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La fidanzata di Godzilla

Radio onda d’urto, 6 ottobre 2014
+ La fidanzata di Godzilla
Intervista di Elisa Masneri a Paola Agostoni all’interno della trasmissione Flatlandia condotta da Giambattista (Sancho) Santoni e Elisa Masneri Ascolta qui.

Rivista!unaspecie, 5 settembre 2014

+ La fidanzata di Godzilla di Paola Agostoni

Paola Agostoni, con il romanzo La fidanzata di Godzilla, ci racconta la vita di Mina, una ragazza ribelle, «figlia del […] boom economico che aveva scatenato l’euforia collettiva degli anni sessanta, colorato di tinte pastello il buco nero del dopoguerra e proiettato la sua famiglia in una rapida escalation consumista» (p. 31). Mina cresce tra le pagine del romanzo, attraversando le trasformazioni e le lotte che hanno percorso l’Italia, e in particolare Milano e dintorni, dagli anni ’70 alla fine degli anni ’90. Il mondo descritto da Paola Agostoni è popolato di “mostri” innocui e divertenti, di creature spaventose e tenerissime come Godzilla, sempre contro tutto e tutti; creature che Mina incontra lungo la sua strada e con cui fraternizza, prima scappando dalle rigidità della sua famiglia bigotta, poi lottando con candore e ironia, «animata dal desiderio di condividere le lotte delle masse oppresse» (p. 18). Il Campone, villa Gioiosa, i locali underground di Milano, i viaggi per l’Italia e per il mondo – dalla Londra punk a Bangkok –, sono i luoghi degli infiniti incontri di Mina con questi personaggi strampalati, capaci però di trasmettere alla ragazza le forme di un’umanità sincera e genuina, mentre tutto il resto, tra progresso, moda e televisione, pare atrofizzarsi lungo percorsi prestabiliti e bolle di vuoto in cui la vita non può che procedere per inerzia. Così, Paola Agostoni conduce Mina attraverso un’esilarante galleria di teppisti di provincia, indiani metropolitani, hippies, santoni, punk, femministe, migranti, a cui affianca fighetti, modaioli, yuppies, ricchi stilisti e imprenditori trafficoni – la vanitosa Harriet e il divertentissimo Balosso, tra taccagneria e loschi affari –, in una comedié humaine leggera e divertente, ma allo stesso tempo in grado di suggerire senza presunzione dei valori da preservare in tutta la confusione e il via vai dei nostri giorni: Mina si muove attraverso tutto questo con semplicità, attratta da ogni esperienza e senza pregiudizi di alcun tipo, alla ricerca del suo posto nel guazzabuglio del mondo.
La fidanzata di Godzilla è anche la storia del rapporto tra Mina e Carmine, «capace di farla ridere tutta la notte con le sue imitazioni di Godzilla, il mostro preistorico […] che distruggeva Tokyo esalando micidiali zaffate di alito infuocato» (p. 12). Conosciuto nel ribollire del mondo punk milanese, Carmine viene progressivamente risucchiato dal vuoto della società consumista, tutta lavoro, arrivismo e televisione, e Mina, guidata da premonizioni difficili da prendere sul serio ma apparentemente infallibili, finisce per incontrare lo scrittore Marcello Mare, dopo che «una maga, in un anno sfigato e senza amore, aveva predetto a Mina l’incontro del destino» (p. 10). Ed è Mina stessa, uscito di scena Carmine – «è finito il tempo di Godzilla», è il triste ritornello che ripete Carmine lungo tutto il romanzo –, a diventare l’urlo di Godzilla, pronta a difendere da tutto e da tutti la sua libertà.
Il piccolo universo delle lotte giovanili in cui si ritrova immersa Mina è rappresentato con uno sguardo allo stesso tempo lucido e ironico: non c’è esaltazione, né ideologia grossolana, soltanto una divertita ricerca di semplicità e avventura, guidata dalle urla potenti e ridicole di Godzilla, che divertono Mina fino alle lacrime, ma esprimono anche la sua voglia di libertà e di ribellione lungo tutte le sue esperienze, dalle piccole rivolte alle scuole elementari fino all’incontro-scontro, tramite il lavoro di stilista, con quel mondo di ricchi e borghesi contro cui Mina aveva sempre lottato. Nonostante La fidanzata di Godzilla racconti una storia che segue l’evolversi della vita di Mina dall’infanzia alla maturità, questa progressione cronologica viene spezzata in una linea a zig-zag, che avvicina momenti diversi della vita di Mina, quasi a voler mostrare il costruirsi della sua persona lungo esperienze successive, che richiamano e si sovrappongono alle esperienze passate. Ed è proprio attorno al personaggio di Mina che La fidanzata di Godzilla ci regala le sue pagine migliori: attraverso gli occhi di questa ragazza ribelle, Paola Agostoni ci fa rivivere le vittorie e le sconfitte, i flussi e i riflussi che hanno percorso l’Italia tra gli anni ’70 e ’90, immergendoci, tra musica e film, nella gorgogliante cultura underground di quegli anni, in un miscuglio prezioso di umorismo e nostalgia.

