Premio Dubito 2016



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Cinema is not dead. We are

Radio Onda D’Urto, 12 aprile 2016
+ Intervista a Daniela Persico
È il primo volume (uscito per Agenzia X) di una serie a cadenza annuale elaborata a partire dal lavoro svolto sulle pagine della rivista online Filmidee. Una nuova generazione di critici si confronta sul tema della “rivoluzione reale”, propria di un’arte saldamente ancorata all’esistente, ma anche con la dimensione primigenia, rivelatrice e sognante dei film di Miguel Gomes, Ben Rivers, Apichatpong Weerasethakul e di altri autori di un cinema mutevole, vertiginoso e sfuggente quanto i tempi che stiamo vivendo. Il volume è curato da Daniela Persico (che abbiamo intervistato) e Alessandro Stellino. Ascolta o scarica l’audio
Corriere della Sera, inserto “Sette”, 18 dicembre 2015
+ Si può essere ancora cinefili?
Ha ancora senso oggi dichiararsi amanti del cinema, definirsi cinefili? La domanda non è priva di senso perché presuppone anche una risposta sul futuro – e il presente – del cinema, visto che è difficile amare qualcosa che non si sa più bene che cosa sia. E tra i tanti punti di domanda che l’evoluzione dei media ci sottopone ogni giorno, quello sul senso e il valore del cinema e la sua capacità di suscitare passioni non è forse il più peregrino.
Una volta era tutto più facile: la cinefilia esisteva ed era immediatamente riconoscibile. Era chiaro il suo luogo di culto (Parigi), i suoi officianti (i redattori dei “Cahiers du Cinema”, anche se non andavano dimenticati i ribelli di “Positif”), i suoi rituali (sedersi sempre allo stesso posto), i suoi idoli (Hitchcock, Hawks, Godard, Nicholas Ray, il Fritz Lang americano…). Si poteva magari scherzare su certe manie (il critico parigino Jean Douchet era arrivato a descrivere le tre possibili posture con cui sedersi al cinema: con il corpo allungato verso il pavimento oppure con le gambe appoggiate al sedile di fronte o ancora, «la mia preferita ma la più difficile da ottenere», raggomitolato in posizione fetale) ma era indubbio che la cinefilia fosse soprattutto una dichiarazione a favore del cinema e del suo valore culturale. Un modo diverso di guardare i film. Si litigava pro o contro Antonioni o Truffaut ma si concordava sul fatto che il cinema fosse qualcosa che si poteva amare e che restituisse ai suoi innamorati passione, intelligenza ed entusiasmi. Ma oggi? Oggi che il cinema ha perso senso, importanza, orgoglio: che senso ha definirsi ancora cinefili?
La domanda se la son posta un gruppo di giovani critici che da un po’ di tempo solcano l’etere con una rivista on-line (www.filmdee.it) che è quanto di meglio si sia prodotto ultimamente in Italia sull’argomento. E che hanno deciso di pubblicare una volta l’anno un numero cartaceo per approfondire alcuni dei temi che ogni trimestre affrontano via internet. Si chiama naturalmente Filmidee e alla cinefilia dedicano alcuni appassionati interventi. Per fare il punto su come è cambiato non solo il rapporto tra lo spettatore e i film ma anche i film stessi, diventati come sostiene Malte Hagener una specie di «archivio di immagini» cui attingono in tanti, a cominciare dagli artisti che vanno per la maggiore. Ma che proprio con questi «furti» finiscono per confermare l’importanza di chi crea e produce immagini cinematografiche e, di conseguenza, di chi le guarda e le ama. Poi, ricorda Adrian Martin, oggi la cinefilia deve trasformarsi in «una macchina da guerra» per tornare a difendere quei registi e quelle opere che il mercato tende a ghettizzare. Senza aver paura di cercare questi nuovi oggetti d’amore e di passione anche nella tanto deprecata rete, sostengono due giovani cinefili francesi, Hugues Perrot e Vincent Poli. Ma per ricordare, come scrive Alessandro Stellino nel saggio introduttivo, che «preferiamo vedere un film in sala che sullo schermo del computer. Preferiamo avere qualcuno di accanto, quando lo vediamo. E preferiamo pensare di non essere soli», tratteggiando così il ritratto perfetto della nuova cinefilia 2.0.

