vietato

Vietato partecipare

www.radiocittafujiko.it, 16 gennaio 2020

+ Vietato partecipare, in un libro la persecuzione contro Fabio Vettorel

Il 7 luglio del 2017 Fabio Vettorel, un diciottenne italiano incensurato, si trovava ad Amburgo dove si svolgeva il G20. Fabio partecipava ad una manifestazione di protesta contro il vertice dei grandi del mondo e, quando la polizia ha fermato brutalmente i manifestanti, insieme ad un’amica ha soccorso una ragazza ferita durante una carica della polizia. In quel momento le forze dell’ordine lo fermano, lo pongono in arresto e comincia un’odissea fatta di detenzione e persecuzione giudiziaria che non è ancora del tutto finita.

Fabio Vettorel: la persecuzione raccontata dalla madre
A due anni e mezzo dall’inizio, Jamila Baroni, madre di Fabio, ha raccontato in un libro l’assurda vicenda che ha sconvolto la sua famiglia. Vietato partecipare. Amburgo G20. Storia di un processo è il titolo del libro, edito da Agenzia X, che contiene anche una prefazione del giornalista Christian Raimo e una postazione dell’avvocata Margherita D’Andrea, che ha seguito il processo al giovane come osservatrice esterna e fornisce un inquadramento giuridico della vicenda.
Ai nostri microfoni, Baroni racconta come ha vissuto l’arresto del figlio. “Fabio è rimasto in carcere per più di cinque mesi di custodia cautelare – spiega l’autrice – Il capo di imputazione iniziale era di disturbo della pace cittadina, ma quando è iniziato il processo hanno aggiunto altri reati, come assalto, tentate lesioni e resistenza a pubblico ufficiale”. In realtà, Fabio non ha compiuto alcun gesto di questo tipo, ma l’accusa tedesca gli contesta una “compartecipazione morale” per quanto accaduto.
L’odissea di Fabio è stata piena di prigioni, ricorsi, aule di tribunale, processi, conflitti istituzionali, minacce di lunga reclusione alternate a speranze di libertà.
“Io ho dovuto trasferirmi per otto mesi ad Amburgo – racconta ancora la madre – Le autorità hanno cercato di fare di tutto per accusare Fabio, dicendo che era un violento, un delinquente, che aveva carenze educative. Mio figlio ha dovuto affrontare tre gradi di giudizio ed è uscito dal carcere solo a novembre, dopo due mesi di processo.”

L’accanimento giudiziario non è finito
Dalla fine di febbraio del 2018 Fabio non è più soggetto a misure restrittive, ma la sua vicenda giudiziaria non è ancora del tutto conclusa. “Il processo è stato sospeso ed è da rifare per un errore procedurale che hanno commesso loro – sottolinea Baroni – A settembre del 2019, però, la procura ha deciso di fare un maxi-processo, con un centinaio di imputati, a tutti coloro che sono stati arrestati durante le manifestazioni contro il G20 ad Amburgo. L’accusa ha chiesto che Fabio venga aggiunto a questo processo e stiamo aspettando di vedere se il giudice accetterà la richiesta della procura”.
Casi di persecuzione giudiziaria con prove solamente indiziarie o del tutto assenti non sono purtroppo rari, né in Germania né in Italia. Di qui l’idea del titolo del libro, Vietato partecipare, che per l’autrice racconta non solo la vicenda di suo figlio, ma l’attualità. “La repressione delle manifestazioni è una pratica che vediamo applicata a tanti contesti del mondo”.

La solidarietà e la speranza
Il morale di Fabio, ora che è libero e di nuovo in Italia, è buono, riferisce la madre, ma lo spettro di ripiombare nell’incubo continua ad aleggiare.
Di sicuro un ruolo importante lo ha giocato la grandissima solidarietà che sia la famiglia che Fabio stesso hanno ricevuto durante la sua assurda detenzione. Quando era in carcere, il ragazzo ha ricevuto centinaia di lettere e ci sono state manifestazioni, incontri, raccolte di firme tanto in Italia quanto in Germania.
Jamila Baroni presenterà il suo libro a Bologna il prossimo 24 gennaio, durante un incontro al Circolo Anarchico “Berneri”.
Ascolta QUI l’intervista a Jamila Baroni

