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Once were ravers

Corriere della Sera, 21 marzo 2017
+ Viaggi libertari della comunità dei rave
La comunità dei raver si sposta per l’Europa in furgoni, vive tra centri sociali, passa le giornate in “sballo” ai margini della società aspettando che nel weekend, in luoghi segreti, tutto esploda nella libertaria “cassa dritta”, il battito che dà ritmo alla musica elettronica delle feste lunghe giorni. È in questo modo che si muove Ernestino, protagonista di Once were ravers, romanzo di Pablito el Drito, attivista e dj che lo presenta stasera alle 21.40 al Cinema Beltrade (via Oxilia 10). Oltre al volume viene proiettato il documentario Nothing Essential Happens in the Absence of Noise di Silvia Biagioni e Pablito condenserà in mezz’ora da dl la storia della techno. L’autore milanese, il cui vero nome è Pablo Pistolesi, 43 anni, ha frequentato anni fa la scena dei rave e il suo personaggio ha il piglio di una gioventù che cerca una libertà alternativa. Un raver idealista, che si ritrova a fare il pusher di droga leggera per mantenersi tra i party, diventa la guida di un girone onirico e psichedelico, dove si ride spesso tra i personaggi scombinati. Fino a che la musica si ferma, per tanti, insieme con un’età: la giovinezza.

di Alessandro Beretta

MilanoX, 6 marzo 2017
+ Once were ravers
Finalmente Pablito el Drito esordisce anche come scrittore.
Il suo primo romanzo, Once were ravers, è un bel libro, non c’è che dire.
Ambientato ai tempi in cui i rave erano un nuovo modo di riappropriarsi degli spazi – illegali, difficili da raggiungere, difficili da lasciare – ne racconta lo spirito senza cadere in comodi rimpianti o idealizzazioni. Lo sballo e la musica, il sentirsi parte di un tutto, il vivere fuori da orari e regole imposti; ma anche il down del post-party, le domande esistenziali, la paranoia e le contraddizioni.
Il protagonista, prima raver e poi spacciatore, accompagna il lettore dalla presa bene alla presa male, dal divertimento all’ansia, dal pieno al vuoto, dalla realtà alla surrealtà. E viceversa. I suoi compagni di vita sono molti, ognuno con la sua storia, ma tutti parte di una stessa storia: una grande famiglia. Milano, Viareggio, Bologna, Firenze. Viaggi in auto, treno, furgone. Ci si incontra e ci si re-incontra, ci si perde e ci si ritrova. E alla fine tutto torna.
“Sesso, droga e dance-hall”, si potrebbe dire, ma sarebbe poco. Alcuni episodi fanno sbellicare dalle risate, altri fanno sentire palpabile la tensione, ma non è solo la storia a fare del libro quello che è: la sinossi è inframmezzata da efficacissime descrizioni e da profonde riflessioni, sia personali che sociologiche.
Lo sguardo dell’autore sa essere ironico ma anche disincantato e severo, intelligente. Il protagonista, nonostante il tipo di vita che conduce, sa esattamente dove si trova, vive appieno il proprio presente. Il G8 di Genova è passato da poco e il suo ricordo è ancora lì che brucia. Il significato più politico antisistema dei rave si va perdendo, si iniziano a vedere cliché da eventi commerciali. E, poi, il mito dello spacciatore che senso ha? Alla fine non è che un lavoro come un altro. Con lo sbattimento che è pure illegale.
La lettura è agile, la scrittura è veloce, diretta, in pieno stile AgenziaX. Completano il libro le immagini di Paolina: collage visionari che, posti ad ogni inizio capitolo, ne riassumono l’essenza.

di MartaX

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