Premio Dubito 2016



splendido

Splendido splendente

www.collacolla.com, 31 marzo 2010
+ Splendido splendente
Sono due i meriti principali di Splendido splendente, romanzo d’esordio con cui Ivan Guerrerio ha vinto il Premio Calvino 2009. Il primo è di fare un uso minimo della punteggiatura senza mai ricordare il fin troppo imitato Tondelli di Altri libertini e Pao Pao. Il secondo è di riuscire a intrecciare la vicenda individuale di Moana Pozzi con l’esperienza collettiva di un’Italia che procede euforica e cieca verso il precipizio.
La narrazione è affidata alla voce di Marzio Milani che, dopo aver conosciuto Moana quando entrambi non sono ancora ventenni, ne segue a distanza i primi tentativi di farsi spazio a Cinecittà, il debutto nel porno come se fosse solo un momento di passaggio, un mezzo per arrivare al cinema vero. Attraverso scambi di lettere e brevi incontri ne riporta umori, dubbi, speranze, storie fugaci con colleghi, calciatori, uomini d’affari, politici, fino alla consacrazione come icona del sesso, al Partito dell’Amore, al ritiro dal mondo dell’hard di cui pochi si accorgono perché continuano a uscire film «con scene rimontate […] inserti estemporanei per usare il suo nome in copertina e vendere più copie», alla morte improvvisa nel 1994. Guerrerio segue un percorso che parte dall’Italia dell’uccisione di Moro e, concentrandosi sugli anni d’oro di Craxi, sfiorando Tangentopoli, la nascita della Lega, arriva ai giorni nostri. Il tutto con un ritmo velocissimo – eliminando le virgole, concedendosi solo punti e punti interrogativi – ovviamente pensato ad hoc in relazione al personaggio Moana Pozzi («Sono una che le esperienze le brucia. Vissuto. Finito. Archiviato.»), procedendo per accostamenti e contrasti costanti. Così alla Milano della moda e dell’ascesa della tv commerciale, dove vive Marzio («il posto adatto per fare shopping per entrare da Fiorucci e comprare scarpe da ginnastica disegnate dagli artisti con i pennarelli fluorescenti [...] questa città che pare sempre oscillare fra New York e Varese»), fa da contraltare la Roma del cinema in cui muove i primi passi e si afferma Moana, mentre il porno americano con set che sono veri set, «orari sindacali, attori che curano il loro corpo, scenografi che curano la scena» appare come un paradiso rispetto a quello italiano del «‘nnamo, famo, daje».
Sempre sul contrasto gioca una delle tante scene ben riuscite del romanzo, in cui Marzio è seduto allo stesso tavolo di Moana Pozzi, Ilona Staller, Riccardo Schicchi: «Sono tutti molto amichevoli e quando parlo di Trivial di questo nuovo gioco che sta per essere lanciato sul mercato sono tutti interessati e questa ragazza che si è presentata come Ramba si scrive il nome su un foglio e dice devo proprio regalarlo a Natale a mio nipote e alla fine nasce una discussione su Monopoli e sul perché contrariamente a quanto si potrebbe pensare è difficile vincere costruendo alberghi in viale dei Giardini».
Ne viene fuori un romanzo di appena cento pagine che sembrano il doppio per densità e contenuti, in cui, attraverso la figura di Moana Pozzi, Guerrerio racconta i sogni e le illusioni di un’intera nazione in un decennio (gli anni ’80) che tanto sembrava promettere ma poco ha concesso.

di Francesco Sparacino

www.direfarelamore.it, 18 gennaio 2010
+ Il miglior romanzo su Moana
Quando apro il pacchetto penso ma guarda che regali mi fa mia moglie per Natale che poi non è più Natale ormai è gennaio ma il libro non si trovava nemmeno a Milano che è la capitale dell’editoria e non solo perché ci sta Mondadori allora inizio a leggere e mi dico ma come scrive questo che non mette nemmeno un punto però non riesco a smettere e sembra quasi che lui Moana la conosca davvero e mentre finisco una riga in basso a destra e ne inizio subito una in alto a sinistra nella pagina successiva mi dico ma questo è un ritratto di lei ma anche dell’Italia di quegli anni ma anche del cambiamento del costume e mi sembra di esserci io dentro a quelle pagine di cui riconosco i luoghi e i riferimenti.
E arrivo così svelto alla fine che quasi vorrei rileggerlo e penso cavoli è il miglior libro che ho letto nel 2010 ma poi penso cavoli è il 15 gennaio 2010 allora forse dovrei dire il migliore anche del 2009 se pensi che ha vinto il premio Calvino anche se l’ha pubblicato un editore piccolo e poco distribuito ma che si vede che lavora bene e chiudo l’ultima pagina lo passo alla moglie dicendo leggilo perché è bellissimo ma che dico bellissimo è splendido.

di Inachis Io

Terre di mezzo, dicembre 2009
+ Splendido splendente
Quando Marzio Milani la incontra a Camogli, nel 1978, Moana non è ancora Moana, ma una ragazzina di 15 anni bellissima col suo “minuscolo costume bianco”. Lui si innamora, la frequenta brevemente, continua ad amarla (a distanza) anche quando si trasforma nel sogno proibito di un’Italia che esce dalla contestazione degli anni, precipita nel provincialismo degli 80, e via così fino al declino dei nostri giorni. Romanzo intenso, da leggere di un fiato (breve com’è e senza punteggiatura), vincitore del Premio Calvino 2009.

di Davide Musso

www.milanodabere.it, 3 dicembre 2009
+ Ivan Guerrerio: Milano, Moana e gli anni ’80
Il romanzo Splendido splendente è il racconto di una città e un’epoca. Accompagnato da un’icona…
Sky ha appena mandato in onda la mini serie Moana, dedicata ovviamente a Moana Pozzi. La sua figura è protagonista anche del romanzo vincitore del Premio Calvino 2009: Splendido splendente (Agenzia X, 12 Euro) di Ivan Guerrerio. Moana qui si muove parallelamente alla storia di Marzio (la voce narrante) e di Milano, dalla fine degli anni settanta alla fine della vita della pornodiva. Cambia la città, cambia la storia, cambiano gli anni: l’adolescenza dei personaggi, gli ultimi scorci degli anni di Piombo, i socialisti, Edwige Fenech e Twin Peaks, il Mi-Sex, l’edonismo e poi ancora lei: Moana.Ivan, com’è nato Splendido splendente?
Dalla volontà di raccontare la Milano degli anni ottanta, un periodo che ha cambiato la città e che credo non sia ancora finito. Milano è ancora, per certi versi, anni ’80.Ma Moana Pozzi cosa c’entra con il tuo racconto?
Moana è un personaggio emeblematico di quel momento. Era una donna molto particolare, di lei più ne sai più ti incuriosisci. Attraverso Moana l’Italia ha conosciuto quella centralità del corpo tipica di quel periodo ed espressa dal cinema mainstream anni ’80, da Flashdance a 9 settimane e 1/2.