di Alessandro Canella

Il Tempo, 5 gennaio 2020

+ L’assurdo processo al dissenso

Estate 2017. Fabio, diciotto anni appena compiuti, sale su un aereo con direzione Amburgo. Si appresta a partecipare, assieme ad altre centomila persone provenienti da tutta Europa, alle manifestazioni contro il vertice dei capi di Stato dei Paesi più industrializzati al mondo, il G20. All’alba del 7 luglio viene arrestato mentre cerca di aiutare una ragazza ferita da una carica della polizia. accusato di far parte di un gruppo di «violenti contestatori», il cui unico obiettivo è distruggere la città. Nessun reato specifico fonda l’impianto accusatorio, ciò che gli viene imputato è una «compartecipazione morale». Il suo viaggio si trasforma in un’odissea: prigioni, ricorsi, aule di tribunale, processi, conflitti istituzionali, minacce di una lunga reclusione alternate a speranze di libertà. Una cronaca dettagliata e coinvolgente, emblematica della sempre più diffusa ostilità verso chi decide di manifestare per un mondo diverso. Tutto questo Vietato partecipare. Amburgo G20. Storia di un processo, appassionante volume scritto da Jamila Baroni, la madre del Fabio Vettorel protagonista, che ha trascorso molto tempo cercando di ottenere libertà e giustizia per suo figlio. Il libro vanta una prefazione di Christian Raimo. Che scrive: «La storia di Fabio non è soltanto la sua storia, ma quella di un continente come quello europeo condizionato da un potere autoritario che di fronte alle mobilitazioni, ricorre sempre più spesso a stati di eccezione, a limitazioni delle libertà, a repressioni spesso sanguinarie». La postfazione, incentrata sui Nuovi paradigmi di controllo del dissenso nelle proteste di piazza, è firmata invece da Margherita D’Andrea, avvocatessa, osservatrice internazionale per la European Association of Lawyers for Democracy and World Human Rights e Associazione Nazionale Giuristi Democratici».

di CAR. SOL.

Il manifesto, 5 dicembre 2019

+ Fabio Vettorel, il lacerante divieto a «partecipare»

Un ragazzo appena maggiorenne di Feltre parte dall’Italia il 6 luglio 2017 per andare a manifestare contro il G20 di Amburgo, in Germania. Tornerà a casa solo a fine febbraio del 2018. Vietato partecipare, di Jamila Baroni (Agenzia X, pp. 240, euro 15, prefazione di Christian Raimo) è la cronaca millimetrica di un buco nero, quello in cui Fabio Vettorel e i suoi famigliari sono stati risucchiati per sette lunghi mesi. Fermato mentre soccorreva una ragazza durante una carica della polizia tedesca il 7 luglio di due anni fa, Vettorel è piombato in un labirinto giudiziario che gli è costato cinque mesi di detenzione, altri due di misure cautelari e un processo ancora aperto.
La tesi su cui si basa l’accusa è quella della «compartecipazione psichica» ad atti volti a disturbare la «quiete sociale». Questo libro è un reportage politico ed emotivo dal quale emergono i contorni di una pagina nera di repressione in Europa, in cui si ricompongono, come frammenti di un vetro rotto, omertà poliziesche, errori giudiziari e opportunismo politico. L’autrice, Jamila Baroni, ne fa una ricostruzione accurata e gremita di personaggi, ognuno descritto con rapide e incisive pennellate: amici, avvocati, secondini, giudici, giornalisti, militanti, passanti. Sullo sfondo appare Amburgo, le strade illuminate, il vento gelido, le stanze disadorne dei penitenziari e le aule di tribunale.
Baroni è madre dell’imputato e pur tuttavia questo legame non si frappone mai tra chi legge e le informazioni contenute nel testo. Costituisce invece il punto d’osservazione, vicinissimo e profondo, per un fitto resoconto in cui la carica emotiva rimane ai bordi delle pagine, motore terribile di un impegno necessario. I capitoli sono titolati con una data o una finestra temporale. Il tempo, infatti, è sostanza rovente del volume. Un tempo che doveva essere breve e accidentale e che invece si dilata beffardo, scandito dai rintocchi delle udienze, dall’ossigeno delle telefonate, dai vortici dell’impotenza.
Un tempo rovesciato e aggredito dalla volontà di annotare ogni particolare di quei mesi e giorni, che da vuoti contenitori di un’attesa si trasformano in gesti pieni, di tessitura politica. Jamila Baroni ha seguito assiduamente, e messo in relazione con metodo, le udienze, gli atti processuali, i verbali della polizia, gli articoli di giornale, le dichiarazioni pubbliche e le chiaccherate informali. Il suo sguardo è lucido, meticoloso e allo stesso tempo affamato di comprensione, come se solo ricostruendo un quadro complessivo, oltre la vicenda individuale, sia possibile rendere giustizia a suo figlio.
Vietato partecipare è un’inchiesta originale sul funzionamento del sistema giudiziario tedesco e una riflessione sul diritto alla protesta. Ma nel materiale, raccolto e interpretato, vibra la commozione delle esistenze lacerate, quella dell’autrice, di suo figlio e di una folla di altre ombre rimaste senza voce. Il libro ha anche il merito di restituire valore a una parola, a dispetto dell’uso edulcorato che spesso ne viene fatto. «Partecipare» è una scelta, per la quale si è disposti a pagare un caro prezzo.

