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Inner sounds

MuMag, marzo 2007,
+ Inner sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera

“Il jazz è un linguaggio completamente diverso non solo dalla musica classica, cui si avvicina come musica classica, ma da qualsiasi altro linguaggio musicale. E sottolineo ‘linguaggio’ perché a questo ci si dedica quando si studia jazz. E non si studia solo dai libri, ma al 50% con l’ascolto, proprio perché è un linguaggio di cui si devono capire e cogliere inflessioni, accenti, suoni, intonazione e pronuncia, oltre che un vocabolario come qualsiasi altro linguaggio verbale.” Questa affermazione coglie l’essenza del libro di Claudio Fasoli Inner sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera a cura di Francesco Martinelli e Marc Tibaldi, pubblicato alla fine del 2016. Essa, molto significativa, come tante altre che si possono individuare nello scorrere della lettura, è sicuramente un invito alla riflessione, all’arricchimento e alla discussione rivolto a coloro che amano, si avvicinano o vogliono conoscere il jazz.
Si tratta di un lavoro molto interessante, corposo e di grande spessore culturale che, sebbene affronti un argomento oceanico come il jazz nella sua poliedricità con sfaccettature filosofiche, storiche, sociali, didattiche e linguistiche, si legge di un fiato e ti fa sentire l’odore della musica libera, ti fa apprezzare i silenzi, ti fa avvertire ritmi, ti accompagna per mano in una dimensione di note che uscendo dal pentagramma si trasformano in suoni che spaziano tra armonie, tonalità, sfumature, improvvisazioni, vibrati e fraseggi nel rispetto degli stili e dei registri linguistici delle svariate interpretazioni. L’autore, infatti, attraverso argomentazioni pregnanti di vissuti, esperienze, aneddoti, analisi e studio approfondito, descrizione di tecniche musicali e ben espresse in un linguaggio forbito, elegante, arricchente e nello stesso tempo fluido e scorrevole, conduce il lettore in un viaggio musicale variegato e intrigante, quel viaggio che ha intrapreso fin da ragazzo con coraggio e affrontando il rischio, “il pepe del jazz”, che corre quando si esplorano nuove strade.
Il libro del talentuoso e lungimirante sassofonista veneziano, che negli annii ’70 ha fatto parte dei Perigeo, la mitica band rock-jazz che diede una svolta alla musica, elevandola a livelli molto alti grazie all’unione coraggiosa di linguaggio diversi, è introdotto da Carlo Boccadori, Franco Caroni e Massimo Donà che presentano il musicista in modo interessante e accattivante che ben dispone al prosieguo della lettura. Esso è articolato in varie sezioni: la prima costituita da una lunga e ben costruita intervista, la seconda, La cognizione della musica è una raccolta di articoli, recensioni, testi editi o inediti in cui l’autore affronta svariate tematiche, ed una terza intitolata Punti di vista in cui più di cinquanta noti esperti del pianeta jazz, musicisti, giornalisti, scrittori, fotografi ed intellettuali, lo descrivono.
Attraverso queste parti Fasoli si “racconta” ed emergono ricordi, riflessioni, incontri, aneddoti, esperienze e insegnamenti, ripercorrendo tutta la sua vita a partire da Venezia, la città natale dal “silenzio che non è mai immobile ma sempre vivo” a cui successivamente dedicherà il disco Venice inside e Reflection. Man mano che scorrono le pagine ecco apparire il primo incontro con Miles Davis, la figura di riferimento Lee Konitz, le scelte del sax alto, soprano e tenore, le jam in unno scantinato di Bologna con personaggi del calibro di Mingus, Dolphy, Clifford ordan, Monk, Horace Silver, Art Blakey, la scelta di suonare indossando un copricapo, gli anni ’70 con i Perigeo, l’esperienza di compositore, i contatti con l’Rca, le diverse formazioni negli anni ’80, ’90 in duo, trii, quartetti e orchestra, i contatti con Shorter, i seminari a Siena e in altre città italiane o estere, il crescente perfezionamento della sua formazione, i festival internazionali a fianco di Giorgio Gaslini, le direzioni artistiche, il rapporto con il pianoforte e le sue potenzialità espressive, l’amore per la fotogrfia, i progetti futuri e tant’altro. Interessanti sono i focus, inframezzati nell’intervista, su Dexter Gordon, Dizzie Gillespie ed Elvin Jones, Kenny Wheeler, Evan Parker, Walter Prati, sulle notti finlandesi ed altri, così come i testi dedicati a Coltrane, a Bach e le osservazioni sull’improvvisazione e sull’imprevedibilità. Il testo ricco di riflessioni-insegnamento da cui potrebbero essere estrapolate citazioni esemplari. Eccone alcuni esempi: “Per me il jazz fu la musica alternativa per la proposta libertaria e personalizzabile”, “Suono, identità dell’improvvisatore e composizione: nella convergenza di questi tre assi si può ricercare l’essenza del jazz”, “Il jazz è quindi musica sconosciuta ai più, anche se tutti sanno che c’è. La sua natura flessibile, ma peculiare, lo rende a volte irriconoscibile o esoterico o complesso… Vale comunque la pena di conoscerlo”.
Il libro è arricchito da splendide fotografie in bianco e nero che rappresentano alcuni momenti della sua carriera musicale, da alcuni suoi spartiti, dalle immagini delle copertine dei dischi e dalla completa e dettagliata discografia.
Da segnalare anche una bella poesia che gli ha dedicato Enrico Intra e riportata tra i Punti di vista che, attraverso i versi, sintetizza la sua grandezza di uomo e musicista.

