Premio Dubito 2016



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The Beat Goes On – Festival autogestito

15/16/17 giugno 2007

THE BEAT GOES ON. ABBIAMO SOLO CAMBIATO IL RITMO
FESTIVAL AUTOGESTITO 15/16/17 GIUGNO 2007

by csoa cox18, archivio primo moroni, libreria calusca e olinda
Ex Paolo Pini via Ippocrate 45 Milano

L’ idea di un festival aperto a tutte le espressioni della creatività (teatro, cinema, poesia, editoria) frutto di percorsi di autogestione, antagonismo, cooperazione, è connessa al progetto di riattivare i fili interrotti che a partire dalla beat generation, dalla woodstock nation, dagli yippies, dal maggio ’68 hanno caratterizzato quei movimenti e quelle controculture, che si sono proiettate anche nei decenni successivi, quelli del punk, dell”hip-hop, dei rave autogestiti, dei traveller, dei free-festival, del ’77 o del periodo della “pantera”, dei centri sociali, del movimento di Seattle. fino ad arrivare ai nostri giorni, caratterizzati dalla guerra preventiva e permanente. Tale idea è anche integrata con il progetto di (ri)creare e consolidare un circuito indipendente, che raccogliendo l’esperienza dell’autogestione degli spazi e delle idee, possa riformulare e riproporre eventi e situazioni che siano l’espressione di un modo altro di fare cultura e attivismo politico.

Per noi ” THE BEAT GOES ON ” è la naturale conseguenza del percorso iniziato con l’esposizione nel novembre 2005 della mostra ” BEAT HIPPY AUTONOMI PUNK ” attorno alla quale abbiamo sviluppato un percorso che ci ha consentito di attivare nuove relazioni e di consolidarne altre perché le riteniamo fondamentali per il nutrimento di un circuito politico-culturale-artistico indipendente. La mostra ” BHAP ” rimarrà quindi allestita per l’intera durata del festival insieme a “GREETINGS FROM HELL” l’ultimo lavoro espositivo del nostro fratello punk il Prof. Bad Trip.
Il festival si propone di ricreare partecipazione, comunicazione e condivisione intorno alle singole proposte e al progetto complessivo attraverso dei momenti di aggregazione e di discussione, come la presentazione di testi, progetti editoriali, film, mostre e altre iniziative riguardanti la storia e il futuro delle autogestioni e delle lotte. con l’idea fissa della strada sempre aperta.!!!
Un festival per fare anche il punto sugli spazi e le esperienze dell’autogestione oggi, per rilanciare le autoproduzioni, il do-it-yourself! Per “relazionare le differenze culturali e creative con le differenti forme del fare politica, con i modi di fare rappresentanza di sé nei confronti dei luoghi del potere e con i differenti modi di organizzare e di rendersi visibili”. In particolare la scelta dei partecipanti al festival (gruppi musicali, teatrali, poeti, scrittori, editori, registi, soggettività operanti negli ambiti del movimento antagonista e di quello delle controculture), privilegia coloro che hanno mantenuto una costante presenza in opposizione alle logiche del capitale totale. Tutto ciò in corrispondenza dell’idea guida del festival perchè la creatività e il rifiuto della società dello spettacolo rimangono strumenti indispensabili per contrapporsi al mercato e alle sue regole. Rilanciare le autoproduzioni del movimento e dell’underground, passa attraverso la consapevolezza della propria identità, personale e collettiva, della propria storia, delle scelte che l’hanno connotata, delle origini, che sono imprescindibili, poiché “tutti i movimenti che nascono dalle esigenze reali vanno in un secondo tempo alla ricerca dei propri antecedenti”.