di Shendi Veli

Rainews.it, 1° dicembre 2019
+ La vicenda di Fabio Vettorel raccontata dalla madre in un libro-diario
Arrestato ad Amburgo per aver partecipato a un corteo di protesta contro il G20 Fabio rischiò una condanna a 10 anni. Vietato partecipare – Amburgo G20. Storia di un processo è la storia del calvario di una mamma
Guarda l’intervista a Jamila Baroni, mamma di Fabio Vettorel

di Antonello Profita

Globalproject.info, 29 novembre 2019
+ Quei divieti che diventano norma
7-8 Luglio 2017. Ad Amburgo si tiene il G20, il dodicesimo summit dei rappresentanti dei leader, dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali. Di esso fanno parte i 19 paesi più industrializzati e l’Unione europea.
Durante il summit si susseguono manifestazioni di dissenso che spesso sfociano in violentissimi scontri con la polizia, incapace di arginare l’esuberanza e l’eccedenza delle realtà di movimento presenti ad Amburgo.
Le quattro giornate di proteste mettono sicuramente in evidenza un doppio fallimento: da una parte quello degli organi di polizia tedeschi nel gestire l’ordine pubblico, dall’altro quello della allora cancelliera Angela Merkel, chiamata a mediare tra le posizioni delle vecchie élite neoliberali e le nuove tendenze populiste.
In questo senso cascava a pennello la scelta di una città come Amburgo, città capace tradizionalmente di esprimere conflittualità: la buona riuscita del summit avrebbe dimostrato come fosse possibile per il potere garantire una certa forma di dissenso, rendendolo però opzione assolutamente compatibile.
E’ in questo contesto che Fabio Vettorel, poco più che diciottenne feltrino, viene arrestato all’alba del 7 luglio e rinchiuso in carcere dove rimarrà in stato di detenzione preventiva per più di 4 mesi, per essere finalmente rilasciato a novembre del 2017 (il suo processo è stato sospeso a gennaio 2018).
Ciò che gli viene imputato è una “compartecipazione morale”, ma fin da subito risulta evidente come la gestione del processo evidenziasse la volontà di utilizzare Fabio come capro espiatorio punendolo per i fatti del G20.
Il suo viaggio si trasforma in un’odissea: prigioni, ricorsi, speranze di libertà, minacce di una lunga reclusione, aule di tribunale, processi, conflitti istituzionali, fino alla tanto agognata libertà.
Il libro Vietato partecipare – G20 Amburgo. Storia di un processo, edito da Agenzia X, è una cronaca dettagliata e coinvolgente delle vicende giudiziarie di Fabio.
Una sorta di bollettino che vorrebbe apparire oggettivo e distaccato, ma dal quale traspare l’incredulità per l’andamento del processo e la compartecipazione morale, orgogliosa e rabbiosa, di Jamila, madre di Fabio e autrice di questo libro, alle scelte politiche e giudiziarie del figlio: il risultato, anche grazie al saggio conclusivo di Margherita D’Andrea, è una immagine lucida della gestione del dissenso e dell’ordine pubblico negli stati europei e del tentativo di criminalizzare chi decide di mettere in gioco il proprio corpo per manifestare per un mondo diverso.
Abbiamo partecipato alle mobilitazioni di Amburgo e le successive mobilitazioni a supporto dei manifestanti arrestati durante il summit.
Ora, a più di due anni da quei giorni di luglio, per chi è stato vittima della repressione il G20 non è ancora finito. La storia di Fabio poteva essere quella di ognuno di noi e per mantenere alta l’attenzione su quanto sta accadendo abbiamo deciso di organizzare nei centri sociali del nord-est tre presentazioni del libro: venerdì 29 novembre a Treviso al Centro Sociale Django, giovedì 12 dicembre a Padova al Centro Sociale Pedro e sabato 14 dicembre a Venezia al Laboratorio Occupato Morion.

