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Roma k.o.


Prologo
Coatto sintetico io? Ma se ogni volta che incrocio gli occhi di lei entro in uno stato di autismo chimico e divento una specie di mozzarella alla diossina? E poi quelle sono le uniche volte che m’azzittisco...
“Dai Morgana, questa no... Mettiamo quella che ho scritto io.”
«Improvvisamente uno scopre che i suoi genitori non possono pagare la gita scolastica sulle Alpi per la settimana bianca; pochi istanti prima credeva di diventare un nuovo Gustav Thoeni o almeno un Pierino Gros, poi d’un tratto l’orizzonte dei suoi sogni torna nello sfigatissimo panorama del quartiere dove è nato. Uno comincia a pensare che qualcosa non sta marciando nel verso giusto, e allora prova a prendersi delle rivincite. È una cosa naturale. Soprattutto se in quelle stesse ore rimbombano gli echi degli insorti che hanno appena cacciato il Lama dei sindacalisti dall’università – lui e i suoi appelli a nuovi sacrifici... Poi uno è cresciuto, ha amato, si è drogato troppo... Ha sempre tentato di liberarsi del proprio infame destino e magari ha sbagliato, non ha calcolato bene i contorni taglienti della realtà, non ha fatto i conti con l’emorragia della violenza. Si è fatto male, ha fatto male... Non importa... Alle volte la vendetta è così umana.»
“Ma no, Gerardo, per favore... Cosa mi rappresenta ’sto riassunto? E poi cosa c’entra la vendetta?”
“Mi stai facendo girare le palle, Morgana. Lo so già cosa stai pensando. Ma forse non hai letto bene... Dice: ‘Poi uno è cresciuto, ha amato’. Secondo me è più che sufficiente...”
“Ma va’! Senti... Mi sono segnata i punti salienti dove parla di Susanna. Quelli vanno benissimo, prendi per esempio il file ‘Duka13’ verso il ventisettesimo minuto...”
“Naah, quella la conosco già, e la citazione dal film di Fassbinder ce la possiamo anche risparmiare...”
“Dai, proviamo ad ascoltarla... Ecco qui.”
...non meritava uno stronzo come me... Sono diventato adulto con lei - ho imparato a rapportarmi in maniera più decente - sono filati via anni bellissimi - ma poi... Che ti devo dire? È andata così. Ogni uomo uccide ciò che ama - come cantano in Querelle de Brest. Ci siamo lasciati altrimenti sarebbe finita a coltellate. Io ero diventato insopportabile. Dopo tutto quello che ci eravamo vissuti non potevo accettare la noia di una coppia che sta insieme all’infinito solo per paura o abitudine. Non ce la facevo a passare dallo straordinario all’ordinario con Susanna... È stato meglio così - te lo assicuro. Adesso ci vediamo spesso - siamo amici inseparabili - ci raccontiamo i cazzi nostri - quelli che non riusciamo nemmeno a dire a noi stessi...
“No, no! Assolutamente no! Morgana, ma perché vuoi iniziare per forza con l’amore? Poi la visione del Duka è adolescenziale... Daaai.”
“Non capisci niente, Gerardo. Questa frase dice tutto di lui e della sua incapacità di viversi le passioni tristi. È una visione romantica, altro che adolescenziale...”
“Ro-man-ti-ca... Mio dio! Allora facciamo così, iniziamo con una roba tipo: ‘Mi chiamo il Duka e penso che sia l’amore a far muovere il mondo’. Così ti piace?”
“Gerardo, sei un cretino. Alle volte penso che su certi argomenti sei davvero un po’ limitato. Eppure ieri notte hai saputo tirare fuori qualcosa di meglio... Non ti pare?”
“No, non ho capito dove vuoi arrivare. Non è facile giudicare se stessi in certe situazioni...”
“Va bene... Lasciamo stare... Volevo dire che certe leve le fai muovere se ti stacchi un po’ dall’album di famiglia della prosopopea del ribelle. Ciò che dice il Duka sull’amore va a colpire tutti, è quasi universale.”
“Ooohh! Universale, addirittura!”
“Certo, con il suo stile è un po’... un po’ picaresco...”
“Picaresco? Ma vedi che non sei convinta nemmeno tu... Dai, proviamo con il ‘Duka3’, quando parla del surf e della droga... Quello mi intriga, deve essere verso la metà...”
“Ah, con la droga non si può sbagliare, vero?”
“Anche se lui non ha mai fatto surf in vita sua, questa frase è ideale. Senti, senti... È qua.”