di Daniela Vellani

progressivamenteblog.blogspot.it, 26 febbraio 2017
+ Claudio Fasoli. Inner Sounds
Doppia esaltante uscita per Claudio Fasoli, solista dallo stile molto personale che gli appassionati di progressive ricordano soprattutto per la sua militanza negli straordinari Perigeo. Doppia perché il sassofonista firma con Inner sounds un esaltante libro, sintesi della sua splendida carriera e, non contento, in contemporanea pubblica un nuovo e interessante album con un double quartet di tutto rispetto. Per Fasoli il jazz è sempre stato un punto di partenza, un’attitudine vitale lontana da vacui esercizi accademici che nel corso di una vita lo ha portato a sperimentare linguaggi anche molto differenti tra loro. Il volume racconta proprio di questa sua ricerca della libertà creativa, della voglia di contaminare l’arte e del suo percorso di rinnovamento, dove la curiosità diviene parte integrante del processo creativo. Fasoli approfondisce le tante collaborazioni (tra cui Lee Konitz, Kenny Wheeler, Mario Brunello e Giorgio Gaslini), viene a sua volta raccontato da splendide testimonianze di vita e il tutto assume la veste di un compendio minuzioso in cui si parte dai tipici anni di formazione per passare alla nascita del Perigeo e al periodo jazz rock, ricordando le storiche jam al Capolinea di Milano e le contestazioni dei festival giovanili dell’epoca, anni in cui sperimentare non era un atto marginale. Il libro racconta di un’epoca ma non si sofferma su essa con occhio nostalgico, perché lo sguardo di Claudio è sempre stato proiettato in avanti (d’altronde il veneto è uno stimato docente dei Seminari Internazionali di Jazz a Siena e insegna alla Civica scuola di jazz di Milano). Le note introduttive di Carlo Boccadoro, Franco Caroni e Massimo Donà sono tanto brevi quanto incisive, mentre l’intervista a Claudio, che ripercorre la sua avventura (gli anni ’60, il Perigeo, la ricerca incessante, l’essenza del jazz) è forse il momento più coinvolgente dell’intera opera. Anche gli scritti di Fasoli rappresentano un lungo frangente del libro, brevi saggi su John Coltrane, Sonny Rollins, Wayne Shorter, Lee Konitz, le realtà odierne (giusto per citarne qualcuno), mentre il finale è completato da alcuni punti di vista di altri artisti sul sassofonista, una ricca galleria fotografica e la discografia completa di Claudio (vera chicca per gli appassionati).
“Ho pensato di arrivare a dare a quasi ogni musicista la possibilità di esprimersi in un territorio sonoro scelto solo per lui: questo ha portato ad una moltiplicazione delle situazioni musicali e a brani politematici con la studiata volontà di accostare atmosfere le più lontane fra loro.” Queste le parole di Claudio per descrivere Inner sounds, platter in cui si sono uniti il Quartetto Four e il Quartetto Samadhi per creare un percorso suggestivo e che vive delle intuizioni non solo del leader ma anche dei tanti strumentisti coinvolti (oltre a Fasoli impegnato al sax tenore e soprano troviamo Michael Gassmann alla tromba, Michele Calgaro alla chitarra, Lorenzo Calgaro al contrabbasso, Gianni Bertoncini alla batteria, Michelangelo Decorato al piano, Andrea Lamacchia al contrabbasso e Marco Zanoli alla batteria). Il groove ritmico è essenziale ma dinamico e sposa strutture fantasiose e oblique, che permettono all’album di essere un altro egregio capitolo nella lunga carriera del sassofonista. Chi ci legge vorrà sapere se è rimasto qualcosa del Perigeo. Stilisticamente Fasoli si è allontanato da quei suoni da molti anni ma lo spirito è ancora quello, ossia utilizzare il jazz per andare a scoprire o immaginare altro, essere consapevole di una certa grammatica musicale tentando di innervarla di nuove pulsioni. “Sebbene fortemente ispirata da Horae Canonicae di Wystan Hugh Auden e in relazione con il testo del poeta inglese, la musica del disconon rivela nessun legame con i ritmi del procedere poetico, non è descrittiva … si potrebbe parlare di un commento musicale intimo e riflessivo … non cerco necessariamente la coerenza e so di rischiare abbastanza.” Queste piccole frasi del libro danno l’idea di come il veneto non sia uno di quei musicisti ancorato a delle certezze sempre uguali e di come sviluppi un jazz dai tratti noir che oscilla tra soluzioni criptiche ed altre maggiormente comunicative, articolando le composizioni in modo decisamente strutturato. Ovvio che in un tale crogiuolo di soluzioni tutto diviene molto carico di impulsi e il lavoro di squadra diviene fondamentale per la riuscita di un discorso coerente ed organico, a maggior ragione quando si lasciano aperte più porte per sperimentare e creare. Fasoli d’altronde ha sempre puntato sul suo estro, pur essendo rigoroso e puntiglioso nel creare partiture complesse che hanno bisogno di interpreti adeguati, non solo per essere eseguite ma anche comprese e capite. Se siete amanti del jazz e del percorso del sassofonista l’accoppiata libro più cd è un regalo al quale non vi potete assolutamente sottrarre.

