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I giorni della rivolta

www.iltorinese.it, 29 novembre 2018

+ Quei giorni in piazza Statuto preparando la rivoluzione

Claudio Bolognini è un uomo innamorato della sua città, di Torino. Claudio Bolognini è specializzato nel raccontare piccole storie che fanno la Storia. Innamorato della nostra città e in particolare legato alla sede della Barriera di Milano, fondamentale per la storia del PCI, dove riformisti e rivoluzionari convivevano e trovavano sintesi nelle lotte operaie. Dove il padrone era sempre il padrone. Ora si è cimentato nella ricostruzione degli scontri tra manifestanti e polizia nel luglio 1962. E la tecnica di racconto è fondamentale ed estremamente accattivante. Tra ricerca documentale e personaggi talmente verosimili che diventano reali grazie alla penna dell’autore. Le testimonianze come piccoli fiumi ricostruiscono le vicende. La precisione fino alla tignosità del ricercatore storico fanno il resto. Il quadro d’insieme è fatto da nitide fotografie di ciò che è successo: i fatti sono noti. Dopo quasi un decennio non si scioperava alla Fiat. La faceva da padrone il Sindacato Sida, denominato sindacato giallo perché direttamente finanziato da Fiat, un non sindacato. Cgil Cisl e Uil indicono per la prima volta lo sciopero unitario. Ma la Uil molla subito e firma un accordo separato. Tre giorni di scontri tra operai e polizia in difesa della Sede Uil. Per decenni questi scontri furono una icona degli estremisti di sinistra come prova generale di una possibile rivoluzione. Perché? Le masse superarono partito e sindacato con i dirigenti nettamente contrari agli scontri di piazza. Si cominciò nel dire che le masse sono più a sinistra degli iscritti ai partiti comunisti e la base degli iscritti più a sinistra dei dirigenti. Fu sicuramente vero che molti picchettanti si arrabbiarono molto con la Uil. Come è verissimo che dirigenti sindacali e del PCI buttarono acqua sul fuoco.
Telefono a Claudio: quali sono i personaggi inventati? Mi risponde: tutti. Talmente reali che prendono corpo nel racconto. Io a Barriera di Milano ci sono nato. Ho sentito i racconti di chi ha partecipato. E leggendo ho riconosciuto nei personaggi il reale. Dal sottoproletario teppistello all’operaio in cerca della sua emancipazione. Persino la violenza diventa cosa naturale, la rivoluzione è solo rinviata, è dietro l’angolo. Non era allora così come non è così oggi. Ma a noi piaceva pensarlo. Il racconto è talmente accattivante che ti fa “vivere bene” la violenza, che non è un buon viatico. Almeno per i nostri tempi. Claudio parteggia palesemente per i manifestanti. Direi forse esagerando un po’, che parteggia per i rivoltosi. O quasi. I fatti di Piazza Statuto sono divenuti negli anni ’60 una icona delle cosiddette forze extraparlamentari che accusavano il PCI di essere diventato un partito revisionista e riformista. Grande insulto per allora. Diventa naturale presentare il libro giovedì sera alla libreria Comunardi di via Bogino. Altra icona e punto di riferimento di quella sinistra che fino all’ultimo ha sperato nella rivoluzione. Magari rivoluzione meno violenta e più democratica possibile. Usciamo falla politica e dalla ideologia per planare negli annali della storia, una storia per i diritti dei lavoratori. Una storia da capire. Forse da non condividere fino in fondo. Ma pur sempre da capire, con una sua dignità e forza morale.

di Patrizio Tosetto

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