CSOA COX18-MIL . LIBRERIA CALUSCA CITY LIGHTS . ARCHIVIO PRIMO MORONI

PROGRAMMA
Venerdì 15 giugno

Area bar Barone Rampante
Ore 19.30 aperitivo con dj KLEOPATRA J
Palco centrale
Ore 21.00 presentazione del libro “FUGITIVE DAYS. Memorie dai Weather Underground” di Bill Ayers ed. Cox 18 Books.
A seguire dibattito con Bill Ayers, Giancarlo Mattia e John Sinclair
Ore 22.30 Concerto di John Sinclair, Dr Dorothy & Mark Ritsema
performing works from FATTENING FROGS FOR SNAKES, VOL. 1
Ore 0.00 Dj KLOPATRA J
Area cinema
Ore 1.00 COXMIXCOMIX – Un viaggio nel mondo dell’autoproduzione di film di animazione I lavori realizzati negli ultimi anni da giovani e indipendenti disegnatori, animatori, graffitari e street artist: GiPi, GGT, Sunwunkung, Karkadan, Tatiana, Unz, 2501, Riccardo Arena, Massimo Ottoni, Magda Guidi, Tiziana Cerri, Cristina Seresini, Elisa Bertolotti, Marta Roberti, Rita Casdia, Sara Migneco, Ericailcane, Virgilio, Inguine.Net, Davide Saracen e Davide Ragona, Paper Resistance, Davide Catania, Gianluca Costantini, Leonardo Guardagli, Blu, Ale Staffa, Leonardo Guardagli, Emanuele Kabu, Nicola Oldrini, Luca Lumaca, Marco Morandi, Luciano Maggiore

Sabato 16 giugno
Area dibattiti
Ore 18.00 DALLA VAL SUSA A… Un patto di mutuo soccorso per continuare le lotte contro le nocività. Le c.d. “grandi opere” e il mondo che le produce. Topo Seveso. Nonostante Milano.
Partecipano vari esponenti dei comitati di lotta
Area bar
Ore 19.30 Aperitivo con dj MICOL MARTINEZ
con impianto Solar Sun Sistem
Palco centrale
Ore 21.00
concerto MATRA Diego Quartana: voce, Marcello Todde: voce e chitarra, Paolo Bramino: chitarra, Luca Gandini: basso, Claudio Palo: batteria
BRAINVILLE 3 Deavid Allen ( Gong): voce e chitarra, Hugh Hopper (Soft Machine): basso, Chris Cutler (ex Henry Cow): batteria
Ore 0.00
Dj MICOL MARTINEZ
Area cinema
Ore 1.00
COXMIXCOMIX – Un viaggio nel mondo dell’autoproduzione di film di animazione

Domenica 17 giugno
Area mercato
Dalle 9.30 alle 18.00
Mercato prodotti biologici: Cooperativa sociale 5 pertiche, Associazione di piccoli produttori La Madia Monferrina (ortaggi e frutta); Pian du Lares, Cascina San Lorenzo (formaggi e salumi); Oranami – Azienda Agricola Maurizio Tambornini (formaggi); Azienda Agricola Cebrelli 1887, Cooperativa agricola Valli Unite (vino); Progetto libertario Flores Magon (caffè); Apicultura Cazzani (miele); Pronti via (pane, focacce, dolci); Ital Buffet di MarcoFarè, Wildchild, (alimenti vari), Elicriso (spaccio popolare autogestito); Hierbabuena (cosmesi, prodotti per il corpo e per l’igiene della casa); Associazione Atlantide (cosmesi e prodotti per il corpo); Erboristeria Rivola, Solvetti F. (tisane, tè e infusi); Il giardino degli aromi, Azienda agricola Fenix (painte aromatizzate) Shiatsu e Qi Gong
Area mercato
Ore 11.00 Animazione per bambini: disegnamo e coloriamo le avventure di “Camillo Cromo”
Area dibattiti
Ore 11.00 COME LE BESTIE
partecipano Food not bombs, Laboratorio antispecista
Area bar
Ore 12.00
Concerto dei CANTOSOCIALE “Chi lè mei a nas un oca – Storie e canti d’aia e di risaia”
con impianto Solar Sun Sistem
Area dibattiti
Ore 16.30 COME LE BESTIE.
Comunità, vegetariani, vegani e crudisti nel movimento anarchico francese (1895-1938). Presentazione delle campagne: SHAC (Stop Huntingdom Animal Cruelty), AIP e “ChiudereMorini”.La sesta estinzione. Prospettive dell’antispecismo. Partecipano Food not bombs, Laboratorio antispecista, François Bochet, Anti Loepfe, “Vita da cani” e Joe Fallisi
Ore 18.30 NELLE STRADE DI OAXACA.
A un anno dallo scoppio della rivolta.
Incontro con una delegazione del CODEP-APPO dello stato di OAXACA, Messico
Ore 17.30 area mercato
Animazione per bambini: LA BATTAGLIA DEI COLORI
Area bar
Ore 19.30 Aperitivo con Dj FONX
con impianto Solar Sun Sistem
Palco centrale
Ore 21.30 Concerto ASSALTI FRONTALI
con sezione archi live Militant A ,Glasnost e Pol G.: voci Luca Nevola: chitarra acustica Marco Creti: pianoforte Walter Buonanno a.k.a. Bonnot: basso Gigi Colombo: batteria Direzione Archi: Brando Spedicato Musiche arrangiate da: Walter “Bonnot” Buonanno Consulenza Archi: Brando Spedicato + Dj Baro (Colle der Fomento)
Area teatro
Ore 23.00 ANIMANERA Teatro presenta ELEKTRIKA
Con: Natascia Curci e Antonio Spitaleri
Regia: Aldo Cassano