Il mondo scopriva il corpo e in Italia il corpo era Moana. Che a un certo punto nel romanzo dice di sentire una forte aggressività nei confronti del sesso: “Nessun amore per il sesso in queste persone, solo disprezzo mascherato”.
È una frase vera, come tante altre nel libro pronunciate e scritte da lei e raccolte nelle mie ricerche. Spesso rivelano una Moana diversa da quella che dice di essere. Aveva capito che la libertà sessuale in Italia non era (e non lo è ancora) completamente reale.

Cioè?
C’è una divario tra quello che le persone dicono e quello che pensano. Una doppia morale, tipicamente italiana, che Moana non aveva affatto. In questo si può dire che non fosse per niente italiana! In tv parlava senza imbarazzo e aveva una grande coerenza con sé, elemento che in questo paese non vale granchè.

Torniamo alla Milano raccontata nel romanzo e a quella di oggi. È ancora “una città che oscilla tra Hollywood e Varese”?
Milano da una parte è moderna, dall’altra provinciale, oggi forse più di ieri. Ieri la moda portava la città sui giornali di tutto il mondo, oggi non si è aggiunto niente. Da qualche anno c’è una decadenza anche culturale… Milano non esprime più un pensiero. Qui sono nati movimenti politici e culturali importanti, e ora? Molti posti vengono chiusi e davvero i giovani non hanno grandi possibilità di esprimersi.

Che cosa ti colpisce di più di questa città, in negativo?
A Milano si viene per lavorare, poi si torna a casa, nell’hinterland, dove molti milaesi si sono trasferiti e così in tanti quartieri restano solo gli anziani. A rendere vivaci questi posti sono gli immigrati. Io vivo vicino a viale Monza e mi piace la zona così com’è. Certo, ci sono degli aspetti d degrado da gestire: il multiculturalismo, l’unica vera novità della città, crea disordine e disagio quando è lasciato a se stesso. Normale che poi si diffonda la paura.

Chiudiamo su Moana, cosa pensi della fiction di Sky?
Sono curioso di vederla, credo che mostri la Moana già famosa, io ero più interessato al momento della scelta, quando decide di fare la pornostar. Il gossip sul mistero della sua morte, invece, non lo trovo interessante.

Però nel libro anche tu stuzzichi il lettore sul “segreto” di Moana…
Parlo di un segreto, sì, ma nel senso ironico, prendendo in giro proprio il mistero di cui parlano i giornali.

Oggi intravedi una nuova icona che possa prendere il suo posto?
Ci sono icone di seduzione, nessuna della stessa portata di Moana. È cambiato tutto: il cinema di oggi non permetterebbe una nuova Marilyn, l’industria del porno non permetterebbe una nuova Moana.

di Roberta Gibillini

paolocognetti.nova100.ilsole24ore.com, 30 novembre 2009
+ Splendido splendente
Ieri sera sono andato al Cox 18 – o in Conchetta, come diciamo noi – per lo Slam X, la due giorni di reading e musica organizzata dall’Agenzia X per finanziarsi e farsi conoscere in giro. All’ingresso si poteva pagare una piccola quota oppure, al posto del biglietto, comprare un libro qualsiasi del catalogo. Io ho preso Splendido spendente, di Ivan Guerrerio. Il sottotitolo è Romanzo per Moana. L’ho letto tra ieri sera e stamattina: è un libro senza virgole e non mi ha mollato fino alla fine. Dunque la storia è quella di Marzio Milani, ragazzo del 1960, studente milanese, militante politico, che nel 1978, in vacanza a Camogli, conosce per caso la giovanissima Moana Pozzi, e durante quella breve estate diventa uno dei suoi amanti. È una strana coppia: lui jeans e capelli lunghi, lei bionda platinata. Lui cresciuto nella Milano in fermento degli anni Settanta, lei in giro per il mondo al seguito del padre, ma ora segregata in una villetta dell’entroterra ligure. Lui è comunista e vuole fare la rivoluzione, lei va in collegio dai preti ma scopa con tutti. Lui ha una fidanzata femminista, che al momento si trova in Puglia in un campeggio di formazione politica, mentre lei a diciassette anni frequenta uomini adulti, va in giro nuda per le spiagge d’agosto, è conosciuta in qualsiasi night o discoteca tra Genova e Alessandria. La loro storia durerà solo poche settimane. Poi Marzio farà la sua strada, ma resterà innamorato di Moana per tutti gli anni a venire. La seguirà ovunque, raramente di persona ma spesso per lettera, o attraverso i giornali, o nel buio dei cinema porno. Il fatto è che lei è troppo diversa dal paese in cui si trova a vivere, e che una volta lui pensava di poter ribaltare. Moana non solo è bellissima, non solo è sesso allo stato puro: rappresenta la libertà e la rivoluzione, e poi la morte della libertà e la fine della rivoluzione, in un’epoca in cui queste due parole cambiano di senso, o forse smettono di averne uno. Così il romanzo non è solo la storia di Marzio e Moana ma anche quella d’Italia tra il 1978 e il 1994, sedici anni in cui le parabole delle grandi idee sono precipitate per sempre, e le illusioni di tante persone sono andate giù insieme a loro. Si parla molto di anni Ottanta in questo periodo. Abbiamo capito che la materia in cui siamo immersi viene dritta da lì: non solo il potere a cui dobbiamo sottostare, che allora stava prendendo la rincorsa, ma un’intera cultura dominante che in quegli anni metteva le sue radici. Ecco, Splendido spendente forse si capisce meglio se sei un uomo, e se sei nato a Milano. Ma credo sia un mattone importante in un lavoro di ricostruzione storica che sento sempre più necessario, se vogliamo cominciare a capire dove siamo, e come diavolo abbiamo fatto a scendere così in basso.