di Ivan Campedelli

recensionifacciali.wordpress.com, 12 aprile 2014
+ La fidanzata di Godzilla
Di una bellezza… mostruosa! Guarda qui la faccia
vivimilano.corriere.it, 1° aprile 2014
+ Se il partner… è Godzilla
Descrizione: Dagli anni del punk a oggi il mondo si è trasformato? Moltissimo. Se ne parla all’incontro di presentazione del libro La fidanzata di Godzilla (edito da Agenzia X) di Paola Agostoni. Il romanzo racconta le vicende di una ragazzina che cresce nella periferia degli indiani metropolitani e dei primi punk, e ritrae con tocco ironico i gruppuscoli giovanili dell’epoca, tra amici “fuori di testa” e uomini… con le squame.

di Ida Bozzi

Rumore, marzo 2014

+ Intervista a Paola Agostoni

Le femministe, gli indiani metropolitani e la politica degli anni ’70. I primi punk, gli yuppies e la Milano da bere. I locali glamour, le sfilate e i rapper famosi degli anni ’90 (ci sono J-Ax, Flycat, Kaos, Dj Gruff…). Nel divertente romanzo di Paola Agostoni tutta la storia redente del nostro paese gocciola al ritmo forsennato dei Germs e dell’hip hop attraverso le tragicomiche vicessitudini esistenziali di Mina, aspirante stilista con ambizioni rivoluzionarie e una salvifica dose di scanzonatura.

La fidanzata di Godzilla è il racconto di tante storie e memorie individuali. Un coro di voci fuori dal coro, un affresco collettivo che rappresenta la memoria storica della mia generazione, quella che ha vissuto il movimento del ’77 e gli anni di piombo, considerati tabù, lo scheletro nell’armadio da non aprire. Col mio romanzo spero di trasmettere alle nuove generazioni l’energia rivoluzionaria, gli ideali, il desiderio di eguaglianza e giustizia sociale che hanno contraddistinto quegli anni ricordati solo per il terrorismo e le bombe. Fare il punto sul passato recente mi ha consentito di arrivare a una riflessione sul presente”.

Dici che il personaggio di Mina non è autobiografico, ma il dubbio è lecito…
Mina non è il mio alter ego, anche se alla fine degli anni ’70, come lei, ho lavorato come ausiliaria all’Ospedale Maggiore di Milano, spinta dai miei ideali di eguaglianza e dal desiderio di condividere le lotte delle masse oppresse glorificate nelle assemblee studentesche e a cui l’ingenuità dei miei vent’anni era convinta di dare un contributo fondamentale. Anche se a metà degli anni ‘80, attratta dagli effetti speciali della Milano da bere come un insetto da una griglia crematoria, seguendo le indicazioni di ininterrotti sogni premonitori, come lei ho studiato in una prestigiosa scuola di moda, sono diventata stilista e ho lavorato per un’azienda che sfilava a Milano Collezioni… Mi sono divertita a esasperare le caratteristiche dei personaggi, ad amplificare sogni e visioni, concedendomi la libertà di inventare alcune cose. Nemmeno sotto tortura confesserei quali.

Raccontami un po’ della tua storia personale, come sei arrivata al romanzo?
Ho svolto lavori dai più umili ai più glamour, sì… lo ammetto, persino il cagnolone di peluche fuori dalle scuole elementari. Scrivo da sempre, per passione, nelle pause tra gli innumerevoli lavori. In macchina come merchandiser o in piedi nei supermercati, in versione hostess, fingendo di prendere immotivati appunti per eludere gli sguardi inquisitori delle guardie… Sono arrivata al romanzo in un periodo di disoccupazione post mobbing. Scrivere, aggrapparmi ai miei sogni, mi ha permesso di non sprofondare, di affermare la mia identità e quella memoria in cui tanti ora dicono di rispecchiarsi. Adesso i lettori mi fermano dicendo che il mio romanzo li ha fatti ridere o che si sono commossi. Ne sono felice, io per prima l’ho fatto.

Il tuo tutto sommato è un racconto molto metropolitano. C’è l’adolescenza in provincia, è vero, ma tutta l’azione è concentrata a Milano. Com’è il tuo rapporto con la città?
Vivo a Milano da 30 anni e ho amato questa città, meta a lungo desiderata. Nell’ultimo ventennio l’ho vista trasformarsi, incattivirsi, impoverirsi, ma per fortuna esistono oasi di resistenza collettiva all’arroganza e all’indifferenza in cui rigenerarsi. L’adolescenza in provincia, la sensazione di vivere lontano da tutto della protagonista… è stata la mia. Mina è una ragazza ribelle che cerca di sottrarsi ai condizionamenti della famiglia cattolica in un paese dell’hinterland milanese. Quale modo migliore per farlo se non viaggiare, muoversi, reinventarsi diversi altrove? Il libro racconta i viaggi di Mina e dei suoi amici in Italia, Brasile, Costa Rica, Colombia… a Londra… a Berlino, all’inizio degli anni ’80, quando tutti erano stati o avevano qualcuno da andare a trovare a Berlino, in libreria spopolava Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F. e Garbo cantava A Berlino che giorno è? Scrivere in terza persona mi ha consentito di guardare alle mie vicende personali con distacco, di trasformarle con ironia in chiave narrativa, mi ha permesso di trattare temi scottanti con leggerezza, di raccontare punti di vista spesso contrapposti e di renderli universali.

