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Grande realtà immaginaria

il Fumetto n. 103, ottobre 2017
+ Bulimia introiettiva
Un tomo di 336 pagine scritte fitte fitte, arricchite da molte decine di note a piè di pagina e contrappuntate da 70 immagini corredate da una puntuale e precisa didascalia, che si sgranano lungo i 7 densi capitoli costituenti la trattazione: sono i dati capaci di dare l’idea di questo saggio di Stefano Bettini, tanto inconsueto quanto impressionante per la quantità dei suoi dati e apporti. I quali ne costituiscono la sostanza e il supporto delle idee (originali!) che, attraverso tutto ciò, riesce a comunicare e a veicolare l’autore. Evidentemente appassionato [fra l’altro] della vastissima produzione, e del relativo argomento, di ogni tipo di “supe­reroi”, Bettini dimostra di averne “ingoiati” – e niente affatto passivamente – a tonnellate e di sapere in materia una sterminata serie di cose: segreti di bottega, retroscena creativi, ignote faccende di distribuzione, insoliti approcci di varia natura, ossia dati fondamentali che attraverso le tante sfumature arrivano perfino al gossip: insomma tanti elementi che permettono all’autore di dare al suo saggio il titolo di sapore onirico Grande realtà immaginaria, dotandolo del sottotitolo Storie segrete dal multiverso dei comic. Bettini s’immerge in un calderone senza dubbio ribollente e alla sua essenza magmatica, in apparenza impossibile da circoscrivere, cerca di mettere ordine. Non tanto ripercorrendo idee fruste in quanto già percorse nella ormai lunga storia della critica e della storiografia fumettistica, bensì attraverso percezioni (piuttosto che analisi, che pure non mancano) comparate e andando inoltre a esplorare territori che la critica ha magari considerati marginali e quindi li ha trascurati o addirittura ignorati, eppure invece frequentati assiduamente da minoranze combattive e socialmente significative. Sotto queste luci i suoi interessi, concretizzati in capitoli, si appuntano inizialmente sull’argomento Amazzoni, viste nei loro significati in bilico fra matriarcato e femminismo. La successiva analisi, su Superman, verte più specificamente sul portato politico del personaggio. Il capitolo seguente allarga la sua attenzione allo scivolamento dagli eroi castigatissimi verso il sesso e poi addirittura al porno (con una certa attenzione anche ai porno-sadici italiani degli anni Sessanta e Settanta); un’analisi che si estende poi alla presenza delle droghe nelle storie dei comics. Successivamente, l’attenzione di Bettini si appunta sul sociale, focalizzando supereroi neri e personaggi “per” neri, con una consistente trattazione anche dei temi musicali (compresi poi gli eroi rasta e la musica reggae contemplati dai comics). Razzismo e guerra fredda concludono l’imponente rassegna: di eroi e di idee. Ciononostante, Bettini si lascia infine sfuggire una specie di confessione (che, se è espressa per un particolare, tuttavia è spia di un’apprensione perfezionistica generale) laddove egli afferma: “…non posso ancora ritenermi soddisfatto. La sensazione è quella di aver trascurato qualcosa e che sia necessaria una ricerca più accurata”. A mio modesto avviso si tratta di uno scrupolo da esigenze di un protervo super-Io: in realtà, oggettivamente, la bulimia di ingestione fumettistica emergente da quest’opera fa sicuramente avvertire al lettore una sensazione di sazietà che contraddistingue poche opere di questo tipo.