di Paolo Cognetti

blowup., ottobre 2009
+ Splendido splendente
A volte capita di scrivere il primo romanzo a 46 anni e di vincere subito un premio letterario. La cosa già da sola farebbe notizia, ma aggiungiamo un piccolo – e prosperoso – particolare. Il testo d’esordio è addirittura un “romanzo per Moana”. Proprio lei, Moana Pozzi, la pornostar. Il debuttante in questione è Ivan Guerrerio e il concorso letterario è il “Premio Calvino 2009”. Moana ovviamente è la protagonista, ma la sua epopea, sin dagli esordi, è osservata con gli occhi di un ammiratore atipico, l’ingenuo e fortunato Marzio Dilani. Un Forrest Gump in versione lombarda: liceale con simpatie per Lotta Continua nel 1978, craxiano di successo ai tempi del Caf, imprenditore del sesso qualche anno più tardi. I brani migliori del romanzo sono quelli dedicati alla cornice storica. Efficace l’affresco della Milano degli anni Ottanta, una città in cui – si pensa – “le storie brutte sono alle nostre spalle”. Divertente e amara la descrizione del congresso socialista del 1989, tra la figura opprimente del Segretario, “il semplice giovane numero due” e gli indaffarati compagni di Benvenuto. La scrittura di Guerrerio, chiara e lineare, si segnala per una certa economia nell’uso della punteggiatura (un po’ alla Kerouac per intenderci). La scelta serve ad accompagnare la voce narrante durante i suoi monologhi interiori. A tratti, però, si ha l’impressione di un vezzo gratuito, vista la costruzione spesso canonica dei periodi. Un po’ superflue anche le citazioni musicali che inaugurano i vari capitoli. Il romanzo gioca già molto con il trash, perché non risparmiarsi almeno Riccardo Fogli, Al Bano e Romina, Giorgio Faletti? A sporcare il giudizio finale, anche un paio di sviste cinematografiche: un’improbabile citazione di Basic Instinct in una conversazione ambientata nel 1985 (il film è del 1992), e una certa confusione del protagonista sui film di Visconti e Antonioni (uno scherzo dell’autore ai danni del suo personaggio o un semplice errore?). Pregi e difetti di un romanzo che comunque, riesce a suonare sarcastico e, a tratti, “tondelliano”.

di Mirco Depaoli

In Fly, 31 agosto 2009

+ Splendido splendente
“Sono una che le esperienze le brucia. Vissuto. Finito. Archiviato.”La ciccia chiama ciccia. Adesso così come negli anni ’80. Con la differenza che negli anni della Milano da Bere c’era molta più trippa per gatti rampanti. Ora i gatti si sono dileguati con il bottino e i topi, che siamo noi (ovvero la generazione nata durante il governo Craxi, quelli dell’avvento delle televisioni private e della consapevolezza che lo sculettamento catodico può valere una carriera politica), non possono ballare perché muoiono di fame. Sarà forse perché oggi in Parlamento non siede più Spadolini, apostrofato da affettuosi “cicciolino Spadolini” dall’allora deputata Ilona Staller, una che di camere, in qualunque senso le si voglia intendere, se ne intendeva frequentandole con molto più stile di Patrizia D’Addario. Sarà perché oggi in televisione ci dobbiamo accontentare della plasticosa Cristina Del Basso al Grande Fratello, immagine caleidoscopica di una società che proprio negli anni ’80 ha gettato i semi, plasmando un’illusione. Sarà perché vent’anni fa, quell’illusione aveva invece il nome magico di Moana. Un incantesimo “Splendido Splendente” (Agenzia X, € 12, romanzo vincitore del Premio Calvino 2009) qui celebrato da Ivan Guerrerio, autore che scrive un romanzo “per Moana” e non “su Moana”, giungendo a concepire la scrittura come una sorta di malattia venerea. Non tanto per lo stile, che poco ricorre alla punteggiatura risultando spregiudicato come il sesso senza preservativo, non certo per l’immaginario pop di un’intera generazione, saccheggiato, destrutturato e riproposto con freschezza evocativa, nemmeno per la vicenda di Marzio Milani, protagonista del romanzo, yuppie craxiano folgorato dall’incontro con Moana e disposto a seguirne la parabola esistenziale sino alla conclusione, in un emblematico botta e risposta parallelo con il diario dell’attrice. Il virus che contagia i lettori ha radici ben più profonde:nasce in una Milano (e in un’Italia) perbenista che, dopo aver assaggiato il Campari all’ora dell’aperitivo, si scopre trasgressiva, asseconda le proprie voglie recondite, si innamora, se ne vergogna e sceglie di nascondersi dietro a un’immagine dolce e tentatrice, giunonica e malinconica, ma soprattutto libera, consapevole e mai inquadrabile. Troppo “splendida splendente”per una realtà provinciale, troppo decisa per scegliere di fermarsi. La sensazione è che gli strascichi degli anni’80 siano rimasti ma le illusioni siano tumulate. Non resta che leggere un romanzo meritevole perché sorprendente, inaspettato come la scoperta di una tomba fenicia sotto le fondamenta della propria casa.

di Gabriele Ganbini

www.ilrecensore.com, 20 luglio 2009

+ Milano da bere: Moana e gli anni ottanta. Un affresco.
Il romanzo di Ivan Guerrerio, “Splendido splendente” (Agenzia X, 2009), è un viaggio nell’Italia degli anni ‘80 con un’accompagnatrice d’eccezione: Moana Pozzi. Sono gli anni in cui il porno comincia ad affacciarsi su un paese tuttora provinciale, la Federcasalinghe insorge contro l’ondata di “culi in televisione”, le riunioni politiche hanno ancora un senso e Milano, raccolti i frutti del boom economico degli anni 60, guadagna la copertina del “Times”.Marzio Milani, personaggio di fantasia, incontra Moana in vacanza, adolescente. Già da allora il suo corpo esplodeva sotto i vestiti suscitando l’astio dei desideri repressi nelle buone madri di famiglia. Dopo il diploma, Moana si trasferirà a Roma col desiderio di diventare un’attrice. Gli esordi la vedono protagonista di film per adulti, si accorgerà di lei anche il maestro Fellini, ma l’occasione della vita, come per Giovanni Drogo, non arriverà mai.

Romanzo per Moana recita il sottotitolo: emerge da questo scritto la figura di una donna carismatica, sensuale e mai volgare, affascinata da “chi mette in pratica i propri sogni più intimi [...] senza sensi di colpa“. Ama fare l’amore, Moana, eppure il suo atteggiamento insieme sicuro e distaccato dà la sensazione che solo il suo corpo sia presente, che col pensiero lei sia altrove, forse era questo il suo modo per evadere dalla delusione.

Continueranno ad uscire film con il suo nome nonostante lei avesse smesso di girarne, avendo intuito che l’aggressività percepita nell’altro sesso era soltanto disprezzo mascherato. Curerà la sua anima con un viaggio in India, per incontrare un guru di fama mondiale. Alcuni sostengono che proprio lì si sia ammalata. Quando Marzio apprende la notizia della morte dell’amica si trova alla prima Fiera del Sesso, il Mi-Sex di Assago.

