Premio Dubito 2016



block-g8

Cronache da Rostock

È stata una settimana noglobal 100% intensa e frattalica come mai, con troppe esperienze, emozioni, prese di coscienza, discussioni e azioni collettive per essere dipanata in una sequenza narrabile. Ci provo lo stesso prima che la memoria mi abbandoni.

Sono atterrato a Berlino il 30. Mi ero vestito bene perché ero un po’ in para dopo le minacce di sospendere Schengen di stasi 2.0 Schaeubler ministro dell’interno della Merkel e inquisitore degli amici e compagni della sinistra blockg8 ad Amburgo e Berlino (molti partecipanti alla mayday. tutto liscio. Recupero le chiavi dell’appartamento a Prenzlauer Berg fra Rosa Luxemburg e Kastanier. È in un vecchio palazzo est non ancora restaurato con un lungo balcone all’ultimo piano. È bellissimo. Di fronte la Neue Brauerei: fanno vedere il film sulla vita di Joe Strummer! THE FUTURE IS UNWRITTEN è davvero imperdibile, toccante e rabbioso come Joe, ti mette addosso una voglia di ribellione inesauribile; mi fa anche ricordare di quando comprai il mio primo disco, “Combat Rock”, a 16 anni.
Prenzlauer Berg si sta gentrificando mentre Kreuzberg si sta radicalizzando. Sono stato lì in bici a fare il giro delle 3 cappelle noglobal: Bethanien, dove c’è il convergence center berlino e dove becco compagni bolognesi con cui andiamo insieme al Kopi, e Mehringhof dove ha sede la sinistra interventista berlinese, il circolo clash, il collettivo editoriale, il club cicloautonomo e il sindacato rivoluzionario turco hanno sede. Bethanien e Mehringhof sono state perquisite e i computer sequestrati nell’operazione repressiva di inizio maggio che mi ha spinto a venire a Berlino e Rostock. Il Kopi è in fermento perché è sotto minaccia di sgombero e distruzione. Sono pronti alla battaglia: l’hanno protetto di grate tratte dai carrelli della spesa. Uno striscione di Ungdomshuset, il centro di Copenhagen distrutto che ha spinto la gioventù della capitale alla ribellione urbana, dice “Thank Your for Your Help. We will Never Forget It”. E anche: “se tirate giù la nostra casa, tireremo giù Berlino”. I poster delle agitazioni del 12 e 16 giugno sono davvero bellissimi e chiamano a raccolta tutta l’autonomia berlinese. Lo spirito del posto è anarcopirata con rumori di saldature e decorazioni mutanti sulle alte pareti. Adesivi ritragggono un orso (simbolo di Berlino) incazzato con la stella pink pronto a lanciare la torre delle telecomunicazioni come fosse un giavellotto contro la città a mo’ di Godzilla. Anche la Berlino di Zitty, il timeout locale, ha una pagina sul Kopi. Tutta la stampa tedesca da Die Zeit in poi parla ossessivamente degli oppositori al G8, die G8-gegener Scopro. che la Taz, più o meno equivalente al manifesto perché sorto dal 68 tedesco, ha un figlio più giovane e più noglobal Junge Welt più spigliato e radicale, libero dalle geremiadi di tanta vecchia nuova sinistra. Raccolgo stampa e volantini su tutto quanto noglobal mi attira: la pubblicazione degli anarchoblock dell’est europeo, il poster fantastico con i conigli pink del Queer Barrio al campo di Rederlich quello più vicino alla barriera, il volantino sulla green scare e mille altre cose ancora. Bethanien ha una sala con 3 bandiere: nera centrale, con quella pink e quella rossa perpendicolari a formare una T. La stella pink è il simbolo di Make Capitalism History, il cartello noglobal costruito per bloccare il G8. A Berlino scopro che ci sono caffè e ristoranti in cui si mangia facendo offerte senza prezzario definito. C’è davvero un surplus di classe creativa che pur con il sussidio Harz IV (800 neuri al mese) anima una cultura slacker e multietnica ancora tollerante stile anni 90 che ormai non si vede quasi più nella altre capitali europee. Vado alla galleria autogestita foto-shop a vedere i ritratti che brioga ha fatto della vita all’ombra del muro israeliano che segrega in maniera definitiva i palestinesi della cisgiordania. Brioga mi invita a cena. Ha un appartamento con vista su