Per l’intera durata del festival sarà allestita la mostra
BEAT HIPPY AUTONOMI PUNK
a cura di Giancarlo Mattia e Marco Philopat e
GREATINGS FROM HELL
del Professor Bad Trip

X info: C.S.O.A. COX 18
tel 02/89415976 – 02/58105688 – e-mail:
cox18news@yahoo.it – www.cox18.org Olinda
tel/fax 0266200646 e-mail: olinda@olinda.org -
www.olinda.org

Free Festival
A tutto beat. È di scena la controcultura abrasiva
di Matteo Guarnaccia
“il manifesto”, 26 giugno 2007

Un’intervista con Giancarlo Mattia, tra gli organizzatori della rassegna autogestita “The Beat Goes on”, evento della mostra itinerante che racconta gli anni underground fra Woodstock, punk, psichedelia, esperanto di una generazione

Il festival “The Beat Goes on”, rassegna autogestita organizzata dal Centro sociale Cox l8, Archivio Primo Moroni, Libreria Calusca e Olinda, si è tenuto in questi giorni a Milano, presso il parco dell’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini. L’evento è uno spin-off della mostra “Beat, Hippy, Autonomi, Punk” che da un paio d’anni gira la penisola e ha avuto come linea guida la rivendicazione – al di là del revival o della nostalgia – di una continuità/contiguità con le esperienze della controcultura storica.
Beat generation, Woodstock nation yippies, maggio ’68, punk, hip hop, rave, traveller, ’77, centri sociali, movimento di Seattle… la musica (e la lotta) continuano, “è solo cambiato il ritmo”, suggeriscono i promotori. La lista dei personaggi intervenuti è significativa del percorso intrapreso. È saltato l’intervento di Bill Ayers (ex membro del gruppo radicale Weather Underground e oggi professore universitario a Chicago, di cui Cox 18 ha appena pubblicato il libro Fugitive Days) ma non sono mancati i ruggiti del poeta agit-prop John Sinclair, l’ultimo guerriero beatnick in attività (ex leader delle Pantere Bianche, spauracchio dell’amministrazione Nixon, una leggenda rinverdita dal film appena uscito nelle sale, US vs. John Lennon, di cui Stampa Alternativa sta per dare alle stampe il suo Guitar Army accompagnato dal partner in crime Mark Ritsema, il chitarrista più hard boiled dei Paesi Bassi.
Spaesamenti lunari e arnmiccanti sono stati garantiti dalla sapienza esecutiva del trio Brainville 3, dedito a sconfinamenti/sfondamenti tra generi musicali diversi – Kurt Weill, Zappa, jazz, psichedelia, space rock, Canterbury, Russo10 – un progetto incestuoso e politicizzato formato da Daevid Allen (ex Soft Machine e progettista della mitologia Gong, musicista e gnomo in servizio attivo), Hugh Hopper (ex Soft Machine, sperimentatore sonico) e Chris Cutler (ex Henry Cow, ex Pere Ubu, ex Gong, teorico musicale, ideatore deli’etichetta Recommended Records e del movimento “Rock in Opposition”). Musicisti che hanno fatto la storia della musica indipendente e anticommerciale, («L’obbligo di produrre aliena la passione di creare”) che, attraverso vari avatar, o per interposta persona, erano stati presenti al memorabile concerto-manifestazione per la depenalizzazione della cannabis, organizzato da Stampa Alternativa a piazza Navona a Roma nel giugno 1975.
Non mancavano i Matra, un gruppo di hard rock abrasivo, che con un livello sonoro da fonderia ha spappolato le ossa e fatto saltare le otturazioni odontoiatriche agli incoscienti spettatori più vicini al palco. La posse degli Assalti Frontali – una delle più note realtà creative espressa dai centri sociali, da alcuni benignamente considerati i piccoli MC5 dell’hip hop – si è esibita in una interessante versione con sezione archi live diretta da Brando Spedicato. Da segnalare il livello di coolness assoluta raggiunto dalla djing dalla gran sacerdotessa del ritmo vintage no-age, Kleopatra J. Il tutto contornato da animazione per bambini, mercato prodotti biologici, bookshop, shiatsu e Qi Gong, zanzare, aperitivi e incontri (si è parlato di Val di Susa e Oaxaca ma anche comunità vegetariane anarchiche della Belle Epoque). Un esempio che si spera verrà seguito da altri, nelle prossime edizioni, è venuto dallo stand della casa editrice Agenzia X (fresco di stampa il suo Contro il ’68 di Alessandro Bertante) che si è distinto per il fatto di essere energeticamente autosufficiente. Non solo per l’illuminazione ma anche per la consolle audio video di dj Fonx, opera meritoria di alcuni membri del collettivo editoriale, il Solar Sun Sistem, che si occupano con sorprendente destrezza della tecnologia legata ad agili pannelli solari al servizio deu’intrattenimento/propaganda.
Come afferma Giancarlo Mattia, uno degli organizzatori del festival, “l’idea di questo evento si connette alla necessità di riprendere un discorso che in effetti non si è mai interrotto, volevamo fare una mappatura, riprendere in mano i fili che possono consentirci oggi di ripensare, dopo tanti anni, la situazione delle autoproduzioni dirette e creative. Voghamo rilanciare il do-it-yourself, in opposizione alle logiche del capitale totale. Recuperare la consapevolezza della nostra identità personale e collettiva, della nostra storia. Non vogliamo che siano gli altri a raccontarcela. Il rifiuto della società dello spettacolo rimane lo strumento per contrapporsi alle regole del mercato”.