Passano gli anni. Sui muri di un teatrino dove si era esibita diventato poi un ufficio postale, ci sono scritte che affermano che la donna sia ancora viva. Nelle librerie appare un libro in cui un certo Simone Pozzi sostiene di essere il figlio di Moana. In Albania, dove Marzio si trova per l’apertura di nuovi sexy shop, viene proiettato il primo film di Moana diretto da Riccardo Schicchi. Passano gli anni, ma non il ricordo di Moana.

Stile fresco, immediato, punteggiatura distillata con parsimonia; ogni capitolo è un anno, incorniciato da versi tratti dalle canzoni di Sanremo del momento. Arriva dritto al lettore.

Voto: 8

di Anna Borrelli

Blue, luglio 2009
+ ‘Splendido splendente’
“Se ne sta andando quando chiedo tu che di questa città sei la regina hai forse qualche segreto Moana si volta e dice certo se no che regina sarei non dirlo a nessuno Marzio ma io non sono bionda”. Comincia con un episodio da ragazzi del muretto il “romanzo per Moana” di Ivan Guerrerio: una bionda in bikini, un militante di sinistra sfigato, un appuntamento tra 18enni e una scopata in macchina. Solo che lei è Moana Pozzi e lui un certo Marzio Milani che, attraverso la parabola della diva del porno, rilegge 15 anni di storia italiana. Come da una camera a spalla riemergono mossi, e senza punteggiatura, i paninari di piazza S. Babila, i commendatori sboccati, i copywright con il Campari in mano, i festini sesso e coca. E poi i film di Schicchi, l’esplosione di Ilona Staller, il partito dell’amore e i congressi di un partito di sinistra il cui segretario finì nel diario di Moana (7,5 per la simpatia). La voce del protagonista fissa voci, volti e corpi di quei convulsi anni 80 e dei loro esibizionismi, di tette e di potere. Marzio parla, ma lo sguardo sugli eventi e sugli umori sembra quello che rese unica la Pozzi. Uno sguardo coinvolto e insieme distante, disponibile ma incontaminato, consapevole ma immune da sensi di colpa, avanti o forse solo da un’altra parte. “Invitante, tagliente. Splendido, splendente”.

di F. Vadrucci

Corriere della Sera, 6 luglio 2009
+ Moana Pozzi e la Milano anni 80
Non è facile avvicinare un’icona e renderle giustizia, soprattutto se è una pornostar, ma Ivan Guerrerio ci riesce raccontando la vita di Moana Pozzi, dal punto di vista di un amico, nel suo primo libro.
Premiato con il Calvino 2009 – assegnato al miglior romanzo inedito –, l’autore, nato nel 1963, presenta “Splendido splendente. Romanzo per Moana” (Edizioni Agenzia X) oggi alle 19 al Circolo Magnolia con le letture di Debora Mancini e un concerto dei Le Rose.
Accompagnata da uno stile furioso senza punteggiatura, la bella Moana attraversa gli anni Ottanta come un fulmine sensuale e il lettore ritrova una Milano da bere dimenticata, tra l’esplosione della moda e cinema porno come lo Zodiaco di Viale Padova.

di Alessandro Beretta

la Repubblica, 6 luglio 2009
+ Eros & affari, la Milano di Moana
Stasera al Magnolia va in scena la presentazione di un libro speciale. Riassumendone la tragica storia, in principio fu Moana, fu Milano, furono gli anni ’80, fu l’Italia della grande illusione. Segue intreccio, ma alla fine rimangono soltanto cadaveri: uno è il corpo splendido della bionda diva vietata ai minori. L’altro quello urbano – e morale – di Milano.
È l’immagine pornografica offerta da Splendido Splendente, Romanzo per Moana (edito da Agenzia X), il luminoso esordio con cui Ivan Guerrerio ha vinto l’ultima edizione del Premio Calvino. Milanese, classe 1963, Guerrerio, già apparso in alcune antologie, si è laureato in giurisprudenza e oggi lavora all’Ufficio Appalti del Comune. Un luogo che nell’immaginario della Milano capitale di Tangentopoli rappresenta il pericoloso crocevia in cui avveniva lo scambio di soldi e favori tra affari e politica. “Tempi lontani” assicura lo schivo Guerrerio, “l’ultimo appalto che abbiamo concesso riguarda defibrillatori di nuova generazione”. Seduto al Bar Jamaica mentre sorseggia un pastis, guarda la chiesa di San Marco. “Il protagonista vive proprio lì di fianco” racconta Guerrerio, indicando una casa. Il protagonista del romanzo si chiama Marzio Milani, è nato nel 1960, è cresciuto a Milano, ha frequentato la scuola Montessori di via Milazzo, il suo compagno è il figlio di un Segretario di sinistra, corpulento e con gli occhiali, che parla di cambiare l’Italia. Vedi Bettino Craxi, che tornerà nel libro tra le conquiste della Pozzi.
Marzio è in vacanza il Liguria nell’estate del ’78, a Camogli, quando per la prima volta vede una venere: Moana adolescente in spiaggia. Ci andrà a letto, la sentirà altre volte, ma le loro saranno vite parallele. Lei alle prese con la ben nota carriera. Lui, ricco imprenditore con casa in Brera, arricchitosi grazie all’ idea di importare dagli Stati Uniti un nuovo gioco, il Trivial Pursuit. Paralleli anche gli stili. Malinconici stralci di un diario di Moana o di una lettera inviataa Marzio, che invece parla in prima persona quasi senza virgole e punti, in un flusso di parole che spesso, parlando della città, ha esiti poetici: “Questa non è la California noi non viviamo a Big Sur e non è l’estate dell’amore questa è Milano ed è l’autunno del 1985”.
I capitoli – 1978, 1980, 1985 e così via – scorrono accompagnati dalle strofe delle canzoni che in quegli anni hanno vinto San Remo. “Perché alla fine è quello che rimane inciso nell’immaginario popolare scandendo le epoche” spiega Guerrerio. Moana è una musa, il corpo di una donna che si trasforma nel contrappasso del provincialismo italiano. “Mi ha sempre colpito” continua l’autore “il candore delle sue dichiarazioni, del suo sguardo, cose rarissime in un paese che oggi più che mai, come insegna il caso Noemi, ha il culto della verginità, della va tutto bene finché non si vede”.
E Milano? “Milano, che amo molto, è una grande provincia, è il fiume di neon e vetrine di Vittorio Emanale, uno stanco happy hour”. Sta nella frase che Marzio pronuncia piangendo mentre esce dal fu Teatrino, dietro San Babila, in cui ha appena visto l’ esibizione di Moana. Una sola, vuota certezza: “Domani a Milano come ogni mattina sorgerà il Campari”.