Alexanderplatz. Dopo un risotto, vado al Bateau Ivre a bere qualcosa con Ollie di FelS e della mayday berlinese e Ben del collettivo che ha fatto il free press Turbulence e il libro Shut’em down sulle azioni di Gleneagles. I poster della mayday li trovi ancora un po’ dappertutto. Hanno sfilato da Kreuzberg a Neukoelln. Mi raccontano della realizzazione dei costumi per il blocco pink euromayday alla manifestazione. La mattina alle 7 del 2 giugno parto per Rostock con Brioga, la sua ragazza Katarina, e Mike fotografo che ha scattato immagini raggelanti della barriera di Heiligendamm, organizzatore e radio DJ da una vita. Scopro che è anche lui è stato exchange student in america (vale a dire è come me un uprooted permanente) e che condivide una passione smisurata per tutto ciò che è o alt.rock o technohouse (il tresor si è spostato a kreuzberg!), flyer (ha curato un catalogo in merito), parties illegali, e ripercorriamo insieme 15 anni di musica alternativa dai Mudhoney al grime. Il viaggio procede nel verdissimo e rurale Meck-Pomm, sono tutte macchine di manifestanti! Si vedono lungo la strada i primi drappelli di pulotti nelle uniformi diverse a seconda del Land di provenienza. Arriviamo alla stazione con 2 ore di anticipo. C’è Valery l’organizzatrice sindacale per l’europa di Justice 4 Janitors. Insieme facciamo il sottopassaggio ed ecco apparire l’oceano dei manifestanti di Rostock!! Tutto lo spettro cromatico della protesta radicale è lì. Bandiere pirata, bandiere antifa (rosse, verdi, azzurre, nere, catalane), bandiere anarchiche, la bandiera pink del clown army con il teschio argento e le spade incrociate, la bandiera della pink samba band. Poi le solite bandiere rosse più o meno terzomondiste o antimperialiste, ATTAC (pochi i die linke e IG metall), bandiere dei giovani verdi. La testa del corteo (dopo le sculture di cartapesta grigie degli gli sfigati e assediati leader g8 e invece i grandi manichini colorati che rappresentano la moltitudine che gli si oppone) è un enorme mar nero che si estende fino al baltico: più di 5000 black bloc dalla Germania, dal Nordeuropa e da ogni paese dell’emisfero boreale. Dietro sta il camion di Make Capitalism History, con discorsi (un po’ vuoti e retorici) in tutte le lingue. Poi lo striscione pink di EUROMAYDAY: let’s make the g8 precarious, flexifight vs new world order! Dietro sfilano variopinte maschere e mantelli di supereroi contro la precarietà che brandiscono cartelli con fumetti che esprimono posizioni o critiche argute (“se subisci la precarietà, non ti dobbiamo spiegare cosa vuol dire capitalismo”). Distribuiscono kit become a superhero a tutta la manif che risponde con trasporto ed euforia. Un fratello di Yomango mi dà un mantellino verde irlanda con la stringa rosa shocking: anch’io supereroe per un giorno (penso a Jack Kirby e al Capitan America e agli Eterni disegnati da lui). Un fratello di Amburgo mi dà un cartello-balloon da brandire. La manif fila via liscia e gaia anche se un po’ avara di cori e slogan. A Anti Anticapitalista è uno degli slogan più gettonati insieme a Inter(o Anti Nazional) Solidaritaet. Arriviamo al porto dove c’è la spianata con il palco di Move against g8 (dove suoneranno i Chumbawamba e Tom Morello ex rage+audislave con cappello IWW), i chioschi e le navi di Greenpeace e Medecins Sans Frontieres attraccate. Tutto sembra tranquillo, quando la pula con un fendente di celerini taglia la piazza in due. E’ una provocazione. Vengono accerchiati dalla folla ostile. Iniziano a partire sassi e bottiglie. Poi ci si calma. Alziamo le mani e cominciamo a spingere i pulotti fuori dalla spianata del porto. Se ne vanno. Applausi e gioia. Posso riprendere a parlare con Nikolaj e Michl di RadicalEurope copenghagen. Ci facciamo una birra e una salsiccia. Trovo anche i miei fratelli berlinesi Jan e Johannes, che si è ritrovato sotto inchiesta e la casa messa a soqquadro dalla polizia nell’operazione aimless (art 129a: “cospirazione di tipo terrorista volta a sovvertire il g8″).

