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Università della strada

Il Cittadino, 12 ottobre 2018
+ Mezzo secolo di controculture. Dalla Milano dei festival alla Brianza del poetry slam

Mezzo secolo fatto di beat, capelloni, hippie oppure freak e indiani metropolitani, punk, dark, post-punk, hip-hopper, rapper, raver. Fino agli slammer che reinventano la poesia. Si tratta di controcultura, un termine un po’ vago che comunque classifica tutto ciò che non è fatto per entrare necessariamente in un’antologia ufficiale.
Il centro studi “Moicana” ne ha fatto un racconto a tante voci per raccontare tutto quello che succede nel sottosuolo (già, proprio l’underground) e ogni tanto riesce a mettere la testa fuori per diventare se non mainstream (la strada principale, quella frequentata da tutti) almeno “fenomeno” capace di scrivere un paragrafo della storia culturale dell’Italia.
Che l’accademia lo approvi o no, la controcultura è un pezzo portante del Paese e il volume Università della strada. Mezzo secolo di controculture a Milano torna a raccontarlo a distanza di un anno dal convegno alla Casa della cultura di Milano. Dentro ci sono le firme tra gli altri di Ferdinando Bruni, Nicola Del Corno, Eugenio Finardi, Matteo Guarnaccia, Lea Melandri e Marco Philopat, ma anche quelle di Davide ScartyDoc Passoni e Massimo Pirotta che la controcultura l’hanno vissuta a Milano e l’hanno trasferita (in andare e ritorno) dalla Brianza. Il volume è in uscita oggi e racconta mezzo secolo di Molano-Monza in cui sono nati “giornali, teatri, festival, radio llibere, librerie, gallerie d’arte, centri sociali e case occupate; un insieme di iniziative e luoghi dove incontrarsi e produrre una propria cultura, ogni volta alternativa e di contestazione, dando vita a un caleidoscopio di esperienze. Cifra comune di tali milieu è stato un continuo nomadismo metropolitano, coinvolgente il centro quanto le periferie, che ha finito per caratterizzare l’intero tessuto urbano.

di Massimiliano Rossin

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