Non dimenticare la rabbia
Ultras
L’appuntamento è alle 21.30 a Termini.
Io, Tonino e gli altri del mio gruppo di Magliana siamo già qui alle 21.
Anche Luca e quelli delle vecchie borgate di Roma Est arrivano insieme a noi.
I trasteverini invece sono qui già da un’ora, cazzo.
Devono sempre dimostrare di essere i migliori, puntuali e precisi. Pronti ad agire anche quando non serve. Un po’ sbruffoni sì, ma in fondo tosti, ben organizzati e con molta più esperienza del sottoscritto. Amici che vorrei sempre al mio fianco durante una carica. Meglio ancora, davanti a me per sfondare i cordoni della celere, oppure a guardarmi le spalle durante la ritirata.
Siamo pronti, noi giovani del Commando Ultrà organizzati come desideravo da mesi. Tutti i gruppi, le sezioni, i nuclei giovanili sorti negli ultimi due anni finalmente uniti.
Pronti allo scontro.
Il treno che ci tocca è ovviamente un treno speciale, messo a disposizione dalle Ferrovie dello Stato, ma paghiamo un regolare biglietto a prezzo pieno. Il treno, di regolare non ha nulla.
È sporco fino all’inverosimile ed è troppo piccolo.
Siamo migliaia, ammassati come bestie. Quegli stronzi delle Ferrovie hanno venduto biglietti a non finire, pur di guadagnarci.
Poi si lamentano che uno gli sfascia i treni. Ti credo! Con il servizio che offrono, non puoi che incazzarti e spaccare tutto.
Stranamente, sul treno gli agenti della Polfer sono pochi.
Per cui saliamo abbastanza tranquilli, nascondendo tutto nelle borse, negli zaini militari, nelle sacche da golf, che vanno tanto di moda adesso per trasportare gli attrezzi del mestiere di ultrà.
Viaggiamo come animali. Al punto che per riposarmi un po’ a un certo momento mi tocca sdraiarmi a terra, nello schifo più totale, di fronte alla porta del cesso, proprio in mezzo alla porta di passaggio da un vagone all’altro. Continuamente scavalcato e qualche volta addirittura calpestato da tanti, troppi tifosi ubriachi e pippati che non riuscendo a stare seduti fanno continuamente su e giù.
A un certo punto sbrocco quando l’ennesimo gruppo di tifosi, cani sciolti strafatti di pessimo vino e hashish, mi calpesta. Stanco e scazzato gli strillo contro di stare attenti.
Quelli non si spaventano di fronte a un ragazzino di 16 anni, brufoloso e con gli occhialoni. E mi guardano minacciosi. In effetti mi pento subito di avergli gridato contro, ma ovviamente non posso tirarmi indietro, farei una figura di merda con gli amici. Che sono comunque pronti a sostenermi. Nonostante l’aspetto, sono un capo emergente, e devo dimostrarlo da subito. Nella mia prima trasferta importante.
Mi alzo in piedi e metto subito mano alla cinta. Gli urlo contro, livido di rabbia e paura.
“Avete rotto i coglioni cani sciolti di merda! Siete sempre strafatti pure in situazioni come questa in cui bisogna stare uniti e prepararsi allo scontro!”
Uno di loro mi si para davanti e tenta di colpirmi mentre sbraita, ma non ci riesce.
Il braccio di Luca è più veloce del suo e anche del mio. Lo blocca. Lo immobilizza spingendolo oltre la porta di passaggio, così in fretta che manco riesco ad afferrare.
Luca mi si para davanti, a difendermi, e lo stesso fa il Roscio che subito lo affianca, come fossero un tutt’uno. Subito si schiera pure Tonino e arrivano prontamente gli altri. Cazzo che bello!
Siamo una vera banda. Un gruppo forte. Dei veri ultrà della Roma.
Mai lasciare un amico, un ultrà, da solo.
È la regola.
I cani sciolti si spaventano, anche se sono un po’ più vecchi di noi.
Capiscono la malaparata e indietreggiano, un po’ insultandoci e un po’ lagnandosi, che “Siamo tutti tifosi della Roma in fondo... mica dovemo litigà fra de noi, eh”.
Ma lo dicono solo per paura, ’sti stronzi.
Perché quando rubano, scippano, rapinano altri tifosi romanisti, o peggio ancora li lasciano nelle mani delle guardie o di altri ultras, lì non affermano questa presunta eguaglianza.
Li odio. Li odiamo.
C’è un gran casino nell’aria. E annusandolo, come vecchi lupi, si alzano dai loro sedili comodi anche i nostri capi del Commando. Che arrivano in nostro soccorso, in teoria.
Ma in pratica soccorrono i cani sciolti, perché sanno bene che noi nuove leve ormai siamo tosti e sempre pronti allo scontro. Li avremmo massacrati se non ce li avessero letteralmente tolti dalle mani.
I vecchi li allontanano, li spintonano via e gli chiudono la porta in faccia.
Li minacciano seriamente di non farsi più vedere, altrimenti sarà peggio per loro. E loro, quando minacciano, fanno paura davvero.
Si calmano gli animi e qualche vecchio ci prende per il culo perché manco siamo arrivati a Milano e già stiamo litigando.
Noi rispondiamo che è un miracolo che non abbiamo fatto a botte già in stazione, a Roma...
Pacche sulle spalle e risate generali. Ma anche un avvertimento.
“Smettetela ragazzi di fare sempre casino, che mica tutti vi amano pe’ sta caccia al cane sciolto... cercate di guardarvi le spalle anche da soli, che noi non ci siamo sempre.”
Le parole di Renatone sono più chiare dell’acqua di Roma.
Dobbiamo stare attenti e darci una calmata.
L’unica cosa buona che esce dalla prima sfiorata rissa della trasferta è che i vecchi ci fanno un po’ di spazio nei vari scompartimenti che hanno occupato. Così almeno ci possiamo riposare un po’, dicono.
E ci controllano meglio, penso io.
[…continua]