di Gianni Brunoro

www.lospaziobianco.it, 25 agosto 2017

+ Grande realtà immaginaria, fra supereroi e culture comunitarie
Grande realtà immaginaria, saggio di Stefano Bettini uscito per Agenzia X con licenza Creative Commons, è una guida ricchissima di informazioni, spunti, dati e curiosità sul fumetto supereroico.
Lo sguardo di Bettini – il cui percorso comprende una una tesi di laurea sulle idee della fisica e cosmologia moderne, esperienze di musicista punk e raggamuffin, passando per lo studio del fumetto – si muove fra mainstream e nicchie di genere e fa emergere con grande efficacia il flusso di idee, punti di vista e stili che dalla società scorre verso mondi narrativi di diversa natura.
Il punto importante che il discorso di Bettini fa risaltare è che fra questi mondi narrativi (che possiamo senza forzature considerare come espressioni di identità sociali e culturali) non abbiamo un semplice processo unidirezionale, ma una vera e propria circolazione con feedback. Le idee si spostano da un mondo all’altro, vengono metabolizzate, e trasformate e tornano a circolare, per nutrire nuove storie e imprese editoriali e culturali.
Un modo alternativo per esprimere questo concetto, che mette in risalto la fertilità del supereroico, è il seguente: le più svariate comunità provano e spesso riescono a usare il supereroico come mezzo per esprimere la propria identità; simmetricamente, la necessità di agganciare lettori porta il supereroico mainstream a inglobare le tematiche di attualità.
Ecco quindi che la panoramica di Bettini ci mostra ad esempio come le comunità LGBT e afroamericane abbiano prodotto propri racconti supereroici a circolazione limitata e come queste sollecitazioni siano poi state recepite dalle major. Oppure come i personaggi mainstream statunitensi abbiano nutrito racconti in altri paesi, con culture apparentemente distanti, da Wonder Woman che ispira la filippina Darna ai supereroi dei paesi dell’ex area sovietica che richiamano quelli creati dalla Marvel.
Le modalità di questa circolazione hanno vari risvolti, che vanno dalla diffusione di un immaginario egemone alla adozione e valorizzazione locale di set di valori che i supereroi, in quanto manifestazione di archetipi, riescono evidentemente a trasportare con sé. Con i suoi lunghi elenchi di opere, autori, personaggi, contestualizzati nell’habitat sociale e culturale che li hanno fatti crescere, Grande realtà immaginaria dà quindi anche chiara evidenza del fatto che la figura del supereroe non può essere ridotta a quella di prodotto commerciale.
O meglio, che una simile prospettiva smarrisce la capacità fondamentale della figura supereroica di impersonare, drammatizzare e trasmettere valori (1). La forza che quell’idea contiene, infatti, è tale da spingere tantissime comunità a sfruttarla come veicolo dei propri ideali, fosse anche sotto la forma di parodia, come nel caso della lotta contro la repressione della sessualità. In quest’ottica, lo sfruttamento commerciale e i tentativi di appropriazione, testimoniano precisamente quella forza.
La visione di Superman come alfiere del capitalismo e dell’egemonia USA ha generato saggi e parodie.
Lettura sicuramente piacevole per gli appassionati di supereroico e utile per tutti quelli che ne abbiano una visione “per sentito dire”, Grande realtà immaginaria in alcune parti paga la scelta di accumulare esempi con una minore scorrevolezza, ma l’ampia casistica – per certi temi difficilmente recuperabile, poiché si tratta di opere datate e di scarsissima tiratura – e il gusto dell’aneddoto non smarriscono il filo dei ragionamenti proposti e costituiscono il costante ancoraggio alla realtà sociale che riflettono.
Questa concretezza è parte essenziale della leggerezza della scrittura, che dà spesso conto degli aspetti paradossali di alcuni passaggi della storia del genere supereroico. Così, il racconto di Bettini arricchisce di una sfumatura grottesca le ambiguità e farraginosità dei vari tentativi di adattamento da parte delle major DC e Marvel degli stimoli esterni non conformisti: senza banalizzare eventi, conseguenze e interpretazioni, questo approccio mette in evidenza le tensioni e le forze coinvolte nel processo evolutivo del mainstream, mai lineare né in alcun modo controllato, ma frutto di una serie continua di negoziazioni fra istanze autoriali, sociali e commerciali.
Se i capitoli sul femminismo di Wonder Woman e le interpretazioni politiche di Superman affrontano temi classici, dando conto delle diverse posizioni e letture sviluppatesi nei decenni, menzione particolare meritano quelli dedicati al fumetto afroamericano e rastafarian.
Nel primo Bettini, oltre a seguire genesi e vicende dei supereroi afroamericani e della produzione supereroica africana, racconta il flusso di stimoli fra il mondo della musica e il fumetto. Il secondo, molto breve, è una ricerca di potenziali supereroi rastafarian: un divertissement che offre l’occasione per una carrellata su personaggi spesso minori, che Bettini introduce con rapidi tratti e tocchi di garbata ironia.
Infine, ogni capitolo è autonomo e il lettore può quindi scegliere l’ordine di lettura seguendo i propri interessi particolari.
Il saggio di Bettini è infine un valido esempio di divulgazione, intesa come la diffusione di conoscenza al di fuori del territorio in cui questa è già acquisita, siano gli ambiti ristretti dell’Accademia o delle singole comunità culturali. Il valore di una simile impresa sta proprio nell’apertura alla circolazione di idee, che altrimenti resterebbero chiuse e rischierebbero di ridursi a criteri di appartenenza a gruppi specifici (appartieni alla categoria X se conosci “w, y, z”; perché questo sia valido si deve limitare la circolazione della conoscenza di “w, y, z”).
Questa circolazione consente l’arricchimento di chi non appartenga a specifici gruppi; inoltre, da un lato offre visibilità a quei gruppi stessi, innescando un processo di conoscenza che è condizione necessaria per il reciproco riconoscimento; dall’altra consente di costruire il futuro poiché attira nell’orbita di quei gruppi nuovi individui.
Se il primo caso è tipicamente quello di culture diverse (la reciproca ignoranza è la leva di qualsiasi strumentalizzazione), il secondo è quello del mondo della ricerca specialistica: si pensi a quanto nei decenni la divulgazione scientifica ha contribuito ad avvicinare i ragazzi alla scienza, a quanti appassionati lettori di saggi divulgativi sono poi diventati ricercatori o professori, consentendo alla “scienza” stessa di continuare a esistere.