di Luigi Cattaneo

Mescalina.it, 28 gennaio 2017

+ Inner Sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera
Inner Sounds, un disco (di cui recentemente abbiamo già parlato in termini entusiastici qui su Mescalina), ma anche un libro.
Con questo nuovo volume, curato da Francesco Martinelli e Marc Tibaldi, l’autore, il grande sassofonista, compositore e docente Claudio Fasoli, ci presenta un quadro generale vario e appagante in cui l’anima jazz e la mente creativa di uno dei più personali e artisticamente rilevanti musicisti jazz contemporanei emerge in tutta la sua pienezza.
Nelle quasi trecento pagine, Inner Sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera, uscito sotto la “perspicace” casa editrice Agenzia X, si distingue per la completezza, la cura dei particolari, la passione con cui sono stati raccolti e documentati tanti scritti professionali e vibranti commenti. Un testo che esprime la voglia di valorizzare un corpo di lavoro importante, in modo tangibile, un libro-documento che aggiunge preziosi elementi votati a far emergere i significati di un progetto musicale e artistico a cui è stata dedicata una intera vita, nel nome della ricerca sonora, nel nome del jazz.
Le pagine del volume seguono un percorso davvero intenso: dalle appassionate introduzioni di Carlo Boccadoro, Franco Caroni e Massimo Donà si passa alla bellissima intervista che inizia con gli anni sessanta, con le scene jazz di Milano e Bologna, il singolare jazz rock dei Perigeo (“L’essenza dell’essere musicista jazz è cogliere l’opportunità di fare qualcosa di riconoscibile, è quello che ho cercato di fare individualmente ed è quello che abbiamo fatto con i Perigeo”), i quartetti e i quintetti degli anni ottanta, poi l’evoluzione dal trio all’orchestra, infine gli anni recenti e il jazz in generale, con i suoi significati e la sua anima da decifrare (“il jazz sta soprattutto nel ‘come’ e meno nel ‘cosa’ si suona, anche in questo è la sua identità”).
Dopo l’intervista si passa agli scritti dell’autore e agli ascolti dedicati a figure che lo hanno influenzato: dall’ampio spazio dedicato alla figura “universale” di Coltrane, alle citazioni di Surman, Evan Parker, David Liebman, Sonny Rollins, Miles Davis, Wayne Shorter, Bill Evans, l’amico stimato Lee Konitz, fino a Debussy, Ligeti e perfino J.S, Bach; si continua parlando di imprevedibilità, silenzio in musica, concetto di imitazione, musica contemporanea ed esperienze improvvisate con la musica colta. Infine tanti eccellenti contributi di musicisti e critici, seguiti da un bel diario fotografico cronologico e da una conclusiva e esauriente discografia/bibliografia.
Significativa la frase del critico jazz Stefano Zenni “Sembra che Claudio Fasoli abbia colto fin dall’inizio il senso profondo del jazz: il suono, nella sua accezione più pura, che però tra le sue mani perde quell’enfasi spettacolare per farsi distillato timbrico, gioco di contrappesi con il silenzio”.
Partendo dalla lontana scena bolognese degli anni sessanta per poi continuare con la formazione storica dei Perigeo (una delle espressioni più estrose del jazz rock tutto) e l’infinita carriera solista, Inner Sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera ci offre una lettura piena di spunti interessanti dove l’ottica di un jazz originale, fatto di contaminazione, colta sperimentazione sonora e creatività compositiva, diventa anche stile di vita, esente da barriere o limiti prestabiliti.
Un testo autentico, un ritratto d’artista che completa idealmente la riconoscibile dimensione professionale e umana di Claudio Fasoli ma in definitiva anche un dono da passare di mano in mano, da regalare a chi cerca in qualche modo di far entrare, in modo importante, la musica jazz nella propria vita.

di Fausto Gori