Dopo un’ora si riaccendono gli scontri, perché la pula è spuntata di nuovo fuori in forza. L’escalation verso il riot è ormai inarrestabile: una palla rosa enorme di bottiglie di plastica rotola verso i robocop, bruciano macchine, i lanci di sassi quasi oscurano il cielo. Il black bloc respinge più volte la polizia, con i corpi speciali berlinesi più famigerati che devono battere in ritirata. Ma è anche un grande caos con avanzate e ritirate e cariche in tutte le direzioni. Una bolgia di polvere e lacrimogeni. Arrivano gli idranti a spazzare i manifestanti: scena da Cile di Pinochet o Serbia di Milosevic. Vado a fare un salto all’art center per connettermi. Mi trattano da sopravvissuto. Ma Genovs fu più terrificante. Andiamo a portare le batterie ad Armin il fotografo bosniaco di Kein. Gli dico: torno dentro con te. Lui, si ok: così ci guardiamo le spalle a vicenda. Aggiriamo i blocchi della pula e rientriamo nel troiaio. Le scaramucce stanno scemando di intensità, anche perché 12 camion idranti ormai circondano tutta l’area e ci puntano minacciosi. Il furgone antifa berlino e il camion make capitalism history allora si mettono di traverso. Minuti di tensione silenzionsa. Poi parte il reggae di bob marley dal furgone antifa e la gente sale sugli autoblindi a ballare: sembra di stare a praga 68 con i manifestanti sui carriarmati sovietici. La pula non se l’aspetta e inizia finalmente a ritirarsi: dopo 4 ore la battaglia di Rostock finisce. Tutti i media non hanno che occhi per la forza del mar nero transnazionalista che ha difeso la manifestazione, sostenuto alla grande da tutti quelli che erano al porto che avessero la felpa nera o meno. Si capisce che dal palco cercano di distogliere l’attenzione dagli scontri e che si annuncia una spaccatura fra make capitalism history e ong riformiste. Il giorno dopo ATTAC dirà mai più una manifestaizone con gli autonomi (cioè i black bloc). La taz spara in prima: Mai più un’altra Rostock (??). Junge Welt titola invce 80000 contro 8. Tutte le foto ufficiali danno l’idea di pochi incappucciati lontani dal resto della folla e la solita fuffa di minoranze violente che la pula doveva separare dai manifestanti pacifici: palle, tutta la generazione di Seattle-Genova era compatta a Rostock. La sinistra interventista viene subissata di critiche ma non prende distanza dagli scontri. Capiamo di essere rimasti soli a costruire un’opposizione anticapitalistica: la generazione noglobal ora deve affrontare tutto e tutti, ma l’orgoglio cresce di aver resistito in tantissime/i all’aggressione securitaria. Ragazzi con felpe nere ritornano al campeggio con fiori di una rosa violaceo all’orecchio. Siamo black, siamo pink, siamo pirati, non siamo la sempre più sbiadita sinistra rossa o verde europea.