di Paolo Mereghetti

Zero, 13 dicembre 2015
+ Filmidee Day
Non serve essere nostalgici per guardare al passato con meraviglia e al futuro con pessimismo, non serve perché rimane l’atteggiamento più immediato. Perché il passato viene citato, riferito e lodato senza che nessuno debba fare lo sforzo di approfondirlo, e perché da lontano è più facile osservare il contesto. Il presente e la direzione in cui ci sta portando è affare da critici, intellettuali e nerd appassionati di qualsivoglia argomento.
Così anche avvicinarci ad un evento unico come il Filmidee Day che avrà luogo al Cinema Beltrade il 13 dicembre diventa difficile se non si non si viene traghettati verso un punto di vista alternativo, fatto di desideri e meraviglie cinematografiche nate dall’inquietudine creative ed emotive di gente che parte dalla strada e che con la strada fa il cinema indipendente.
Il titolo della rivista che verrà presentata, motore dell’iniziativa, è innanzitutto un manifesto, un inno all’energia, alla propellenza creativa per un futuro e una crescita culturale anche di massa: Cinema is not dead. We Are. Prima pubblicazione cartacea di Filmidee.it, pubblicata da Agenzia X, casa editrice che da diversi anni si prodiga per una sperimentazione saggistica e narrativa indipendente. Daniela Persico e Alessandro Stellino, fondatori della rivista che uscirà a cadenza annuale, presenteranno il volume che raccoglierà alcuni testi pubblicati sul sito arricchendoli con nuovi interventi. Tra i vari temi toccati: la New Cinephilia (con saggi inediti in Italia di Malte Hagener, Adrian Martin, Hugues Perrot e Vincent Poli) e la rivoluzione del cinema del reale (con interviste a Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Roberto Minervini, Pietro Marcello).
La giornata cinefila partirà con la proiezione di due vere perle d’autore: i mediometraggi K e Together, opere di Lorenza Mazzetti, una delle prime e maggiori esponenti di quella corrente che venne definita Free Cinema: movimento cinematografico inglese che nacque a metà degli anni ’50 e che poneva come credo la libertà dell’individuo, la quotidianità priva di legami e lo stile registico e narrativo come istinto e grido di ribellione sociale e politica. Una manifestazione culturale che coinvolse anche diversi personaggi di ambiente teatrale e letterario: John Osborne, Harold Pinter, Ken Russell e più avanti anche Ken Loach, solo per citarne alcuni. Un atteggiamento significa uno stile, uno stile significa atteggiamento.
K è un film che Lorenza Mazzetti realizzò rubando attrezzatura tecnica e pellicola dalla propria scuola, e per stamparsi una copia da poter proiettare in giro, arrivò a firmare il falso rischiando addirittura la prigione. Una storia a dimostrazione del fatto che, quando si nasce da niente, il futuro è innanzitutto un modo di porsi.
A proseguire, insieme alla presentazione di alcuni cortometraggi della sezione Corti e Onde, del saggio visivo Una società di servizi di Luca Ferri, di Island e dei libri Heterotopia, anche un brunch a disposizione di chi farà almeno un acquisto editoriale.
Verrà poi alle 18 una delle visioni più interessanti dell’ultimo Torino Film Festival: Cemetery of Splendour, di Apichatpong Weerasethakul. Comprendendo la difficoltà nel leggerlo, ma soprattutto nel pronunciarlo, vi basti identificarlo come il tizio che mischia lo stile documentaristico con la fiction, affronta tematiche sessualmente torbide, artista d’avanguardia, e che vinse il Premio Speciale della Giura a Cannes del 2004 con Tropical Malady (coprodotto con il nostro Marco Muller) e la Palma D’Oro nel 2008 con Lo Zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti.
Troppo lungo anche così? Allora chiamatelo il visionario zio Api.
Sappiate però che il film del visionario zio Api si paga a parte. E a parte tutto ne vale la pena.
Per riprendervi e tornare alla realtà dalle 20 aperitivo e infine la proiezione di Stand by for Tape Back-Up di Ross Sutherland, “una riflessione sulla memoria individuale e sulla precarietà dei supporti che elabora alla perfezione i temi cari alla rivista”, cito.
Chiude questa giornata di fatiche e stimoli intellettivi la performance di Nicola Tirabasso: Soundtrack for Acariño Galaico di José Val del Omar.
Se leggendo titoli e nomi a voi sconosciuti avete pensato che possa essere una giornata troppo impegnativa e intellettuale perché non li avete mai sentiti nominare, sappiate che vi siete già dati la motivazione da soli e che c’è sempre tempo di rifugiarsi in ciò che si conosce e si apprezza per stanchezza. Se invece ne siete incuriositi potete andare ad approfondire il programma sulla pagina dell’evento.

di Roberto Rup Paolini

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