Il fidanzato di Mina si diverte a imitare il mostro Godzilla fino a che, sfinito dalla vita quotidiana, quando lei glielo chiede, risponde sconsolato che “quel tempo è finito”. Forse una metafora del diverso che alla fine cede all’omologazione?
La fidanzata di Godzilla è un tributo di simpatia al re dei mostri. Per la mia generazione Godzilla è un’icona vintage, un cult, un mostro kitsch che non fa più paura a nessuno. Le imitazioni di Godzilla del fidanzato di Mina la fanno ridere tutta la notte: con le zampe ricurve come artigli, roteando il testone squamoso dall’occhio vitreo iniettato di sangue e lanciandosi a pesce sul letto con una gran rincorsa, ogni notte le dimostra che anche i mostri hanno un cuore. Il tutto un attimo prima di essere avvolto dall’abbraccio mortale degli yuppies, che soffoca la sua allegria e i suoi ideali di idraulico punk. Il tutto simbolicamente racchiuso nell’urlo atroce, terrificante ma anche liberatorio del mostro: “Arrghrrrrhhuuuuuhrruuooo!!!…”. Massì, che Godzilla sia sempre con noi!

di Claudia Bonadonna

Radio popolare, 11 gennaio 2014
+ La fidanzata di Godzilla
Intervista a Paola Agostoni all’interno della trasmissione “Sabato libri” condotta da Bruna Miorelli. Ascolta qui.
l’indiceonline, 20 dicembre 2013
+ Le strenne dell’Indice 2013: La fidanzata di Godzilla
Anche se scritto in terza persona i riferimenti a fatti e persone reali si dicono casuali, leggendo La fidanzata di Godzilla si ha la netta impressione di essere davanti a un’autobiografia. La realtà dei personaggi, dei fatti, dei pensieri trasuda da ogni frase, mentre l’autrice ci racconta l’evoluzione di Milano tra gli anni Settanta e i Novanta attraverso la vita di Mina. Sullo sfondo, il passaggio di tanti da una vita piena di sogni e amicizie, alla sopravvivenza in giornate e relazioni frivole e vuote. E quanto sia importante, nonostante tutto, resistere a questo cambiamento mantenendo viva la propria autenticità.

di Marta Allegri

MilanoX, 16 dicembre 2013
+ Paola Agostoni, La fidanzata di Godzilla
Anche se è scritto in terza persona e all’inizio del libro è specificato che “ogni riferimento a fatti e persone reali è puramente casuale”, leggendo La fidanzata di Godzilla si ha la netta impressione di essere davanti a un’autobiografia.
La realtà dei personaggi e dei luoghi, dei fatti e delle situazioni, dei pensieri e dei sogni trasuda da ogni frase, mentre l’autrice ci racconta l’evoluzione di Milano tra gli anni settanta e i novanta attraverso la vita di Mina, una ragazza di periferia.
La periferia dell’Hinterland milanese, dove cresce ribellandosi alla mentalità chiusa di famiglia e compaesani, seguendo impacciata e coraggiosa una sincera curiosità verso valori diversi, rivoluzionari, frequentando stravaganti personaggi, dagli ultimi hippy ai primi punk. E la periferia dell’Hinterland del glitterato mondo della moda, dove si ritrova a lavorare, apparentemente a suo agio ma sempre con una certa distanza, tra un misto di divertimento e perplessità.
I due mondi vengono raccontati in parallelo, con un ritmo veloce ma denso, un tono ironico ma sentito, una narrazione cronologicamente destrutturata ma un senso chiaro e lineare.
La miriade di incontri e avvenimenti che si susseguono e si accavallano nella composizione della vita di Mina divertono, commuovono e fanno riflettere. Sul passato, sul presente, sulle relazioni, su di noi. Sul passaggio di tanti da una vita piena di sogni e speranze, di rapporti significativi e gioiosi, alla sopravvivenza in un susseguirsi di giornate frivole e vuote, al fianco di persone finte e stanche. Su come è importante, nonostante tutto, resistere a questo inesorabile cambiamento mantenendo viva la propria autenticità.

Marta A e Palito el drito

Fahrenheit, mercoledì 4 dicembre 2013
+ La fidanzata di Godzilla
La fidanzata di Godzilla a Fahrenheit (RaiRadio3)

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