di Ruggero Sorci

www.piano-terra.net, 8 novembre 2019

+ Vietato partecipare. La storia di Fabio Vettorel

Esce in questi giorni il libro di Jamila Baroni e Margherita D’Andrea intitolato: Vietato partecipare. Amburgo G20. Storia di un processo.
I libro contiene una breve ma intensa presentazione di Christian Raimo, noto scrittore e giornalista romano, la cronaca della storia di Fabio Vettorel, giovane feltrino arrestato nel corso delle manifestazioni contro il G20 nel luglio 2017 raccontata dalla madre Jamila Baroni e un saggio sull’evoluzione dei sistemi repressivi del dissenso nella società moderna di Margherita D’Andrea membro dell’Associazione Giuristi Democratici, che nel processo di Amburgo ha svolto la funzione di osservatore internazionale.
Fabio Vettorel, poco più che diciottenne viene arrestato ad Amburgo ancora prima dell’inizio delle manifestazioni contro il G20 e rinchiuso in carcere dove rimarrà in stato di detenzione preventiva per più di 4 mesi, per essere finalmente rilasciato a novembre del 2017, il relativo processo è stato sospeso a gennaio 2018 e probabilmente riprenderà nei prossimi mesi.
Fin da subito risultò evidente la sproporzione tra le accuse mosse al giovane feltrino e quanto da lui fatto, l’atteggiamento draconiano della Procura Tedesca, tale evidenza portò il sistema informativo italiano a denunciare come la gestione del processo evidenziasse la volontà di utilizzare Vettorel come capro espiatorio e punirlo per i disordini avvenuti successivamente al suo arresto che evidenziarono l’assoluta incapacità degli organi di polizia tedeschi a gestire l’ordine pubblico nel corso del G20 di Amburgo.
Fabio è dunque diventato il simbolo, come vittima, della volontà indiscriminata di punizione dello stato moderno, con evidenti tratti di continuità tra la repressione dei fatti di Genova e Seattle e, 20 anni dopo, Amburgo.
La parte centrale del libro è il racconto fatto dalla madre di Fabio dall’arresto del figlio e dal suo arrivo ad Amburgo per seguire da vicino la vicenda detentiva e processuale fino al loro ritorno in Italia dopo la sospensione del processo.
Lo definirei un diario di viaggio, scritto con meticolosità e apparente distacco, frutto di note scritte dall’autrice di giorno in giorno, dunque un bollettino che vorrebbe apparire (e forse lo è) oggettivo ma da cui invece traspaiono con con forza i sentimenti, le paure, le delusioni di una madre che assiste ad un procedimento kafkiano nei confronti del figlio. Jamila non racconta direttamente le sue emozioni, ma le fa uscire da una cronaca serrata e scarna ma anche rabbiosa per tutte le piccole e grandi ingiustizie che il figlio sta subendo.
Ma non è una cronaca solo intima, infatti racconta anche il di fuori: il tratto pubblico e politico della vicenda del figlio, delle manifestazioni a suo sostegno, delle altre vicende processuali correlate al G20 di Amburgo.
Jamila non fa solo la madre, ma rivendica con orgoglio le scelte politiche e processuali fatte in autonomia dal figlio anche quando queste erano difficili e costose e hanno portato ad un prolungamento della sua detenzione. Infatti, ove Fabio avesse “ammesso” le proprie asserite colpe e chiesto scusa per aver manifestato il suo dissenso, dopo pochi giorni dall’arresto sarebbe stato scarcerato. Ha invece scelto di affrontare il processo per rivendicare il suo diritto a manifestare in modo pacifico e non violento anche contro i grandi del mondo, allora riuniti ad Amburgo, accettando così il rischio dell’abnorme prolungamento della sua detenzione preventiva come in effetti è avvenuta.
Il saggio conclusivo di Margherita D’Andrea parte proprio dall’elemento politico e giudiziario che accompagna il processo a Fabio, fa una analisi lucida dei percorsi repressivi in atto negli stati moderni della gestione del dissenso e dell’ordine pubblico, i riferimenti filosofici e giuridici alla migliore cultura penalistica e sociologica contemporanea e moderna sono evidenti ed espliciti e usati con efficacia e portano ad un saggio agile, di facile lettura ma non per questo banale che è utile corollario della cronaca proposta da Jamila Baroni.
Penso sia un libro che merita di essere acquistato e letto per ricordare una storia che è emblematica dei tempi bui che stiamo attraversando, in cui la compressione dei diritti individuali non ha solo ricadute personali ma anche collettive e importanti sulle vite di tutti e non solo del momentaneo imputato o detenuto.