(1) Simili considerazioni possono ovviamente farsi riguardo al fumetto mainstream in generale, dal bonelliano italiano al seriale di tradizione sudamericana. Il ragionamento di Bettini si concentra sul supereroico semplicemente perché il supereroico è il tema centrale del saggio.

di Simone Rastelli

www.fumettodautore.com, 8 agosto 2017
+ Grande realtà immaginaria

Esiste tutta una saggistica sui fumetti che resta ignota al pubblico degli appassionati perché pubblicata da case editrici piccole, che lottano contro una distribuzione che non aiuta. È il caso di questo libro di Stefano Bettini, ottimo conoscitore del media Fumetto, che solo perché pubblicato da un editore non legato ai soliti giri distributivi sono sicuro che sia sfuggito a molti lettori che invece dovrebbero prenderlo, leggerlo ed apprezzarlo (anche perché costa davvero poco per il valore del testo) . Bettini assume un punto di vista molto preciso: Quali sono gli argomenti più controversi che agitano il mondo del fumetto? La risposta è facile: Sesso, Politica, Religione, Razza. Mettendo da parte la Religione, Bettini parla (molto e bene) di Sesso, Femminismo, Politica, Razza, Razzismo, e modi di pensiero diversi rispetto allo status quo. Il discorso si sviluppa sempre con una aderenza alle fonti da cui Bettini attinge le sue riflessioni. Devo dire di essere sommamente invidioso perché Bettini cita esempi di fumetti semisconosciuti e dimostra oltretutto di averli letti tutti. Superman è un fascista? Wonder Woman è una femminista? Chi sono gli eroi Rasta? E i super eroi comunisti? La Guerra Fredda usava i fumetti come armi di persuasione di massa, dai due lati dell’Atlantico? Nel libro di Bettini c’è tutto questo e ancora di più. Ottimo libro, che vedrei benissimo in lizza per il Premio Fossati 2017. Cercatelo.

