Premio Dubito 2016



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Da Carmilla: Libertà per Manolo e Costantino, colpevoli di niente, incarcerati in via “preventiva”

degli Amici di Manolo Morlacchi e Costantino Virgili

(Nessuna foto disponibile per gli sciacalli).

Qui l’articolo originale

[Pubblico volentieri un comunicato che chiede la liberazione di Manolo Morlacchi e Costantino Virgili, nonché degli arrestati del 10 giugno 2009, finiti in carcere per non avere fatto un cazzo ma, forse, avere meditato di farlo, un giorno o l'altro. Nessuna prova concreta contro di loro (esattamente come nella famigerata Operazione Tramonto), le accuse su fatti specifici sono già cadute. Centrodestra e centrosinistra hanno applaudito in forma bipartisan agli arresti: i maledetti "pensavano" di dar vita a un ipotetico gruppo clandestino chiamato "Per il comunismo Brigate Rosse". E tale è l'amore per la clandestinità che Morlacchi, figlio di brigatisti, ha scritto un libro sulla sua adolescenza e osava andarlo a presentare in giro, con tanto di filmati a corredo. "Tale il padre e la madre, quale il figlio" si saranno detti gli inquirenti. Sbattiamolo in galera, non si sa mai.

Ora, devo confessare pubblicamente che io penso di costituire un nucleo di lotta clandestino. Non so ancora se chiamarlo "I Beati Paoli", "I Sublimi Maestri Perfetti", "I Compagni di Baal", "Carboneria Riformata Universale" o "Giovane Italia". Ma ci penso spesso. Dunque gli elementi cospirativi ci sono tutti. Venite ad arrestarmi, coglioni!] (Valerio Evangelisti)

Ed ecco il comunicato:

Costantino e Manolo sono stati arrestati il 18 gennaio per ordine della procura di Roma con l’accusa di associazione sovversiva e banda armata.
A distanza di sole due settimane, il tribunale del riesame ha derubricato la seconda imputazione per totale assenza di prove (non è stata trovata nessun’arma o altro minimo indizio) e il teorema accusatorio messo in piedi dai PM già scricchiola: si trovano in difficoltà ad argomentare le ragioni della cattura. Resta però l’accusa di reato associativo, l’articolo 270 bis, uno strumento giuridico molto ampio e totalmente arbitrario, sotto il quale possono finire anche semplici conversazioni; è quindi qualcosa facile da scagliare e da cui è difficile difendersi.
Non è un caso che questi arresti già così traballanti nel loro impianto abbiano avuto tanta enfasi mediatica: il clamore sui giornali è ormai parte integrante dell’inchiesta e sono le procure stesse a passare le informazioni alla ‘libera’ stampa al fine di perfezionare il lavoro di annientamento degli ambienti politici non in linea con la situazione sociale ed economica dominante. Il ragionamento delle istituzioni è questo: «dove non riesco ad arrivare a norma di legge, quello che non riesco a distruggere con il codice penale, lo stronco con la gogna mediatica gridando al pericolo pubblico, con il consenso e il compiacimento dei cittadini per bene».
I primi fatti risalgono al 10 giugno, con le perquisizione e la prima ondata di custodia cautelare. Ha stupito persino gli avvocati il fatto che il tutto sia avvenuto alle quattro del pomeriggio, andando a prendere gli imputati sui luoghi di lavoro. Il messaggio è sempre lo stesso: «non ho nulla su di te, quindi forse non riesco a sbatterti in carcere, ma intanto ti ritrovi disoccupato, con la vita incasinata».
Da allora non sono emersi nuovi elementi per giustificare il fatto che Costantino e Manolo si trovino ora a Rebibbia, se non un programma di criptazione scaricabile gratuitamente dalla rete e comunicati di condanna nei confronti della politica israeliana in Palestina
Infatti l’attacco dei magistrati è di natura tutta ideologica: i nostri compagni non sono stati arrestati per quello che (non) hanno fatto, ma per quello che sono, ovvero persone che rifiutano di chinare la testa di fronte alle ingiustizie che gridano vendetta da ogni angolo del mondo e di assoggettarsi a un modo di vivere basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Per questo chiunque altro potrebbe essere il prossimo, tutti noi potremmo finire imprigionati perché ciò che è illegale è la pretesa di una società di eguali.

COSTANTINO E MANOLO LIBERI

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