di Simone Mosca

Film Tv, 5 luglio 2009
+ Moana Blues
Cos’è “ un biglietto di auguri pieno di cuori”? Ma la felicità naturalmente, quella che si vorrebbe profusa a piene mani in un’altra Italia dagli immancabili destini. Non il Ventennio di Vincere ma gli anni ’80 dei nani e delle ballerine, del riflusso e dei sogni bagnati di una generazione disillusa, pronta a farsi “catodizzare” a dovere. Non poteva che essere Milano la città dove tutto nacque, o forse dove tutto morì. Riflessioni a ogni riga di un bellissimo libro, Splendido splendente. Romanzo per Moana (Agenzia X, pp. 107, 12 euro) di Ivan Guerrerio, fresco vincitore del Premio Calvino. Storia di Marzio, che in vacanza a Camogli, poco più che adolescente, sul finire degli anni di piombo e di rabbia, conosce e ama Moana Pozzi. Lei, alla quale lo stato delle cose e la famiglia vorrebbero imporre una vita di provincia timorata di Dio, sceglie il cinema, al quale si dedica senza falsi pudori. Marzio a Milano gioca bene le sue carte, diventa un imprenditore di successo, si lega al carrozzone di Bettino Craxi, vive gli anni ’80 da protagonista. Moana resta a Roma, alla mercé degli suqli che agitano il fondale melmoso del porno, ma persino il maestro Fellini la chiama “la mia Moanina” e le prime televisioni private strizzano l’occhio alla sua naturale e pannosa bellezza. Lui e lei restano amici, nel tempo, nonostante altre storie, più o meno significative, sullo sfondo di un Paese dove anche le peggiori tragedie si trasformano in farsa. Scritto con uno stile turbinoso, omaggio a quello dinamico di Nanni Balestrini, quasi senza punteggiatura alcuna, Splendido splendente è certamente pop ma mai vintage. A margine sorprendenti intuizioni di Guerrerio, come le pagine dedicate al “blu elettrico”, dominante cromatica così cara a una città (Milano, la vera protagonista del libro) e a un tempo (gli anni ’80), non a caso scelto da David Lynch per Velluto Blu e poi fatta fuori con Twin Peaks, capolavoro che inaugura il decennio successivo lasciandosi alle spalle i suoi morti in teli di cellophane. Gli stessi teli che ogni tanto vestiva Moana, né santa né puttana, donna libera e consapevole alla quale sarebbero andati strettissimi i panni anodini dell’attuale velinume di regime.

di Mauro Gervasini

La Domenica del Sole 24 Ore – 5 luglio 2009
+ Piacere, Moana Pozzi
Un giorno di luglio del 1978, Marzio, 18 anni, vede sulla spiaggia di Camoglia una giovane dea bionda camminare estranea a tutto e a tutti, “scavalcando gli asciugamani con un minuscolo costume bianco”, bagnato e trasparente. Come fare a conoscere questa inavvicinabile creatura di sogno? Ce la farà, e potrà la sera stessa, uscire con lei. Una macchina presa in prestito da un amico, tanta timidezza e un po’ di forzata disinvoltura, e il sogno si avvera. Il nome della bellissima è Anna Moana Rosa Pozzi, ma tutti la chiamano Moana. Fra breve sarà un nome celebre.
Con Splendido splendente, vincitore del Premio Calvino 2009, Ivan Guerrerio (classe 1963) al suo primo romanzo, ha calato in un breve, affettuoso libro il mito di Moana. Servendosi del personaggio, di pura fantasia, di Marzio. Lui, dopo qualche breve incontro con la ragazza, le rimarrà amico. Seguendone, anche se quasi sempre da lontano, passo dopo passo il successo e le luci e ombre della vita, fino alla notizia improvvisa della sua scomparsa. Forse la figura di Moana, che, con il suo splendore, l’ironia e il gusto, malizioso e insieme candido, della provocazione, smaschera i desideri proibiti degli uomini, schiacciando il tritume degli anni Ottanta, della Milano da bere e della Roma allegrona di politica e spettacolo trash, è troppo sfaccettata e complessa rispetto al libro di Guerrerio. Ma lui scegli con intelligenza e scioltezza di scrittura una cronaca della sua diva vista specialmente dall’esterno. Mettendo bene in luce quello knack, quel certo nonsoché che ne fece un mito e che la distingue ancora oggi da dive e divette spietatamente cancellate dal tempo.

di Craig Martucci

Rolling Stone, luglio 2009
+ Corpo divino – Moana e l’Italia in un bel romanzo d’esordio
C’è stato un momento in cui il porno è stato parte del discorso pubblico. Cicciolina in parlamento, Moana in prima serata. Momenti magici, che si sono eclissati con gli anni 90. E adesso che ci chiediamo come siamo finiti a vivere in un tempo in cui galleggiamo nella mucillagine sociale, il romanzo di Ivan Guerrerio Splendido splendente è una traccia non banale che ci accompagna dentro i gangli che hanno tenuto insieme il Paese. Marzio Milani si è scopato Moana Pozzi per caso. Lei l’ha rimorchiato sopra un bagnasciuga sul mar di Liguria. Rimangono amici fino alla sua tragica scomparsa. Davanti agli occhi di Marzio passano i collettivi degli anni 70, la prepotente avanzata del terziario, i soldi facili degli anni 80, il socialismo rampante. Ma soprattutto passa Moana. Il romanzo incede tra pezzi di diario di Moana e il racconto orale di Marzio Milani. Ogni capitolo segna un anno. Ogni anno si apre con il ritornello di una canzone di Sanremo.
L’immaginario pop deborda all’orizzonte, senza lasciare scampo alla voce narrante che rimane incastrata nella banalità degli anni 80. Ivan Guerrerio ha vinto con merito il prestigioso Premio Italo Calvino per questo romanzo di esordio. Splendido splendente racconta l’Italia riflessa sul corpo di Moana. O meglio, il corpo di Moana riflesso sull’Italia. A tratti ci si illude che l’immaginario popolare si sia fatto scalfire dall’irruenza dei desideri ben incarnati da questa dea, ma alla fine ci si accorge che tutto viene sapientemente glassato, rinegoziato dal potere e dal mercato. Così ci resta il corpo di Moana, morto stecchito. E una Milano a puttane, che da questo romanzo ne esce a pezzi, bistratttata dagli anni 80 e incapace di ritrovare dignità.

di Luca Martinazzoli

Fahrenheit 451 – Rai Radio 3, 25 giugno 2009

+ Fahreneit intervista Ivan Guerrerio
Ivan Guerrerio ospite della trasmissione di culto Fahrenheit 451, parla di Splendido splendente, libro del giorno del 25 giugno 2009.Ascolta il podcast dell’intervista QUI.