di Alessandro Bottero

Magazine.gold, 11 maggio 2017

+ Storie segrete dal multiverso dei comic

«[…] Umberto Eco ritenne, prima di tanti altri, il fumetto un linguaggio degno di essere non solo apprezzato ma addirittura studiato. Lo fece in un periodo in cui gran parte degli intellettuali di sinistra osteggiava il fumetto in toto ritenendolo un qualcosa di infimo livello o – più semplicemente – un’“amerikanata”. […]» dice Stefano Bettini nel suo testo.
La raccolta di saggi di Stefano Bettini Grande realtà immaginaria. Storie segrete dal multiverso dei comic, ci racconta il mondo dei fumetti in modo inaspettato, non seguendo le classiche tappe storiche ma scandagliando percorsi culturali. Si avventura in luoghi poco battuti, fatti di letteratura e musica, filosofia e storia. Fatti in gran parte di vita vissuta personalmente. Conferma la dignità che si è guadagnata la produzione fumettistica, un tempo considerata “bassa cultura”.
Se da una parte i fumetti sono entrati a far parte dell’olimpo della letteratura, dall’altra le produzioni del XXI secolo risultano meno eccitanti di quelle del secolo scorso.
Mentre i nostri eroi preferiti prendono vita grazie alle milionarie produzioni hollywoodiane, il mercato indipendente non si rivela all’altezza delle aspettative e i nuovi titoli cartacei sembrano inattuali, non trovano spazio per sopravvivere a lungo.
Si tratta di un discorso generale, probabilmente corretto, inserito nella prefazione del testo dell’autore, a cui però vorrei rispondere con un paio dei primi nomi che mi sono venuti in mente: ma GIPI o ZeroCalcare dove li mettiamo? Se non hanno longevità cartacea loro, allora chi?
Ma Stefano Bettini ha le sue ragioni, anche personalissime, oltre che autorevoli:
Era il 1971, dopo anni di resistenza alla Marvel e alla DC, Stefano, grazie alla saggia pazienza di suo padre, capitola e resta folgorato dagli Avengers.
Era martedì 28 settembre 1971 e usciva la storia dei Vendicatori contro Zemo e i Signori del Male, pubblicata sul n.13 di “Thor”. Da lì in poi le date importanti della sua adolescenza si intersecano alle date di uscita dei fumetti.
Crescendo, Stefano, ha “semplicemente” messo a punto il metodo: grazie ai sui studi universitari e post-universitari ha applicato il lavoro da studioso al mondo comic. Consapevole che quando scrivi un saggio sui fumetti, «(…) Per una grande maggioranza di lettori capaci di spaventarsi di fronte alla mole di nomi e riferimenti qui riportati esiste una controparte, forse meno cospicua ma sicuramente assai agguerrita, pronta a crocifiggerti a ogni minima lacuna e ad annotare ogni piccola imperfezione come una mancanza di scrupolo inaccettabile o, persino, come un delitto efferato e imperdonabile. Per leggere, e ancor più per scrivere, un libro come questo è necessaria una certa dose di mania. (…)».
La ricerca sui super eroi di Stefano Bettini non è mai finita e non si sa quando è iniziata, prima di saper leggere sicuramente. Grande realtà immaginaria. Storie segrete dal multiverso dei comic intreccia il mondo comic alle sue esperienze, alla sua vita, come in un labirinto di idee e vissuto.
I saggi che si trovano all’interno del testo si possono leggere separatamente o seguendo la cronologia della stesura.
Il consiglio dell’autore è quello di iniziare dal punto che più ci stuzzica, che ci interessa o incuriosisce. Piena libertà insomma! Evviva.

di Irene Sicari

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