wordsocialforum.com, 16 gennaio 2017

+ La cognizione della musica di Claudio Fasoli

Inner sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera di Claudio Fasoli è un libro che racconta l’essenza di un artista apprezzato in tutto il mondo; descrive la scena della musica creativa internazionale e i suoi segreti, le collaborazioni e le riflessioni di un musicista che ha sempre avuto una grande capacità di rinnovarsi, di continuare con curiosità a percorrere nuove strade. Un libro denso di testimonianze e di vita, suonata al ritmo dello spirito del tempo, alla ricerca della libertà espressiva: dagli anni della formazione veneziana alle esperienze nella vivace scena bolognese degli anni sessanta, dalla nascita dei mitici Perigeo alle jam session milanesi al Capolinea, dal laboratorio sperimentale del jazz-rock ai festival giovanili all’epoca delle contestazioni, fino ad arrivare al ruolo decisivo della cognizione e dell’insegnamento degli spazi improvvisativi.
Claudio Fasoli, sassofonista, compositore, docente e membro del Perigeo, uno dei più celebri gruppi di sperimentazione jazz-rock, ha collaborato tra gli altri con Lee Konitz, Mick Goodrick, Manfred Schoof, Kenny Wheeler, Mario Brunello e Giorgio Gaslini; insegna ai Seminari internazionali di jazz a Siena e alla Civica scuola di jazz di Milano. “Fasoli è uno dei più lungimiranti e perspicaci compositori in circolazione, oltre che solista dallo stile personalissimo e riconoscibile”, scrivono sul Dizionario del jazz di Philippe Carles, André Clergeat, Jean-Louis Comolli. E il musicologo Stefano Zenni aggiunge: “La disposizione di forme e colori è, nella musica di Claudio Fasoli, inestricabile dalla composizione, dalla pianificazione armonica, melodica, contrappuntistica. In questa visione sobria e profonda, Fasoli ha raggiunto esiti di grande originalità, che lo staccano da altre esperienze del jazz contemporaneo e fanno di lui una delle voci più singolari della musica di ricerca”. Opinioni confermate anche nelle introduzioni, del filosofo Massimo Donà, del musicologo Carlo Boccadoro, di Franco Caroni, fondatore di Siena Jazz, ma anche dagli interventi di molti musicisti e critici.
Scandiscono i capitoli degli intermezzi che ricordano incontri importanti: Art Blakey, Miles Davis, Kenny Weehler, Evan Parker, Walter Prati, Dexter Gordon, Dizzy Gillespie, Elvin Jones, i Weather Report, Steve Lacy, Giorgio Gaslini. Il capitolo sul “Jazz e la sua essenza” fa da trait-d’union con la sezione dedicata agli scritti di Fasoli, giustamente intitolata “La cognizione della musica”, dove risulta evidente la riflessione teorica che sottende alla sua musica. Completano e impreziosiscono il volume i contributi di musicisti e di intellettuali, una ricca raccolta fotografica (con alcune perle di Roberto Masotti) e la discografia completa.
Il jazz non è né un repertorio specifico, né esercizio accademico, ma uno stile di vita. Il jazz è infatti la rivolta delle emozioni, è il tipo di musica che può assorbire molti altri generi ed essere ancora jazz. È un virus di libertà, che si è diffuso sulla terra, ibridando tutto ciò che ha trovato lungo la sua storia: il cinema, la poesia, la pittura (cit)…“ed è dalle connessioni tra esperienze e sperimentazioni diverse che nascono lampi di rara bellezza, “Inner sounds” è nato sotto il segno della sperimentazione e della creatività, dal connubio tra un musicista che non ha mai rinunciato alla ricerca e una vivace casa editrice come Agenzia X, attenta alle culture alternative” (cit.). Anche questa particolarità rende il libro imperdibile. Buona Lettura!
Last but not least, Inner sounds è anche il titolo del cd più recente del Claudio Fasoli Double Quartet, uscito, per l’etichetta Abeat, in contemporanea a questo libro.