di Redazione Fahrenheit

Flatlandia Radio Onda d’Urto, 12 giugno 2009

+ Ivan Guerrerio intervistato da Flatlandia
Ivan Guerrerio intervistato da Flatlandia, la trasmissione settimanale di libri di Radio Onda d’Urto, su Splendido Splendente.Ascoltate il podcast QUI.

di Redazione Flatlandia

stefanodonno.blogspot.com
+ Moana Pozzi: dal film al libro
Sono davvero curioso di vedere il film su Moana Pozzi di Sky e chi meglio di Violante Placido, vuoi per bellezza, vuoi per un non so che di sguardo che ricorda la pornodiva scomparsa prematuramente a 33 anni, poteva interpretare un ruolo così intrigante ma anche così delicato, dal momento che di banalità potrebbero farsene in abbondanza, soprattutto in questo caso. Cosa ci dovremo allora aspettare? Verrà tolto quel velo di mistero che a tutt’oggi circonda la sua morte? Sembra che l’intenzione della produzione di questo film sia diretta a mostrare Moana dalla sua giovinezza, in un contesto cattolico e borghese, al porno con il mitico Riccardo Schicchi, alla politica, al matrimonio e alle amicizie con potenti personaggi politici. Naturalmente il tutto non potrà prescindere dal considerare il mondo hard che l’attrice viveva con semplicità e senza falsi pudori. Ciò che comunque rimane nell’immaginario collettivo di questa donna senza inibizioni è proprio il suo senso di libertà, una voglia profonda di ribellione, ed una sensualità elegante mista ad una forza sessuale al di là di ogni volgarità. Moana ha rappresentato il sogno erotico di moltissimi uomini ma forse è stata una valida insegnante in spregiudicatezza per tante donne. Chissà allora se Violante Placido, Giorgia Wurth (Ciocciolina) o Elena Bouryka (Baby Pozzi) sono riuscite a calarsi nelle parti … ma poco importa alla fine. Quello che dovrà emergere alla fine sarà solo la storia di una donna a suo modo eccezionale e straordinaria come la Pozzi. Intanto per rimanere in tema dal 6 giugno 2009, Agenzia X, pubblica l’intrigante “Splendido splendente” di Ivan Guerrerio, dove l’autore ripercorre l’intero tracciato biografico di Moana Pozzi secondo un punto di vista assolutamente inedito. L’Io narrante è affidato alla voce di Marzio Milani, che conosce l’attrice nel 1978, in un’età delicata , spregiudicata, problematica come solo l’adolescenza può essere, e segue con lo sguardo puro di chi è innamorato la parabola pubblica ed esistenziale della protagonista. L’Italia che fa da scenario è quella che cambia, dagli anni ottanta (forse della Milano o della Torino da bere?!) sino ai nostri giorni, e il rapporto castrante con il desiderio e la morale di un paese alla fin fine condannato ad un perpetuo provincialismo, al di là anche dei suoi goffi voli da tacchino, come direbbe Francesco Guccini. Con uno stile impeccabile, a metà tra il giornalismo da gossip e quello d’inchiesta, Ivan Guerrerio restituisce vita al mito e lo mostra sotto la fulgida luce del pop.

di Stefano Donno

www.luminol.it, giugno 2009
+ Splendido Splendente
Camogli. Estate 1978. Una ragazza mozzafiato esce dall’acqua e cammina fra i bagnanti. Intorno a lei un paesaggio balneare fatto di famiglie, di villeggiatura nell’Italia cattolica e popolare, che odora di cibo e pudore. Il suo ancheggiare determina lo scompiglio delle pulsioni, convoca squadre di passioni nascoste e brucianti. Lei è Anna Moana Rosa Pozzi, per tutti semplicemente Moana. In quella spiaggia c’è anche Marzio Milani, studente liceale di Milano. I due si conoscono. Fra loro pochi e furtivi rapporti sessuali, qualche tenerezza. Poi c’è Moana. Inarrestabile e disinvolta, fin da giovane, che fagocita e rigurgita tutto, lasciando su tutto il segno. Su quel ragazzo rimane una traccia indelebile. Attraverso la sua voce e i suoi occhi Ivan Guerrerio segue la vicenda pubblica della pornostar, mescolando fatti di cronaca e cultura popolare. Corrono famelici gli anni Ottanta, Marzio Milani, socialista, imprenditore nel settore dei giochi di società, non perde i contatti con l’attrice, a volte si sentono per telefono, si scambiano qualche lettera. Moana si stabilisce a Roma, ma la sua carriera non decolla, solo comparse, piccoli ruoli nei film di Verdone, Risi, anche Fellini le affida un cammeo in Ginger e Fred. Poi la svolta hard. Nel 1982 nell’unico cinema di Ovada, paese natale di Moana, viene proiettato Valentina, ragazza in calore il suo primo film da protagonista. Marzio Milani è lì, per vederla. La celebrità arriva grazie all’incontro con Riccardo Schicchi, pioniere del porno in Italia. Poi la televisione, gli incontri segreti con personaggi pubblici: calciatori, attori, fino alla chiacchierata amicizia con il “Segretario” del PSI. Guerrerio scrive di un’Italia bambina, durante gli anni d’oro, nutrita a reprimende, tangenti, prediche domenicali, e televisione commmerciale. Un paese sdoppiato, con due anime inconciliabili, che lo condannano a eterno giardino provinciale. Così c’è Moana negli occhi dell’Italia intera, nei cinema porno, nelle cassette, sbranata dalla società benpensante, sfruttata dalle case di produzione di film hard, sbattuta nel mondo cannibale della politica, e Moana nelle parole di Marzio Milani, prive di giudizio, dove si conserva la nostalgia di lei ragazza. Un racconto inedito della pornostar, che mette al centro la sua voglia di amare e di essere amata, di accettare le sfide, di rimanere anche profondamente sola, sempre al contempo interprete e vittima di quella che, mutuando Pasolini, potremmo definire una “disperata vitalità”. Nel 1994, a soli 33 anni, il corpo di Moana si spegne in una clinica di recupero a Lione. Sembra incarnare il corpo voluttuoso di un paese dilaniato. Per l’Italia sono gli ultimi giorni di benessere diffuso, di spensieratezza. Con lei se ne va tutto, la Milano muscolare del narratore, l’Italia che ha smesso di essere spensierata e ciarliera e fa i conti con i suoi scheletri e suoi fantasmi. Come un diario privato, intimo, Splendido Splendente si legge d’un fiato. L’emotività è dissimulata da una scrittura piana, priva di enfasi. I periodi lunghi, senza segni di interpunzione, se si fa eccezione per i punti che chiudono ogni paragrafo, ricordano le “lasse” de Gli invisibili del concittadino Nanni Balestrini. Vincitore del Premio Calvino 2009, Splendido Splendente è un romanzo d’esordio che lascia il segno, spiazza e appassiona. E Guerrerio, classe ’63, un esordiente di cui sentiremo parlare.