di Gino Sperandio (presidente ANPI Belluno)

Corriere delle Alpi, 3 novembre 2019

+ Vietato partecipare, la mamma racconta tutto in un libro

L’INTERVISTA
Jamila Baroni ha vissuto otto mesi ad Amburgo tra il luglio del 2017 e il febbraio del 2018 per assistere suo figlio Fabio Vettorel nelle fasi più concitate e controverse del processo penale a suo carico per i disordini del G20 di due anni fa. Giovedì 7 novembre esce il suo libro Vietato partecipare, un racconto lucido e organico che si colloca a metà tra l’autobiografia materna (che però si perde poco nei dettagli emotivi) e la narrativa d’inchiesta (basata solo su fatti certi e soprattutto passati).

Come è nato questo libro?
«In ogni udienza di Fabio prendevo appunti per capire cosa stesse succedendo e non fare errori, per ricordare tutto ma sì, anche per sfogarmi. Potrei definirlo il diario di una serie di cose andate storte. Erano pagine che leggevo e rileggevo di continuo. Ho deciso di sistemarle e pubblicarle appena io e Fabio siamo tornati in Italia. L’idea iniziale era che lo scrivesse lui, poi però ho scelto di farlo io. Era la cosa giusta da fare».

È stato facile da scrivere?
«Sicuramente è stato più semplice che revisionarlo, ma scriverlo mi ha permesso di liberarmi. Ho scelto di non soffermarmi troppo sulla mia parte emotiva per non sviare chi legge e di non nominare le persone che mi hanno espresso solidarietà per non tralasciarne nessuna: sono tutte nel mio cuore, ma ho voluto fare una scelta di prudenza (il processo non è ancora stato archiviato, ndc), ecco perché racconto solo fatti già accaduti, riportati in articoli e documenti pubblici».

Com’è cambiata la sua vita?
«Più che la mia vita sono cambiata come persona, anche se la parte più difficile è stata rientrare a casa, non tanto per l’accoglienza visto che molti ci hanno manifestato solidarietà, quanto perché mi sono resa conto di essere diventata intransigente rispetto ai miei valori e questo potrebbe condizionare le mie relazioni. Molti genitori sono cambiati per questi avvenimenti».

E il rapporto con Fabio?
«Si è rinforzato diventando più profondo ed è uno dei pochi aspetti positivi di tutta questa vicenda, assieme al fatto di scoprire quanto si può essere forti nei momenti di difficoltà o di quali persone ci si può davvero fidare, o quali sono le vere priorità nella propria vita».

Cosa potrebbe accadere ora?
«È difficile dirlo. Nell’applicazione del diritto minorile potrebbero non esserci condanne ma multe o richiami, tanto che per Fabio verso la fine non si parlava nemmeno più di condizionale. Speriamo tutti che i nostri figli vengano assolti, ma a questo punto tutto può succedere. Siamo nelle mani dell’avvocata Gabriele Heinecke, che farà l’impossibile per far uscire Fabio nel migliore dei modi, anche perché nella sua carriera non si è mai trovata di fronte a un caso simile e l’ha preso a cuore».

Cosa si può apprendere dalla storia di Fabio?
«Il caso Rondenbarg è stato definito una “sperimentazione contro il dissenso”. I processi per i disordini del G20 dimostrano la volontà di reprimere con la forza le manifestazioni di protesta. Voglio ricordare però che anche ad Amburgo ci sono state espressioni pacifiche, una delle quali ho scelto come immagine della copertina: un migliaio di persone che hanno sfilato per le vie della città coperte di argilla, come protesta contro l’omologazione».