Con queste premesse “Th Beat Goes On” vuole forse rievocare quel modello seppellito dalla tragedia generazionale della Sesta festa del proletariato giovanile, organizzato da Re Nudo, e ben documentato dal film di Alberto Grifi? Eravamo a giugno anche trentun anni fa…
L’analogia sarebbe meglio farla con i primi tre festival di Re Nudo, quelli che si sono tenuti tra il 1971 e il 1973, prima della spaccatura tra i festival musicali e quelli definiti di situazione creativa. Quando si è passati dal controllo del musicista sul pubblico, alla fine della condizione di passività senza differenze tra chi stava sopra e chi sotto il palco. Lo spirito che li animava era quello di creare un rapporto diretto tra la controcultura del tempo e le autogestioni, un momento di incontro dove tutte le tendenze potessero coagularsi (come avveniva in America o Europa) e da quel coagulo far sbocciare altre iniziative. Il discorso qualche anno dopo verrà ripreso nei free festival e poi maturerà nei centri sociali, non più zone libere a scadenza dopo tre giorni, ma momenti stanziali, una pratica continua sul territorio, nei quartieri, nelle cittù per rafforzare il circuito dell’autoproduzione, dell’altemativa al mercato.
L’ultimo festival di Re Nudo è la fine di un ciclo, il segno di una divisione che imperava nel movimento, non solo tra i gruppi, ma nell’idea stessa del festival e della musica. C’è stata una rivolta generalizzata contro i simboli dello spettacolo, è esplosa la critica della passività dello spettacolo che serve per creare persone addomesticate, docili, ininfluenti sulle situazioni. Poi c’erano le divisioni interne al movimento di cui tante volte si è parlato, una componente essenziale è stata la fine dei gruppi extraparlamentari, la nascita dell’autonomia. Cosa ci piacerebbe fare? Riportare il discorso nell’oggi mantendo saldo un rapporto col passato. Tutto nasce con la mostra. Grazie a essa, si è creato un rapporto tra le persone coinvolte. Abbiamo tentato di trasferire nel festival quel tipo di progettualità.
La storia del movimento è assai complessa, nasce alla fine della seconda guerra mondiale (Kerouac concepisce Sulla strada nel 1947). Poi l’opposizione alla guerra del Vietnam, gli hippies, le comuni, la generazione legata ai canti dell’innocenza – come scriveva William Blake – che diventano canti dell’esperienza con la repressione e la crisi della democrazia americana. L’innocenza lascia il posto all’esperienza e alla radicalizzazione dello scontro, con la politicizzazione di determinate frange di quel movimento, Weatherman, i Motherfuckers, gli Y ippies di Chicago. Noi andiamo avanti, cercando di capire ciò che cambia e ciò che resta. È ovvio che qualcosa è storicamente datato, e quindi irriproducibile, ma l’attualità della guerra permanente/preventiva ci rimanda inevitabilmente al passato.