di Filippo Nicosia

www.marieclaire.it, giugno 2009
+ Splendido Splendente
Splendido Splendente: la Rettore e l’Italia “cotonata” tra pois e benessere. E poi lei, la pornostar italiana per eccellenza, Moana Pozzi una pin up spogliata nei salotti della Roma bene e simbolo del fenomeno di massa che (ri)scopre il sesso.
Questo e altro nel primo romanzo di Ivan Guerrerio recente vincitore del Premio Calvino, dove si racconta la parabola di Moana tra agiografia e semplice diario di una donna in carriera. Ma lei è solo una chiave di lettura, insieme alla rivoluzione sessuale/economica, per leggere gli anni Ottanta.
Il mito di Moana Pozzi sembra essere la voce narrante per un reportage dell’Italia e in particolare della Milano arricchita post anni di piombo?
Sì, ci sono scene come quella dello show di Moana al Teatrino Italico (il cui manager era Riccardo Schicchi ndr) che servono per raccontare della duplice realtà degli anni Ottanta. In particolare a Milano: quella del boom con corso Vittorio Emanuele che pullula di benessere e finti desideri e quella del teatro erotico di San Babila con Moana che si esibisce e mostra una nuova sessualità. Ho affiancato due mondi in maniera visiva. Sono due realtà finte che si rivelano sgradevoli quando il protagonista, Marzio, esce dallo spettacolo di Moana: fuori c’è la Milano da bere e l’eroina.
Moana e la pornografia sdoganata: come era vista dalle donne di allora?
Il rapporto era complesso, vuoi perché le donne della sua generazione vedevano in lei l’opposto dei valori del femminismo (per quanto avesse fatto della sua vita pura indipendenza), vuoi perché erano sconvolte da questa libertà. Poi c’era la gelosia, l’invidia del successo e della sua tranquillità nel saper gestire il tutto, in primis il saper soddisfare il desiderio maschile esprimendo allo stesso tempo il suo modo di vivere. La relazione tra Moana e le donne può essere riassunto nell’episodio all’inizio del libro quando la pornostar, ancora adolescente, esce dall’acqua come una Venere ed è divorata dagli sguardi. Lei vive la cosa con assoluta naturalezza, mentre diverse donne vivono quella situazione con forte imbarazzo.
Il mito di Moana e la curiosità morbosa tinta di giallo. Che cosa è rimasto di lei?
Forse quello che ora piace molto di lei è il suo apparire tranquilla e calma (come racconta nella lettera inserita nel libro ricostruita con le dichiarazioni di Moana), non è in fuga né ossessionata da pudore o rabbia. Dopo gli scandali e le rivelazioni è nata una curiosità per il personaggio che ha spinto 5mila aspiranti ai provini per la recente fiction su Moana. Mentre rimane ancora “scomoda” se si pensa alle sue dichiarazioni come «non voglio avere figli, compagni gelosi che non capiscono il mio lavoro ad esempio» in contrasto con quello che si dice oggi in tv.
Gli anni Ottanta raccontano il sesso: dalla censura al fenomeno pop del Misex del ’94.
Ho scelto di partire con l’adolescente degli anni Settanta, quando film come ultimo Tango a Parigi e Malizia rappresentano l’esempio di un immaginario voyeurista di cui non si conoscono i contenuti e dove si è da poco superata l’idea dei magazine porno di contrabbando. Per quella generazione che è cresciuta vedendo come scabrosa la pornografia, Moana è stata la cerniera che ha introdotto una nuova percezione del sesso, dove l’immaginario si creava su misura varcando la soglia di neonati sexy shop. Forse quello che manca alle nuove generazioni, abituate a scaricare in brevissimo tempo clip porno, è proprio questo percorso.
Una ventenne legge Splendido Splendente: cosa può pensare di Moana?
Come se hai 20anni negli anni Settanta e apri un libro su Marylin Monroe, Moana (in chiave ridotta) esprime la stessa femminilità che unisce l’essere scandalosa e l’essersi inventata una professione. E, ancora, aver raggiunto gli obiettivi con pochissimo interesse per i pregiudizi. Dopo lo scandalo è rimasto di lei l’esempio di donna forte, indipendente, di una che aveva desiderato e ottenuto tutto. Una carriera unica a soli 15 anni dalla liberazione dei costumi. E poi il racconto storico di base incuriosisce perché le ventenni di oggi si ritrovano forse nelle stesse problematiche.
Ogni capitolo ha per titolo una canzone nazionalpopolare.
Sono canzoni italiane pop che erano specchio della società di quegli anni: erano rappresentative, molto più dei film che avevano un immaginario più definito. Spesso sono canzoni i cui testi contrastano volutamente con quello che viene raccontato nel capitolo, ad esempio Felicità di Albano & Romina “intitola” il capitolo che parla del processo per la strage di Piazza della Loggia a Brescia.
La metafora dei giochi in scatola e dei sexy shop come carriera lavorativa del protagonista: una polaroid socio economica?
Sono l’esempio dell’evoluzione dell’economia e della sessualità. È un modo per raccontare la trasformazione del lavoro: i sexy shop in Albania stanno alle fabbriche spostate in Cina. Per questo è un romanzo storico che racconta i cambiamenti dell’Italia seguendo anche l’evoluzione del mercato del sesso come l’ascesa delle porno attrici ungheresi subito dopo la caduta del Muro di Berlino, fino al rapporto attuale della società con il grande tabù che ha portato per esempio alla rimozione sessuale.

di Manuela Ravasio

www.anobii.com, 31 maggio 2009
+ Il più bel romanzo italiano sugli anni ’80
C’è questo romanzo che poi non è un romanzo: un racconto lungo, ecco, ma di quelli scritti col cuore.
C’è questo esordiente che non è un esordiente, ma è un narratore di classe, che sa emozionare, stupire, coinvolgere, commuovere.
E c’è questo personaggio, Moana, che non è un personaggio, ma è un fantasma in carne e ossa, una dama bianca fatta di respiro e fiato e poesia.
Poco più di cento pagine: è come guardare un film; ma signori, che capolavoro…

di Simone Sarasso

www.esterni.org, maggio 2009
+ Splendido splendente
Splendido splendente (Agenzia X, euro 12) è il breve romanzo di esordio di Ivan Guerrerio, premio Calvino 2009. È la storia del rapporto tra un giovane che da studente di sinistra diventa un craxiano rampante e Moana Pozzi, da lui conosciuta nel 1978 ancora studentessa. Sullo sfondo, come una decalcomania, la storia dell’Italia degli ultimi decenni del secolo scorso, un tempo allora esecrato, oggi già rimpianto. Il romanzo, leggermente sperimentale, si raccomanda per virtù di stile e per l’intensità con cui è reso il rapporto tra Moana, rappresentante il mistero dell’eterno femminino, e un ragazzo in cui è facile trovare dei riflessi della nostra autobiografia collettiva (al maschile).

