sempre rap-presentata come un enorme ver-me. «Sono stata influenzata dal capolavoro fantascientifico Dune, un po’ dal gattobus di Totoro. La metropolitana mi sembra un me-ga verme pubblico benevolo che corre sotto la città e ci trasporta tutti, in modo quasi protosocialista». Torre Unicredit e la Biblioteca degli alberi, invece, diventano un tempio e il suo cimitero. «Appena arrivata ero ossessionata da quel luogo, mi sembrava magico e pericoloso insieme. Era come un tempio azteco del commercio, ma dall’altro lato la sua forma circolare mi dava l’idea di grembo materno e mi ricordava La città di vetro di Paul Auster». Altro riferimento letterario è Pasto nudo di William Burroughs, da cui Heuser prende il procedere per evocazioni antinarrative. «Ma mi ha ispirato anche Charles Dickens», spiega, «con i suoi ritratti urbani pieni di dettagli». Dickens però amava Londra, mentre Heuser? «Anch’io mi sono innamorata di Milano e credo che nel libro si veda la mia attrazione per la città». Cosa l’ha emozionata? «Il mood gotico che l’ombra del Duomo impone su tutta la città».
di Nicola Baroni

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