Cosa augura a chi leggerà il suo libro?
«Di riflettere sul concetto di “partecipazione”, una condizione sempre più ostacolata e lo vediamo tutti i giorni nelle grandi proteste di piazza esplose in tutto il mondo. Gli agenti dovrebbero essere identificabili – ad Amburgo lo sono solo i federali, non quelli dei corpi speciali – quantomeno per denunciare violenze e abusi di potere. Penso che il dissenso sia indispensabile per far evolvere una società, quindi andrebbe accolto, anche se a livello globale stiamo andando in tutt’altra direzione.

di Francesca Valente

Corriere delle Alpi, 3 novembre 2019

+ Incidenti al G20 di Amburgo, verso il maxi processo: ci sarà anche Fabio Vettorel

Un maxi processo per rileggere i fatti di via Rondenbarg, avvenuti a margine del G20 nel luglio 2017. Un centinaio i manifestanti ancora indagati, di cui 19 minorenni. Un nuovo capitolo giudiziario che potrebbe aprirsi presto anche per il 19enne feltrino Fabio Vettorel.
Siamo ad Amburgo dove la locale procura ha deciso, in maniera tardiva di allestire un enorme dibattimento penale per fare chiarezza una volta per tutte su quel che è accaduto in quella fatidica alba del 7 luglio di due anni fa, quando un corteo di circa 200 manifestanti, nel quale si trovavano anche i feltrini Vettorel e Maria Rocco, è stato caricato dal gruppo operativo speciale Blumberg lungo la strada del quartiere Bahrenfeld. Proprio l’attivista feltrino è stato il primo a essere processato per quei fatti, senza però aver mai trovato indizi chiari sulla sua colpevolezza.

Dove eravamo rimasti
Terminata la carica della polizia vengono fermate 73 persone, tra cui Fabio e Maria. Entrambi gli attivisti feltrini sono arrestati in misura di custodia cautelare contro il presunto pericolo di fuga in Italia, per consentire il regolare svolgimento del processo in Germania. Vettorel resterà in carcere per 142 giorni con tre capi di imputazione sulle spalle, disturbo della quiete (o pace) pubblica, resistenza a pubblico ufficiale e lancio di oggetti pericolosi.
Queste ultime due ipotesi di reato però nel corso del dibattimento al tribunale di Altona verranno gradualmente fatte decadere (Fabio non si è ribellato ma anzi, si è affidato alla polizia per soccorrere una ragazza ferita nel tentativo di sfuggire alla carica; non ci sono documenti video né testimonianze certe che abbia lanciato oggetti contro gli agenti).
Fabio sarà rilasciato il 26 novembre del 2017, mentre il suo processo verrà sospeso il 26 febbraio del 2018, perché la giudice Wolkenhauer – incinta – non avrebbe rispettato l’intervallo massimo di 4 settimane che può separare le due udienze di un processo penale per via dell’aspettativa per maternità, ma nel frattempo non aveva nemmeno nominato un sostituto e nell’ultima seduta non si era presentata per “malattia”.
Il procedimento è così terminato in attesa di vederlo riassegnare a un nuovo giudice. Quel che è successo dopo il rientro in Italia di madre e figlio è riassunto puntualmente nelle ultime pagine (255-258) del libro “Vietato partecipare” che Jamila Baroni ha dato alle stampe tramite la casa editrice AgenziaX e che sarà acquistabile online e in libreria da giovedì 7 novembre.

Il nuovo capitolo
L’idea ora sarebbe quella di riunire tutti i cento indagati in un’aula abbastanza capiente – tuttora difficile da trovare – che possa contenere anche i rispettivi avvocati, eventuali interpreti, uditori. Insomma un maxi processo dove però non si sentirà parlare né di stragi o di terroristi, e nemmeno di morti o feriti (se non i manifestanti stessi).
Per semplificazioni logistiche, sembra che verranno interrogati prima i 19 che all’epoca del 2017 avevano tra i 16 e i 20 anni, quindi considerati minorenni dal diritto tedesco. Gli altri ottanta potrebbero essere convocati tra il febbraio e il marzo del prossimo anno. Tutte le informazioni che Fabio e Jamila hanno ricevuto nel corso di quest’estate sull’evoluzione della questione giudiziaria non sono arrivate tramite fonti ufficiali, o comunicazioni agli avvocati difensori, ma attraverso la stampa tedesca. Che parla molto per numeri, anche se quelli certi riguardano solo il fronte dei manifestanti: fino ad oggi si contano 146 condanne penali (molte sentenze però non sono definitive), 92 in carcere e solo 9 senza l’applicazione della condizionale. Sono 15 le persone attualmente assolte, 19 i casi archiviati.
In tutto questo tempo però non si hanno notizie di processi ai poliziotti per le violenze sui manifestanti, anche se la magistratura ha disposto indagini per una sessantina di casi. Il processo di Fabio risulta tuttora sospeso, in attesa che la procura decida se accorparlo a quello degli altri minorenni all’epoca dei fatti, oppure se lasciarlo proseguire per la sua strada. Al momento è difficile prevedere quale possa essere l’alternativa migliore.

di Francesca Valente

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