di ASaib

D Donna, 23 maggio 2009
+ Moana, amore nell’età del porno
“Romanzo per Moana”, recita il sottotitolo dell’opera prima di Ivan Guerrerio, vincitore quest’anno del premio Calvino per il racconto inedito. Ed è proprio Moana Pozzi la ragazza che il protagonista del romanzo, un qualunque Marzio, incontra sulla spiaggia di Camogli e non potrà mai dimenticare. Come un sogno ricorrente, come il refrain di una canzonetta. Omaggio a una donna-icona di un femminile spudorato, oggetto del desiderio e idolo del sesso, come Marilyn morta giovane, d’avventura, anche se lo hanno chiamato Aids. Non è l’amore tra un uomo e una donna che Guerrerio racconta, e neanche il sesso. Piuttosto, lo stupore di una vita fuori catalogo, della paura di “questo virus del desiderio che ti si attacca addosso e ti fa soffrire”. Autobiografia di una donna e del suo corpo esposto, di un uomo e della paura di tutti gli uomini della potenza desiderante del femminile. E di un Paese tutto provincia, l’Italia, che si affaccia agli anni 80 sui ritmi de La febbre del sabato sera, di una Milano rampante e modaiola al garofano socialista, al sesso e alla cocaina. Di una Roma di notabili onanisti con amante. E dell’ipocrisia del Duemila, dove il pudore di facciata è merce perversa non meno della volgarità dilagante.
Come è nato in lei il personaggio Moana?
“Avevo una immagine nella mente che nel libro non c’è: lei, bella e giovanissima iperprecaria, sola e sconosciuta a Roma, che esce di casa per andare a fare la modella di nudo per 300 mila lire al mese. Mi sono chiesto: come ha fatto, partendo da lì, a diventare un simbolo? È il suo enigma, che va molto al di là di lei e di ciò che ha fatto. Era la persona giusta al posto giusto. Un personaggio molto poco italiano perché è esplicita, non sposa mai la doppia morale. Non ha nulla da nascondere perché non nasconde nulla. In questo senso è pura”.
È anche un romanzo sulla paura degli uomini del corpo desiderante della donna.
“Se c’è qualcosa di me in questo romanzo è la ricerca della radice della mia attrazione per Moana, la mia stessa ambiguità di uomo di sinistra affascinato dal porno. Mi interessava raccontare la trasformazione in Italia del modo di misurarsi con la sessualità. Il porno di massa è oggi, a mio parere, insieme al moralismo di facciata, una cultura dominante.

di Rosella Simone

www.lastampa.it, 22 aprile 2009
+ Lo spettro di Moana nel Calvino un premio anti-Grinzane
Così Splendido splendente. Il premio Calvino si rispecchia nel titolo dell’opera che ha vinto la ventiduesima edizione, autore Ivan Guerrerio, la fumata bianca ieri in Palazzo Barolo. Perché non tutti i premi cadono come le foglie d’autunno, il Grinzane-cicala, per esempio, la cultura fagocitata dal business (“Il tempo dirocca i castelli”, direbbe Borges). Ve ne sono che, come il Calvino, rigogliosamente attraversano le stagioni, ogni stagione porgendo una gemma o, comunque, una sicura, ancorché minuta, testimonianza letteraria, nonostante le scarse risorse (“Non nascondiamo nulla, neanche la contabilità, quasi inesistente” si è sobriamente complimentato Gian Giacomo Migone, co-fondatore dell’“Indice”, la rivista che ha germinato l’alloro torinese).
La giuria (Natalia Aspesi, nostra Signora del Costume, gli scrittori Andrea Bajani e Paolo Colagrande, lo storico dell’editoria Gian Carlo Ferretti) ha attinto il vincitore negli anni Ottanta di scuola ambrosiana. Perché Ivan Guerrerio, 45 anni, funzionario comunale, un’età e un ruolo che non ne hanno intaccato l’originale vena picaresca, confessa di aver concepito Splendido splendente tale l’amore che lo lega a Milano, la sua città. “Nonostante – ha aggiunto – sia posseduta da uno strano spettro che le impedisce di crescere: gli anni Ottanta”. Come raccontarli? “Grazie a Moana Pozzi, figura dal disperato vitalismo, il medium che mi ha permesso di stanare lo spettro”.
Due le opere segnalate: La banda dei precari di Fabio Napoli (dove “ironicamente e autoironicamente” si viviseziona il lavoro precario) e La porta è aperta. Vita di Goliarda Sapienza di Giovanna Providenti, omaggio alla estrosa figura siciliana, dalla società letteraria relegata ostinatamente nell’angolo (da Einaudi è apparso di recente il romanzo postumo L’arte della gioia).
Gli anni Ottanta… Quando nacque il premio Calvino, appena scomparso “lo scoiattolo della penna”, come Pavese aveva definito l’artefice di Marcovaldo. Riservato agli autori esordienti, un florilegio di energie che non di rado emergeranno, si imporranno (i più approderanno nel catalogo di questa o di quella casa editrice): come Susanna Tamaro, Paola Mastrocola – che si agghiudicherà il Campiello – Alessandra Montrucchio, Dario Buzzolan, Cristina Comencini, Marcello Fois…
Degli anni Ottanta, sul piano narrativo, Gian Carlo Ferretti ha confezionato l’elogio: “Sfumate le ipoteche politica e avanguardista, sempre meno agguerrito lo strutturalismo che aveva colpito al cuore il romanzo, ovvero trama e emozioni, via via scomparsi i ‘maggiori’, da Calvino alla Morante, da Piero Chiara a Giovanni Arpino, da Primo Levi a Sciascia, la porta si spalancò per le voci nuove”. Il premio Calvino ha contribuito non poco a rinfrescare le patrie lettere. Grazie (anche) al rigore dei giudici. Riandiamo ai primi, 1986-1987: Enrico Castelnuovo, Cesare Garboli, Natalia Ginzburg, Cesare Segre. “Si rilegga il primo verbale, steso da Segre – suggerisce Gian Carlo Ferretti – : un piccolo capolavoro”. Torino antidoto della Milano da bere… E ora del Grinzane da tracannare…

di Bruno Quaranta

Tags:



I commenti sono chiusi.

Torna su ↑