Con le sostanze devi stare attento - ogni tanto rischi di annegarci dentro... È come fare surf. Quando l’onda ti travolge non bisogna andare in panico - basta chiudere gli occhi e la bocca - ti lasci scorrere addosso la massa d’acqua e ti fai trascinare per un po’ senza perdere la calma... Solo così puoi riemergere e affrontare l’onda successiva…
“Mi fai morire dal ridere, Gerardo. Tra te e lui siete degli esperti in materia, chissà quante volte ci siete finiti sotto a queste ondate. Ma mi chiedo in quanti possono capire il significato di questa cosa...”
“Piantala, piuttosto ascolta cosa dice adesso.”
...sopra e sotto - dentro e fuori - reale e immaginario - sogni e incubi - viaggi e proiezioni inutili - attraverso le frontiere su una pista non battuta - in fuga da qualsiasi meta possibile...
“Che te ne pare, Morgana? Rende bene l’idea della sua claustrofobia sociale che si trasforma per assurdo in socialità eccessiva.”
“Lo capisci solo te. A me sembra un delirio puro che non significa niente.”
“Ma come? Dentro e fuori, sopra e sotto, non c’è nessuna collocazione possibile. La frontiera da superare è il simbolo da oltrepassare, la via di fuga esistenziale dalla coppia, dalla dipendenza da un’unica droga e dall’appartenenza a un solo gruppo politico.”
“Se lo dici tu...”
“Uffa, sei una palla, Morgana. Allora mettiamoci quello che avevamo deciso prima, quello sulla musica.”
“Mah! Adesso non sono così convinta. Prova a farmelo riascoltare...”
“Dunque, era verso il terzo minuto di ‘Duka8’... Da queste parti... Ecco!”
Se non ci fosse una colonna sonora ad accompagnare le nostre cazzate - magari non ce le ricorderemmo neanche - è qui che capisci l’importanza della musica - non è come frequentare un corso di batik o iscriversi all’associazione “Adotta una balena” - la musica te la porti sempre dietro...
“Sììì, insomma... Va abbastanza bene, è ironico, ma...”
“Ma la storia della balena la taglierei, fa schifo. È una cazzata delle sue...”
“E se ci piazziamo il racconto del bacio sotto cassa?”
“No! Morgana te l’ho già detto, allora è meglio quest’altro.”
Uno vive come può vivere - e se le condizioni materiali che ha trovato sono scarse - non si può pretendere moderazione e lungimiranza. Quelli sono gli amici con cui sono cresciuto - se non mi schiero da quella parte rischio di perdere la faccia - il culo e anche l’anima.
“Più o meno è la stessa pizza di prima. Ma vuoi mettere? Il bacio sotto cassa lungo tutta una notte è bellissimo! Quando dice: ‘Scusate la pigrizia, ma alla fatica...’ Ora non ricordo bene... Alla fatica della quotidianità, una roba del genere, ‘preferisco un bacio sotto cassa’...”
“Ma se poi dice una stronzata micidiale sull’alano della tipa che quasi se lo inchiappetta...”
“Quale? Io pensavo solo al bacio...”
“Mo’ te la faccio ascoltare, così capisci.”
...Siccome la scena di questo bacio lungo tutta una notte fu vista da alcuni amici - a San Lorenzo mi pigliarono per il culo una settimana intera - “Dove si prende ’sta pasticca?” - mi dicevano - “Dove si trova ’sto gettone che appena lo te lo cali - arriva una donna e ti bacia per ore!”
“No, ho sbagliato. Dev’essere qualche minuto prima.”
Dopo il bacio - quella stessa mattina - a casa della tipa - ci mettiamo a scopare - lei sotto io sopra - la cosa non deve essere andata a genio al suo cane che ci guardava - o forse gli è andata troppo a genio visto che dopo un minuto il molosso - un alano danese di nome Thor - era sopra la mia schiena e stava provando a sodomizzarmi... Mi ritrovai come un salame chiuso tra due fette di pane... A parte questo piccolo incidente - ancora una volta mi ero vissuto una bella situazione grazie all’Xtc che aveva eliminato il nemico numero uno - la mia insicurezza... Non scorderò mai quel bacio - mi è restato nel cuore - sotto la pelle - mi si è impresso nella memoria - come uno dei più belli della mia vita...
“Hai sentito? Ti piace?”
“No! Non dicevo questa parte, ma quella precedente che spiega solo il bacio...”
“Basta, Morgana. Adesso decido io. Iniziamo con il primo lancio di agenzia che spiega il disastro del Corviale. È la cosa più semplice.”