di Angela Greco

Il manifesto, 4 dicembre 2017
+ I suoni interiori di Claudio Fasoli nell’orbita del jazz
Inners sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera di Claudio Fasoli è nato sotto il segno della sperimentazione e della creatività, dal connubio tra un musicista che non ha mai rinunciato alla ricerca e una vivace case editrice come Agenzia X, attenta alle culture giovanili e alternative.
È dalle connessioni tra esperienza e sperimentazioni diverse che nascono lampi di bellezza. Il libro contiene una lunga intervista dove Claudio Fasoli ripercorre la sua vita artistica, dagli anni della formazione jazzistica tra Venezia, Padova e la dinamica scena bolognese dai ’60 ai ’70 con la partecipazione all’esaltante progetto dei Perigeo, principale gruppo jazz elettrico italiano; dagli anni ’80 sulle strade delle collaborazioni internazionali (tra cui Lee Konitz, Mick Goodrick, Kenny Wheeler, Giorgio Gaslini, Enrico Rava), alle sperimentazioni del 2000 con Mario Brunello, nelle rivisitazioni delle Suite di Bach e i progetti dei Quartetti. Scandiscono i capitoli degli intermezzi che ricordano incontri importanti: Art Blakey, Milese Davis, Wheeler-Parker-Prati, Dexter Gordon, Dizzy Gillespie, Elvin Jones e i Weather Report.
Il capitolo sul “jazz e la sua essenza” fa da trait-d’union con la sezione dedicata agli scritti di Fasoli, giustamente intitolata La cognizione della musica, dove risulta evidente la riflessione teorica che sottende alla sua musica. I contributi interpretativi del filosofo Massi,o Donà, del musicista-musicologo Carlo Boccadoro, di Franco Caroni, fondatore di Siena Jazz e di molti musicisti e critici – assieme alle ricche sezioni fotografica e discografica – arricchiscono questo viaggio bel jazz e nella musica libera.

di Marc Tibaldi

Corriere della Sera, 18 dicembre 2016
+ Note blu
Dagli anni Settanta il jazz italiano ha trovato una propria declinazione estetica che lo ha reso sempre più identificabile nel panorama contemporaneo. Ma i suoi protagonisti non sono ancora studiati abbastanza. Ben venga dunque il libro di Claudio Fasoli Inner sounds. Nell’orbita del jazz e della musica libera curato da Francesco Martinelli e Marc Tibaldi: un racconto spesso in prima persona che attraversa la carriera e le idee sofisticate del sassofonista veneziano.

di Claudio Sessa

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