Il campo Rostock è incredibile. Siamo nell’altro mondo possibile, a forti tinte antifa e anarcosindacaliste. Uno striscione all’ingresso dice Genova 2001 – Rostock 2007, siamo qui e non dimentichiamo. Lungo boulevard durruti e via carlo giuliani ci sono migliaia di tende, 2 tendoni da circo per le assemblee, uno spazio rave bellissimo con una soundsytem collective surrealista, una portineria, una tenda ricaricacellulari, la tenda che dà le dritte sulle azioni, un’umanità solidale di ventenni e trentenni, autonomi, anarchici, comunisti, immigrati senegalesi di tre paesi, la bandiera rosa col teschio nero del pink vegan block, lo spazio cinema dove ogni sera viene proiettato il telegiornale noglobal del giorno fatto dall’indymedia center e dal convergence center (con scritte anche in cirillico). Dopo che la pula accerchia il campo e inizia a fermare e arrestare viene creata la security (unicamente verso l’esterno; non ho assistito ad alterchi o risse; grande armonia e mutuo sostegno). Si chiamano i Rabbits e hanno una maglietta verde bottiglia con una stella rosa e un coniglio pink che batte il piede. Tanti cappelli e occhiali da sole neri, tanti tagli rastaskin (con la metà sotto rasata) e altrettante cinture borchiate. La birra scorre a fiumi. Riusciamo a montare la tenda e andiamo in riva al fiume. Dopo una notte un po’ insonne. Ci alziamo che la colazione è già disponibile. Niente tristi file: tanti tavoli dove in piedi ti fai il pane e marmellata e tante cisterne con tè e caffè. Vado al media center. Quindi all’art center dove hanno approntato strutture incredibili che fanno il verso ironico al centro vacanze con filospinato di Heiligendamm. Pranzo discutendo dei Dead Kennedys con un gruppo di anarcocreativi berlinesi che gestiscono uno spazio media a Kreuzberg. Il pomeriggio becco la fine della manif ecogreen contro gli OGM e la manipolazione genetica. Ci sono tanti studenti di scienze naturali e tanti di Via Campesina. Poi su indy radioforum con Mike facciamo una trasmissione sulla manif e l’euromayday. Poi mentre ci stiamo bevendo una birra un ragazzo mi saluta: E’ Tirdad il curatore iraniano di tante robe in giro per l’europa su classe creativa e arte sovversiva. Dice che fra dieci minuti fa questa trasmissione sulla radio ONU su stile e protesta nogloba e se voglio essere fra gli ospiti. Sono già alla frutta, quindi dico sì. E’ una figata perché la conduttrice e Tirdad sono intelligenti e ironici e ci sono attiviste canadesi, il tecnico chicano e tanta gente attiva quando divertente. Dopo un’analisi pink+black e il tramonto delle icone guevariste, si parla di serpica naro, di immaginario queer e del fatto che siamo tutti black bloc in un senso o nell’altro. Chiudiamo la serata ballando dubstep nello stuebniz la nave occupata da 12 anni con 3 ponti e 3 piste che organizza ogni anno un festival interamente autogestito a tema ostalgico: sembra di stare in un romanzo di Gibsono o Sterling. Finalmente stasera si dorme. Mi risveglio (al suono di un orgasmo femminile che viene da qualche tenda là fuori; è un tenero cinguettio…) ben riposato e pronto alla giornata di azione a difesa degli immigrati. Ci troviamo in un paio di migliaia alle 8 di fronte all’ufficio che rilascia i permessi di soggiorno: chiuso; saliamo sul tetto e mettiamo striscioni: libertà di movimento per tutti: kein mensch ist illegal! no border no nation, stop deportation, no nation no boder, fight law and order! C’é la pink samba band e Paolo di Torino:) Ci sono queer pazzesche sui trampoli alcuni travestiti da tenaglie tagliafilospinato che bloccano la visuale ai cameramen della pula che riprendono dall’alto (usano poi le immagini per individuare e cercare di portare la gente via). Ma soprattutto ci sono gli artefici della giornata di azione euromayday dell’anno scorso a Bruxelles, i collettivi di Liegi e Gand!! Abbracci caldissimi: andiamo tutti insieme al picchetto di fronte a Lidl organizzato dalla rete Ueberfluessige delle mayday tedesche. Tiriamo su il camper che gli ha prestato un ex deputato della sinistra radicale belga e carburiamo nel retro birra e thc. Arriviamo al picchetto, il supermercato è stato chiuso ci dice Markus della mayday berlinese; è ora coperto di poster che recano le scritte