Attualmente, che ruolo ha la musica? Negli anni a cui fate riferimento, era rivendicata come uno strumento rivoluzionario.
Era l’esperanto di quella generarione, un collante di un discorso che andava immediatamente oltre la musica, un pretesto per socializzare. Bisogna sempre contestualizzare i fatti, era veramente un messaggio rivoluzionario, John Lennon diceva che la musica non può fare la rivoluzione ma può accelerare il processo verso la rivoluzione, e lo diceva un mito, un mito che si è esposto per tirare fuori John Sinclair di galera. I Weathermen stessi non hanno avuto problemi a richiamarsi ai Creedence Clearwater Revival, a Bob Dylan, ai Jefferson Airplane di Volunteers. Hanno citato espressamente il rock come influenza diretta sul loro agire rivoluzionario. Certo era solo rock’n'roll ma quel rock’n'roll era sovversivo. Ai tempi Elvis era eversivo, invitava i giovani a trasgredire l’Arnerican Way of Life. Prima c’era Pat Boone, il fidanzato ideale che le mamme volevano per le loro figlie. C’era Doris Day e poi ci si è trovati di fronte all’immoralità di Jerry Lee Lewis. Il rock ha dato un grande contributo alla trasformazione sociale e culturale del paese.
Con il riflusso poi si è cercato di sminuire il fenomeno, il giudizio è diventato retroattivo, è stato espresso da gente che non ha vissuto quegli anni e che era incredula e infastidita dall’entusiasmo di chi c’era. L’hanno visto come un fenomeno giovanile e come tale destinato a esaurire il suo ciclo con il passaggio all’età adulta. Ma questo è il senno di poi. La memoria deve inglobare e rileggere il passato, tenendo presente le condizioni in cui avvenivano i fatti. Prendiamo l’esempio dei movimenti che predicavano il fumo e l’amore libero, allora erano veramente movimenti sovversivi.
È ovvio che oggi lo spinello e il nudo sono banalità, non possono più avere quella forza, ma non possiamo dimenticare com’era la realtà di quel tempo, non possiamo limitarci a vedere le cose con gli occhi della contemporaneità dove tutto è stato recuperato e svilito. E importante individuare il filo rosso che lega tante esperienze diverse. Il progetto alternativo ha continuato ad esistere, a fronte del potere dominante, il nostro prossimo passo sarà l’autoproduzione di materiali musicali, trasformare il festival portandolo in giro per l’Italia, attraversando il tempo storico e la geografia.

Solo qualche anno fa avrebbe fatto scandalo proporre una qualsiasi contiguità tra movimento punk e hippies.
C’era una grossa rivalità ma se guardiamo alla storia di quegli anni con più serenità ci accorgiamo di una continuità obiettiva. Basta pensare a un personaggio come Timothy Leary o meglio a William Burroughs che parte dal surrealismo, passa dalla beat generation, poi dagli hippies va senza problemi al punk per passare addirittura al cyberpunk. È questo il filo rosso di cui parlavo.
Cosey Fanny Tutti lavorava a Release, una struttura del movimento underground inglese, e Genesis P.Orridge era un hippie come pure Iggy Pop e David Bowie, gli MC5 di John Sinclair. I media hanno lavorato sullo stereotipo del flower power, ma sappiamo che non era esattamente così. My Generation degli Who non è forse una profezia del punk? Per noi gli Who erano solo un gruppo beat.
Certo chi è geloso della propria esperienza, dell’unicità della propria storia, continua a rifiutare questi “contatti” ritenendoli sgradevoli. I beat contro gli autonomi e gli autonomi contro i beat. Bill Ayers degli Weatherrnen ha espresso la faccenda perfettamente con la frase «i freak sono rivoluzionari e i rivoluzionari sono freak». La controcultura entra nel mondo della politica e la politica si rende conto che non può fare a meno del mondo della controcultura.
In Italia la sinistra extraparlamentare aveva delle grosse carenze, ha ritenuto per molti anni estranea alla lotta qualsiasi rivendicazione/puisione esistenziale. Era vigente la teoria dei due tempi, prima la rivoluzione poi per il resto c’è tempo, si vedrà. La tradizione politica non consentiva alcun abbraccio con la controcultura, con il rock (che però avvenivano furtivamente). Ci sono voluti dieci anni di lento e faticoso avvicinamento perché questo accadesse, dieci anni di ritardo rispetto al resto del mondo, dal ’67 al ’77. Ma a ben vedere quel “riprendiamoci la città”, vecchio slogan di Lotta Continua, anticipava la stagione delle occupazioni e dei centri sociali. Bisogna separarsi dalle separazioni, la politica non è un momento separato dalla vita.

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