flexibility gender migration e hanno immagini che invitano all’azione sociale su questi 3 fronti. Passiamo a mangiare dal convergence center e quindi andiamo al clou della giornata: la manifestazione contro la persecuzione degli immigrati in Europa e la fine dei lager per sanspapiers. Riusciamo a superare fortunosamente il posto di blocco della pula. E arriviamo in questo imbuto dove si accumulano 10000 persone minacciate dalla pula su 3 lati. Unica fuga in caso di carica: il cimitero adiacente che ha due strette entrate. Dopo aver litigato con l’equivalente del social forum, Armin e io riusciamo a far aprire il cancello principale. La carica è nell’aria, tutti si scrivono addosso il numero del legal team. Ma dopo un’ora ci lasciano partire dopo aver detto che la manif non era più autorizzata. Sfiliamo fra due cordoni di pula (ne infrango uno per andare a mettere in sicurezza una lumaca che rischiava la morte certa; applausi). Davanti il camion con speakeraggio in 3 lingue e i comizi e i canti appassionati dei senegalesi: we are fighters! Andiamo avanti a rilento. Dietro al camion make cap’m history c’è un bandierone rosa con la stella nera e quindi un lenzuolone enorme pink che recita “don’t do sex with a nazi”. Apprendiamo degli scontri al presidio di fronte al luogo dove 15 anni fa i neonazi misero a fuoco un rifugio di asylanten. Rostock ora è sinonimo di noglobal, non più di destra xenofoba. La manifestazione si blocca per un tempo interminabile. La tensione sale quando i pulotti cercano di portare via una colonna del clown army. Trattative faticose che danno per esito il comizio kafkiano di tale attempato compango che dice “Non ci vogliono far entrare in città se non con un percorso alternativo che non accettiamo. Ci dobbiamo disperdere a gruppetti. La manif finisce qui.” Facciamo allora a modo nostro. Colonne di persone si sfilano via e lasciano dietro di sè il camion. Adesso siamo tutti incordonati e più della metà della manif si è riversata insieme a black e pink. Avanziamo rapidamente e la pula non ci può fare niente. A un certo punto si sente un TUMTUM e appare il camion technotrance del rostock camp!!! Ovazione: si balla e l’euforia schizza alle stelle. Facciamo un’entrata trinofale nella spianata sul porto. Torno al campeggio, passando per la statua enorme sovietica di due uomini nudi che sembrano copulare con i pugni giganti alzati e la testa squadrata. C’è già chi si sta spostando verso Reddelich. Mi arriva un msg dal Duca che è lì. Poi dalla mia tenda becco i ragazzi del Cantiere e Max che mi aveva ospitato in casa sua a Venezia anni prima. Si parla un po’ di Roma e dei blocchi dei due giorni successivi. Alle 22 arrivano i soci belgi di radical europe, Marc, Eric, Jerome. E’ festa grande e birra a fiumi. Andiamo al bivacco centrale del campo e parliamo di tutto e di più. Alle 4 vado alla stazione e parto per Berlino. Faccio il viaggio con Willie, mediattivista di Vancouver del programma raidio neurotransmitter. Arrivo, mi lavo dopo 3 giorni e mi schianto nel letto dell’appartamento di Marina. Poi di corsa a casa di Brioga a scrivere il pezzo che mi ha chiesto il giorno prima Carta e a mandare le preziose foto che lui ha scattato. Andiamo all’aeroporto e costeggiamo una parte del muro ancora in piedi. Alle 23 arrivo in Bovisa. Selma mi aspetta sveglia: ho mancato la recita della scuola di fine anno e mi deve far vedere i diplomini e la medaglia che le hanno dato come remigina…

I blocchi del 6 e il 7 li seguo avidamente su indy e gli altri media: stanno funzionando, la gente resiste a migliaia malgrado cariche e idranti e il dispiegamento impressionante di forze e mezzi. Il g8 non ha deciso un cazzo e noi l’abbiamo assediato completamente con blocchi e barricate multiple e creative a tutte le entrate e lungo tutto il perimetro, surclassando la pula come ricoscono anche i media ufficiali. Ce l’abbiamofatta. La comune di Rostock e Reddelich ce l’ha fatta. La bandiera pirata black+pink della sinistra eretica europea sventola fiera contro l’Europa delle polizie e dei mercati. Da Rostock il movimento noglobal riparte in tutta Europa a partire da Roma: we are many, we are everywhere, we are winning!!

lx

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